Istat: gli italiani e l’ambiente, preoccupazioni e comportamenti

Le donne e le persone più istruite sono più rispettose dell’ambiente

[23 dicembre 2015]

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Secondo l’ultimo rapporto “Popolazione e ambiente: preoccupazioni e comportamenti dei cittadini in campo ambientale”, «Nel 2014 le preoccupazioni della popolazione relative all’ambiente sono rivolte soprattutto verso l’inquinamento atmosferico (indicato dal 50% dei rispondenti), la produzione e lo smaltimento dei rifiuti (47%), il cambiamento climatico (42%)».

Il rapporto Ista conferma quanto emerso da sondaggi simili svolti nell’Unione europea e negli Stati Uniti d’America: «Il livello di istruzione incide sulla consapevolezza ambientale: al crescere del titolo di studio aumenta la percentuale di individui che denunciano preoccupazioni legate all’ambiente», ma le  donne e le persone con istruzione superiore sono più attivi anche nell’adottare comportamenti in favore dell’ambiente, soprattutto per quanto riguarda le scelte di consumo alimentare, come acquisto di prodotti biologici, di prodotti a km zero, controllo delle etichette dei prodotti alimentari.

Gli italiani sembrano molto attenti alla tutela delle risorse naturali:«Iil 72% è stimato impegnarsi a non sprecare energia elettrica, il 67% a non sprecare l’acqua». Ma il rapporto ripropone una diversità di comportamenti ed attitudini tra Neord e Sud: «el complesso, i cittadini che risiedono nella ripartizione Nord-orientale adottano comportamenti attenti all’ambiente più frequentemente della media; meno attenti i residenti nel Meridione.

Nel corso degli ultimi cinque anni, si stima che il 22% delle famiglie abbia effettuato investimenti in denaro per ridurre le spese energetiche (sostituendo apparecchi ed elettrodomestici con modelli più efficienti, isolando termicamente l’abitazione, ecc.). anche in questo caso gli investimenti sono più diffusi al Nord, meno al Sud e nelle Isole.

Per quanto riguarda l’efficienza energetica, «il maggior contributo sul fronte dell’efficientamento del settore residenziale proviene dal Nord-ovest e dal Nord-est (rispettivamente, 25 e 24 famiglie su 100); il minore dal Meridione (18,2%). Le regioni che mostrano la maggiore propensione ad effettuare investimenti per aumentare l’efficienza energetica sono Liguria (circa 34%), provincia di Trento (33,5%), Valle d’Aosta Lombardia e Piemonte (tutte 32%) ed Emilia Romagna (31%). Gli investimenti sono ancora contenuti, invece, in Sicilia (17,3%), Abruzzo (23%) e Puglia (23%)».

Nel 2014, il 42% della popolazione italiana riteneva che «la creazione di aree naturali protette contribuisca “molto” alla salvaguardia delle specie animali e vegetali e il 45% “abbastanza”» Una maggioranza schiacciante, ma l’Istat fa notare che «Negli ultimi dodici mesi solo il 16% della popolazione si è recato in visita nelle aree protette, nonostante la marcata consapevolezza intorno al ruolo svolto dalle aree di protezione del patrimonio naturale».

Anche in questo caso il luogo dove si vive conta: l’istituzione di aree protette è ritenuta “molto” importante soprattutto dai residenti nel Nord (44 su 100 sia per la ripartizione occidentale sia per quella orientale), in particolare, in Valle d’Aosta e nella provincia di Trento. Mentre chi vive al Sud e nelle Isole ritiene meno importante le are protette: il loro contributo è ritenuto “molto” rilevante dal 39%, con punte ancora più basse in Basilicata (31%) e Molise (35%), mentre la Sardegna è una delle regioni che apprezza di più le arre protette, con il 47% dei sardi che dicono che i parchi hanno un ruolo “molto” importante.

Anche per quanto riguarda le aree protette, il numero di italiani  che risponde di considerare “molto” rilevante il contributo delle aree naturali aumenta con il titolo di studio posseduto (dal  33 al 50%), mentre la classe di età più favorevole ai parchi è quella 55-64 anni (45%), mentre quella che li considera meno importanti è quella di 75 anni e oltre (36%).