La battaglia di Bears Ears: Trump contro Navajo, Hopi, Ute Zuni e ambientalisti

Il segretario agli interni Zinke vuole ridurre il Bears Ears National Monument

[14 giugno 2017]

Applicando l’ordine esecutivo del presidente Donald Trump di rivedere i confini dei monumenti nazionali Usa, il segretario agli interni Ryan Zinke ha raccomandato di escludere dalle attuali protezioni una parte del Bears Ears National Monument (Benm) istituito nell’Utah nel dicembre 2016, avvalendosi dell’antiquities Act, dall’ex presidente Barack Obama.

Il Benm è stato dichiarato protetto da Obama su richiesta di 5 nazioni tribali sovrane  (Navajo, Hopi, Ute Indian Tribe, Ute Mountain e governi tribali Zuni) che hanno forti legami storici, spirituali e culturali con queste terre pubbliche. A sostegno della salvaguardia di Bears Ears si erano espressi più di un milione di americani con osservazioni pubbliche.

Oggi, gli orsi orecchie Coalizione Inter-Tribal inviato una lettera al Segretario degli Interni Ryan Zinke in risposta ad ordine esecutivo del presidente Trump dirigere il Segretario di condurre una “revisione” degli orsi orecchie monumento nazionale nei prossimi 45 giorni, e altri monumenti entro 100 giorni .

La Bears Ears Inter-Tribal Coalition ha subito inviato una lettera a Zinke nella quale gli indiani si dichiarano «Profondamente turbati dalla ordine esecutivo diretto al dipartimento degli Interni per  rivedere e di proporre modifiche ai monumenti nazionali, e per le sue dichiarazioni secondo le quali Bears Ears arà oggetto di una tale revisione entro 45 giorni. L’istituzione del  Bears Ears National Monument è stata un momento atteso da tempo per la tutela del nostro patrimonio culturale e spirituale. I nostri governi tribali hanno messo in chiaro che qualsiasi cambiamento al monumento minerebbe gli sforzi di molti e sarebbe una mancanza di rispetto per i nostri legami profondi e duraturi con questo luogo»

I pellerossa ricordano a Zinke e Trump che le lettere inviate al Dipartimento degli interni da ognuna delle Nazioni tribali, dalla Bears Ears Inter-Tribal Coalition e dalla Bears Ears Commission per chiedere incontri con l’amministrazione Trump «Sono rimaste senza risposta. Sembra illogico che delle lettere inviate quasi 100 giorni fa non abbiano avuto risposta, ma che ci sarà revisione di Bears Ears  entro i prossimi 45 giorni». Invece Zinke dice c di aver sentito il Congresso (dominato dai repubblicani ecoscettici) e ha detto che i monumenti nazionali devono dare più lavoro rispetto ai costi e favorire l’accesso al pubblico. In realtà dietro agli ordini esecutivi di Trump c’è la lunga mano dei petrolieri e della lobby mineraria.

Navajo, Hopi, Ute e Zuni chiedono a  Zinke di non dimenticare che «Le nostre tribù sono gli abitanti originari del West da prima che gli Stati Uniti fossero una nazione, e noi non vediamo il Bears Ears National Monument come un abuso. Al contrario, si tratta di un adempimento del nostro dovere di preservare sia le nostre culture che le nostre terre ancestrali, e la sua istituzione è stata il risultato di un lungo processo deliberativo con il suo predecessore per migliorare la nostra autodeterminazione. A tal fine, ribadiamo le nostre richieste che lei incontrasse ciascuna delle tribù, e la  Bears Ears Tribal Commission».

A sostegno delle Nazioni indiane si schiera anche la più importante associazione ambientalista Usa, Sierra Club, con una dichiarazione del suo direttore esecutivo Michael Brune: «La diminuzione delle protezioni per il Bears Ears National Monument è un affronto alle Nazioni tribali sovrane il cui patrimonio culturale è a rischio. E’ un tentativo malamente nascosto di vendere le nostre terre pubbliche e un insulto per le persone di  tutto il Paese che amano e si preoccupano per i nostri grandi spazi aperti. Non si può vedere un pozzo di petrolio o un conto in banca in ogni versante di una montagna. Risuoni la campana della libertà. Le nostre terre pubbliche sono l’incarnazione della nostra democrazia. Noi continueremo a lottare per preservare la nostra democrazia e le nostre terre pubbliche. Siamo solidali con le Nazioni tribali nel sostenere il Bears Ears National Monument e rimaniamo impegnati nel difendere i nostri grandi spazi aperti, che sia lo spazio verde di quartiere o i grandiosi paesaggi dei nostri parchi nazionali. Noi continueremo a lavorare per garantire che tutti possono accedere alle nostre terre pubbliche, non solo i compari di Donald Trump».

