Iucn: occorrono profonde trasformazioni nel modo in cui le società umane vivono sulla Terra

World conservation congress: le direttive per un'agenda della sostenibilità post-2015

[12 settembre 2016]

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Il World Conservation Congress delle Hawaii si è chiuso approvando l’agenda della comunità globale della conservazione della natura per i prossimi quattro anni e definendo una road map per attuare gli storici accordi internazionali su clima e sviluppo sostenibile adottati nel 2015 dalla comunità internazionale.

Il documento che fissa tutto questo è l’Hawaii Commitments, intitolato “Navigating Island Earth”, frutto di discussioni e votazioni durate più di 10 giorni e sottoposto alle osservazioni degli oltre 10.000 partecipanti al summit, provenienti da 192 Paesi, che comprendevano leader di governo, della società civile, indigeni,  religiosi e delle comunità spirituali, del settore privato e del il mondo accademico, per individuare insieme le azioni per affrontare le sfide di conservazione e sviluppo sostenibile più urgenti.

Quello che è stato approvato è secondo l’Iucn, un documento nel quale «Si delinea la possibilità di affrontare alcune delle più grandi sfide per la conservazione della natura e chiede un impegno per la loro attuazione. Racchiude l’impegno collettivo da parte di tutti coloro che hanno partecipato al Congresso ad intraprendere profonde trasformazioni nel modo in cui le società umane vivono sulla Terra, con particolare attenzione a rendere più sostenibili i nostri modelli di produzione e consumo».

La direttrice generale dell’Iucn, Inger Andersen, sottolinea che «Alcuni dei più grandi menti del mondo e dei professionisti più impegnati si sono incontrati qui al Congresso Iucn per decidere le azioni più urgenti necessarie per garantire la sopravvivenza a lungo termine della vita sulla Terra e la capacità del nostro pianeta di sostenerci .Questo Congresso Iucn è arrivato in un momento cruciale nella storia del nostro pianeta, mentre siamo ad un bivio, di fronte a sfide di una grandezza senza precedenti. Lasciamo le Hawaii dotati di una roadmap molto più chiara per far progredire l’agenda post-2015, sicuri di aver fatto i primi passi sulla strada di un futuro sostenibile, in cui la natura e il progresso umano si sostengono a vicenda».

Al World Conservation Congress sono state approvate più di 100 risoluzioni e raccomandazioni che  invitano la comunità mondiale ad intervenire su una vasta gamma di questioni urgenti per la conservazione della natura.

Le decisioni principali hanno riguardato la  chiusura dei mercati nazionali dei avorio di elefante, l’urgenza di proteggere i mari, la necessità di proteggere le foreste primarie, le aree no-go per le attività industriali all’interno di aree protette e la politica ufficiale dell’Iucn per la compensazione della biodiversità.

Secondo il presidente dell’Iucn, Zhang Xinsheng, «I decision-maker internazionali sono confluiti sulle azioni di conservazione più urgente. Gli oltre 1.300 membri dell’Iucn che stanno dietro queste decisioni hanno messo il loro peso per  impostare il vero cambiamento necessario per affrontare alcune delle più grandi sfide che il nostro pianeta deve affrontare oggi».

Il World Conservation Congress  ha inoltre approvato il nuovo programma Iucn per i prossimi quattro anni e ha eletto la  nuova leadership Iucn. Il Congresso ha messo in agenda nuove questioni della sostenibilità globale, come l’importanza di collegare spiritualità, religione, cultura e conservazione e la necessità di implementare soluzioni basata sulla natura: azioni che proteggono e gestiscono gli ecosistemi, mentre affrontano efficacemente le sfide sociali, come ad esempio la sicurezza alimentare e idrica, il cambiamento climatico, la riduzione del rischio di catastrofi, la salute umana e il benessere economico.

L’annuncio del presidente Usa Barack Obama di estendere il Papahanaumokuakea marine national monument per farlo diventare la più grande area marina protetta del mondo e l’impegno del governatore delle Hawaii di proteggere il 30% delle foreste montane delle Hawaii entro il 2030, di gestire efficacemente il 30% delle acque costiere delle  Hawaii entro il 2030 e di raddoppiare la produzione alimentare locale e raggiungere il 100% di elettricità da energie rinnovabili entro il 2045, hanno contribuito al clima positivo in cui si è svolto il World Conservation Congress  .

L’esempio degli Usa è stato seguito dalla Colombia, che ha annunciato che quadruplicherà la superficie del Santuario della fauna e della flora di Malpelo portandolo a  27.000 kmq.

Al Congresso Iucn sono stati presentati anche i nuovi impegni della Bonn Initiative che punta a ripristinare 150 milioni di ettari di terreni degradati entro il 2050 e che, con gli ultimi impegni del Malawi e Guatemala, è arrivata a superare i 113 milioni di ettari presi da 36 governi, organizzazioni e imprese.

Per quanto riguarda l’alto mare, il Congresso Iucn ha riconosciuto la necessità di una legislazione internazionale vincolante per preservarlo e ha fissato l’ambizioso obiettivo del 30% degli oceani del mondo coperti da aree marine protette entro il  2030.

L’Icn ha approvato l’approvazione di una nuova categoria di appartenenza all’organizzazione che riguarda i popoli indigeni e un gran numero di risoluzioni adottate puntano a rafforzare i diritti dei popoli indigeni. Ha invece respinto una mozione per includere i governi regionali nella struttura Iucn.

Il congresso ha espresso tutto il suo sostegno alla salvaguardia delle foreste primarie, comprese quelle vergini che «svolgono un ruolo fondamentale nel mantenimento della biodiversità, e sono vitali per la difesa delle culture indigene, e mezzi di sussistenza dei poveri e delle comunità emarginate».

Un’altra importante risoluzione riguarda l’impossibilità di realizzare attività industriali nelle aree marine protette e nei loro fondali,  come l’estrazione di petrolio, oppure la realizzazione o l’ampliamento di infrastrutture come dighe, strade e condutture. Fino ad oggi, solo i siti Patrimonio Mondiale sono stati formalmente riconosciuti come no-go zone.

In un’altra decisione, le parti dell’Iucn hanno  sottolineato «La necessità cruciale di identificare le foreste intatte e gli ecosistemi critici che devono essere evitate dall’industria della palma da olio in rapida crescita. I diritti dei popoli indigeni e delle comunità locali dovrebbero essere rispettati e presi in considerazione», secondo la decisione, «Le attività dell’industria della palma da olio possono avere impatti negativi sull’ambiente, come ad esempio la perdita di habitat per grandi scimmie e altri primati, così come sui mezzi di sostentamento della comunità».

Per quanto riguarda la politica per la compensazione della biodiversità, il congresso ha sottolineato che «La priorità deve essere data all’ evitare la perdita di biodiversità» e che la compensazione deve essere una misura di ultima istanza e solo in certi casi».

Un’altra importante decisione è quella sullo sviluppo di una politica che definisca il capitale naturale, tenendo conto degli aspetti ecologici, etici e di giustizia sociale. L’Icn fa notare che sono sempre più necessarie «Norme che mirano ad integrare il valore della natura nel processo decisionale delle istituzioni commerciali e finanziarie e la necessità di una migliore comprensione del capitale naturale».