Iucn: allarme per il coralli del Mediterraneo

17 specie di antozoi del Mediterraneo a rischio estinzione. Occorre una maggiore protezione

[8 maggio 2017]

Secondo la Lista Rossa degli Antozoi pubblicata di recente dall’ International union for conservation of nature (Iucn), «Oltre il 13% delle specie di antozoi del Mar Mediterraneo – che includono i coralli e le specie affini – sono a rischio di estinzione». Per proteggere queste specie e la ricca biodiversità che ospitano, il rapporto propone misure di conservazione urgenti, comprese  restrizioni alle pratiche di pesca non sostenibili.

Questo rapporto, reso possibile grazie al contributo della  MAVA Foundation,  è il risultato sviluppato dall’Iucn centre for Mediterranean cooperation (Iucn-Med) in collaborazione con l’Iucn species programme. Iucn-Med sta valutando lo stato di conservazione di gruppi tassonomici selezionati nella regione del Mediterraneo.

Le specie di Antozoi conosciute del Mediterraneo, sono in tutto 212 e comprendono coralli duri e molli, il corallo nero e rosso, le gorgonie e gli anemoni di mare.

Il rapporto sottolinea inoltre che le attuali conoscenze sugli antozoi del Mediterraneo  sono molto limitate: delle 142 specie valutati, 69 sono state classificate come “dati insufficienti”, il che significa che gli esperti non sono in grado di giudicare quanto e come siano minacciate, perché non ci sono abbastanza informazioni per quanto riguarda la loro distribuzione, dimensioni e trend della popolazione.

Il nuovo rapporto IUCN rivela che 17 specie di antozoi del Mediterraneo sono minacciate di estinzione e che tra queste ci sono due specie autoctone che vivono solo al Mediterraneo e alcune con una distribuzione molto limitata che si estende poco oltre il Mediterraneo.

Marzia Bo presso l’Università degli Studi di Genova, spiega che «Le foreste di gorgonia e di corallo nero costituiscono uno dei più emblematiche comunità marine del Mediterraneo, sia nelle acque superficiali che profonde, grazie alla loro elevata diversità e complessità. La loro conservazione è fondamentale per mantenere la biodiversità che ospitano».

L’Iucn evidenzia che « Molti coralli e altre specie di antozoi svolgono un ruolo vitale come bio-costruttori, con la creazione di habitat che fungono da rifugio per numerosi altri organismi, che ospitano una grande biodiversità».

Una delle autrici del rapporto, María del Mar Otero dal Centro di Cooperazione Mediterranea dell’Iucn, aggiunge:  «Alcune delle colonie di corallo nero nel Mar Mediterraneo sono note per vivere per più di 2.000 anni. Abbiamo bisogno di misure di protezione più forti, e in questo rapporto forniamo le opzioni e le raccomandazioni per affrontare le sfide e mantenere queste specie».

Il corallo bambù (Isidella elongata), con la sua   forma a candelabro unica, è tra le specie di gorgonie del Mediterraneo che vivono più a lungo, ma è elencato come specie in pericolo critico, che è la più alta categoria di rischio di estinzione nella Lista Rossa Iucn delle specie minacciate.

Il rapporto avverte che «Le specie mediterranee di antozoi stanno soffrendo gli effetti dei danni delle tecniche e degli attrezzi di pesca insostenibili,  in particolare la pesca a strascico e con le draghe, così come quella artigianale e ricreativa diretta alle specie che si trovano sul fondo del mare. Anche l’aumento della temperatura dell’acqua del mare, il deflussodi  inquinanti nelle acque costiere, la diffusione di specie esotiche invasive e la raccolta commerciale di alcuni antozoi, esercitano una notevole pressione su queste specie».

Il gruppo di esperti del Mediterraneo che ha condotto la valutazione ha concluso che sono necessarie «Adeguate misure di conservazione degli habitat per migliorare la capacità di recupero delle pecie locali e la loro capacità di recupero potrebbe migliorare lo stato di conservazione di queste specie pregiate».

Il rapporto raccomanda inoltre «Misure di conservazione urgenti per salvaguardare questo capitale naturale nella regione, rafforzando la protezione giuridica nazionale ed internazionale delle specie minacciate, facendo rispettare le restrizioni alla pesca, istituendo strumenti per ridurre la cattura delle specie accessorie, oltre a migliorare la conoscenza delle specie minacciate e meno conosciute».