Isole di plastica? No grazie! Con Vele Spiegate: citizen science, volontariato e tutela della biodiversità

Con Legambiente e Diversamente Marinai 200 volontari impegnati per tutta l’estate in attività di pulizia di spiagge e fondali e ricerca scientifica

[28 giugno 2017]

Il mare Mediterraneo, una delle aree più ricche di biodiversità al mondo, è tra le 6 sei zone di maggior accumulo di rifiuti galleggianti del Pianeta con evidenti rischi per l’ambiente, la salute e l’economia.

Nel 2016, i monitoraggi di Goletta Verde sui rifiuti galleggianti hanno constatato che il 96% dei rifiuti che si trovano in mare sono di plastica. Un problema che non risparmia l’area del Santuario internazionale dei mammiferi marini dell’Arcipelago Toscano. Su 49 transetti di monitoraggio effettuati dall’imbarcazione ambientalista, la tratta Marciana Marina – Portoferraio è risultata la seconda più densa di rifiuti, maggiore di quasi 4 volte la media nazionale con 211 rifiuti galleggianti ogni km quadrato.

Per sensibilizzare i cittadini sul tema del marine litter, monitorare la presenza di rifiuti lungo le coste dell’Arcipelago toscano e chiedere alle istituzioni di mettere in campo politiche di prevenzione e sensibilizzazione, con l’arrivo oggi di Goletta Verde all’Isola d’Elba, Legambiente ha lanciato il progetto Vele Spiegate, realizzato con l’associazione Diversamente Marinai. L’iniziativa vedrà oltre 200 volontari, da tutti gli angoli d’Italia, dai 15 ai 99 anni, alternarsi di settimana in settimana fino alla fine di agosto in attività di pulizia delle spiagge e in un monitoraggio scientifico e raccolta dei rifiuti galleggianti, osservazione e censimento dei cetacei e sensibilizzazione dei turisti sulla cultura e protezione del mare.

Il progetto – che sarà presentato questa sera alle 18 a Portoferraio –  è realizzato con il cofinanziamento del Parco nazionale dell’Arcipelago Toscano, il patrocinio di Enea, Regione Toscana e Università di Siena e il sostegno dei main partner Acqua dell’Elba e Novamont e dei partner Esa, Esaom Cesa, Moby, Traghetti Lines e Associazione Albergatori Isola d’Elba. In questi giorni i volontari di Legambiente e Diversamente Marinai hanno già avviato le attività di pulizia e monitoraggio.

I volontari di Legambiente, con altre associazioni, sono già impegnati anche nelle attività di vigilanza alla spiaggia di Marina di Campo, dove in questi giorni c’è stata la nidificazione di una tartaruga Caretta caretta. Una delle specie a maggior rischio per gli effetti causati dalla presenza di rifiuti in mare e sulle coste.

Giorgio Zampetti, responsabile scientifico di Legambiente, sottolinea che «Ridurre nei prossimi anni il problema della plastica in mare salvando gli oceani, i mari e le spiagge non è una sfida impossibile. Legambiente da anni studia il fenomeno del marine litter con esperienze di monitoraggi scientifici praticata in tutto il paese dai nostri volontari e considerata da più fonti istituzionali internazionali come una delle esperienze più avanzate al mondo della citizen science.  Con il progetto Vele Spiegate centinaia di volontari saranno impegnati per tutta l’Estate in un monitoraggio specifico su marine litter, biodiversità e sensibilizzazione ambientale in tutto l’arcipelago toscano, una delle zone più a rischio di tutto il mediterraneo. Purtroppo, la cattiva gestione dei rifiuti a monte e la maladepurazione restano la principale causa del fenomeno».

Luca Agujari di Diversamente Marinai: «E’ fondamentale anche puntare sulla prevenzione, sulla pulizia e sulla sensibilizzazione coinvolgendo prima di tutto i cittadini dimostrando che un cambiamento dal basso è possibile rendendo partecipi in Italia e in tutto il Mediterraneo le persone e soprattutto le giovani generazioni Da questi presupposti nasce il progetto Vele Spiegate. Nelle acque dell’Arcipelago toscano, a bordo di Gwaihir, si toccheranno le coste delle isole maggiori e quelle delle isole più piccole come Cerboli, Palmaiola, Formiche di Grosseto, Pianosa e perfino Montecristo, normalmente inaccessibile. Attività verranno svolte anche all’Isola di  Capraia, Isola di Pianosa, Isola di Montecristo, Isola di Giannutri, Isola del Giglio».

Tra gli animali a rischio ci sono le tartarughe marine. In particolare la Caretta caretta, la specie di tartaruga marina più diffusa nel bacino del Mediterraneo, è inclusa nella lista delle specie in via di estinzione della IUCN. Secondo le stime fatte nel corso degli ultimi anni, nel Mediterraneo ogni anno sono oltre 130 mila le tartarughe marine della specie tartaruga Caretta caretta che rimangono vittime di catture accidentali da parte dei pescatori professionisti. Circa 70.000 abboccano agli ami utilizzati per la pesca al pescespada, oltre 40.000 restano intrappolate nelle reti a strascico e circa 23.000 in quelle da posta per un totale di 133.000 catture con oltre 40.000 casi di decesso. (fonte tartalife.ue). Per quanto riguarda gli impatti negativi dei rifiuti marini, per tutte e sette le specie conosciute di tartaruga marina è stata documentata l’ingestione o l’intrappolamento in rifiuti marini, rappresentati da plastica per circa il 90%. Il recente studio guidato dall’Università di Siena e condotto nel Tirreno settentrionale sulla Caretta caretta, documenta l’ingestione di rifiuti di plastica nel 71% degli individui per i quali è stato analizzato il tratto gastro intestinale. In 22 campioni sono stati trovati 483 frammenti di rifiuti marini, con una media di oltre 16 pezzi a campione. Il 92% è plastica e di questi quasi tre quarti sono frammenti sottili che vengono probabilmente scambiati per meduse, di cui le tartarughe si nutrono.

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