Ispra: nello Stretto di Sicilia pericolo pesce scorpione, potenzialmente letale per l’uomo

Dall’Istituto chiesta «massima allerta per la specie aliena» originaria del Mar Rosso, tra le più invasive al mondo

[17 ottobre 2016]

pesce-scorpione

Conosciuto per aver colonizzato gran parte delle coste Atlantiche occidentali e il Mediterraneo orientale, il pesce scorpione è una delle specie marine più invasive al mondo che si affaccia adesso anche sulle coste italiane: dall’Ispra riportano di una di recente cattura in Tunisia (Golfo di Tunisi e Stretto di Sicilia) la cattura di due esemplari di pesce scorpione Pterois miles, specie aliena originaria del Mar Rosso. Fatto che – sottolineano dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale – lascia «ipotizzare un imminente arrivo nelle acque italiane, come già accaduto per altre specie aliene (ad esempio, il pesce palla maculato Lagocephalus sceleratus». Da qui l’invito alla «massima allerta».

Dall’Ispra non arrivano indicazioni sul perché questa specie sia oggi a noi così vicina, ma precedenti valutazioni lasciano pochi dubbi. Da una parte il cambiamento climatico sta progressivamente riscaldando i nostri mari, più appetibili per specie come il pesce scorpione, dall’altra è probabile l’influenza del nuovo canale di Suez sul fenomeno. Già l’anno scorso gli ambientalisti paventavano il concreto rischio che il raddoppio del canale potesse rappresentare una manna per l’invasione di specie aliene, rischio che non è stato valutato preventivamente ma che adesso sembra portare già i primi effetti.

Chiunque catturi o avvisti un pesce scorpione, premono dall’Ispra, è invitato a fotografare l’esemplare, congelarlo se possibile, dare immediata comunicazione alla Capitaneria di Porto locale e segnalare l’osservazione alla sede Ispra di Palermo ai numeri di telefono 091/6114044-7302574 e all’indirizzo: alien@isprambiente.it. È suggerita cautela: le lunghe e sottili spine velenose, poste sulle pinne dorsali del pesce scorpione, lo rendono «estremamente pericoloso per la salute umana. Alla base di tali spine sono presenti alcune ghiandole che producono un potente veleno; nel peggiore dei casi, l’eventuale puntura può avere effetti letali per l’uomo. Il veleno si mantiene attivo dalle 24 alle 48 ore dopo la morte del pesce: la pericolosità resta, quindi, elevata anche su esemplari morti da diverse ore».