Tribù indiane e ambientalisti sostengono che si tratta di un atto potenzialmente illegale e che Trump non ha l’autorità di eliminare parti di  un monumento nazionale. Ma il rapporto inviato dal segretario degli interni dice che «L’analisi effettuata dimostra che piuttosto che designare come monumento nazionale un’area che comprende quasi 1,5 milioni di acri, sarebbe stato più appropriato identificare e separare le aree che hanno oggetti significativi da proteggere». Anche se Zinke non ha detto quanti acri verrebbero tagliati dal Bears Ears National Monument, ha detto che ci sarebbero molti territori che non hanno bisogno di essere protetti  come monumento nazionale e che comunque i reperti storici e i luoghi sacri sono sotto la protezione dell’Antiquities Act.

Ethel Branch, procuratore generale della Nazione Navajo, ha risposto che «Per la Nazione Navajo questo riguarda davvero la salvaguardia del nostro modo di vivere come popolo Navajo. La protezione di queste terre è non negoziabile. La nostra gente ei nostri leader hanno trascorso interminabili ore di lavoro per proteggere queste terre attraverso l’istituzione del monumento». Inoltre, la richiesta di Zinke e Trump eliminare aree chiave del monumento potrebbe violare i poteri del presidente previsti dall’ dell’Antiquities Act: se è vero che per pochissimi monumenti istituiti prima del 1940 sono stati modificati i confini, è anche vero che per nessuno dei più recenti aggiustamenti di confine proposti hanno passato il vaglio di un tribunale. Inoltre, nessuno di questi cambiamenti è stato realizzato dopo l’approvazione del Federal Land Policy and Management Act del 1976, che ha affermato che solo il Congresso ha l’autorità per modificare le terre federali.

Scondo Theresa Pierno, presidente della National parks conservation association, «L’amministrazione Trump non ha l’autorità legale di modificare o annullare i monumenti nazionali. Ogni mossa per farlo è a dir poco un tradimento al popolo americano e alla terra e alla storia che ci sono volute generazioni per salvaguardare. Non possiamo stare a guardare e lasciare che accada. Bears Ears era meritevole di essere designato monumento nazionale, proprio come lo erano il Grand Canyon, la Statua della Libertà e Muir Woods e come lo restano oggi».

E pensare che Zinke nelle sue di raccomandazioni rivolte a Congresso prospettava una cogestione tribale del monumento e asseriva di aver parlato con le tribù e che gli indiani erano «molto felici» per la sua proposta.

Invece, Natalie Landreth, un avvocato dell’American Fund Native Rights ha definito la raccomandazione per la cogestione di Zinke «Un cinico tentativo di distrarre i Paese indiano dal devastante colpo di ridurre le dimensioni del monumento. Soprattutto in considerazione che al momento dell’annuncio dell’istituzione del monumento era già stata prevista una coalizione tribale che aiutasse a gestirlo.

Il parlamentare democratico Raul Grijalva non usa mezzi termini: «La relazione del segretario è una sciocchezza. La nota diffusa non tiene in nessun conto le osservazioni pubbliche che il Dipartimento dell’interno ha ricevuto nell’ambito di questo processo di revisione. Non fa riferimento a mappe o a uno specifico linguaggio normativo. Se mettete uno sull’altro il  lavoro amministrativo di anni che ci è voluto per l’istituzione di Bears Ears, comprese ampie consultazioni approfondite con i rappresentanti eletti dell’Utah, non vale la pena di leggere i tre pezzi di carta su cui è stampato»-

I repubblicani vanno contro l’opinione dl loro stesso elettorato: dal recente periodo di consultazione pubblica emerge che il 90% dei cittadini dell’Utah sostiene il monumento. L’amministrazione Trump ha deciso di prorogare il periodo delle osservazioni fino al 10 luglio, ma non si capisce a cosa servono altri pareri, visto  che Zinke  ha già presentato le sue raccomandazioni.

Il rapporto finale con le raccomandazioni per tutti i 27 monumenti individuati da Trump nel suo ordine esecutivo dovrà essere presentato al presidente Usa entro il 24 agosto.