La carneficina dei coyote negli Usa. Gare di abbattimento con premi, anche per i bambini

La raccapricciante verità sulle gare di tiro per abbattere la fauna selvatica negli Stati Uniti

[30 maggio 2018]

Spesso i media e i social network si scandalizzano per gli abbattimenti dei cani randagi nei Paesi dell’Est Europa o perché si continua a macellarli per farne cibo in alcuni Paesi asiatici, ma c’è una strage di canidi che avviene nell’indifferenza di quasi tutti e praticamente sconosciuta ai più: le gare di uccisione del coyote che si svolgono nei civilissimi Stati Uniti d’America e nelle quali i concorrenti gareggiano per sparare il maggior numero di animali e ci sono siti internet, pagine Facebook e profili personali che espongono e conteggiano fieramente l’eliminazione dei i coyote, o “parassiti”, come vengono comunemente chiamati anche da alcuni funzionari pubblici che dovrebbero occuparsi della protezione della fauna selvatica.

Yale Environment 360 ha dedicato un reportage di Ted Williams al fenomeno dei “Coyote contest” e spiega che i partecipanti sono armati di fucili spesso dotati di mirini telescopici e abbattono metodicamente qualsiasi coyote che viene inseguito da mute di cani, oppure li attirano imitano i lamenti di una preda ferita. I killer di coyote che abbattono più esemplari si aggiudicano premi in denaro o armi e a volte in queste “gare” c’è anche una categoria dedicata ai bambini.

I numeri sono impressionanti: Williams fa l’esempio del “Coyote Derby” oeraganizzato dalla Big Sandy American Legions, nel Montana settentrionale a gennaio, durante il quale 146 concorrenti hanno ucciso 191 coyote, appendendo e fotografando le carcasse e poi gettandole via come spazzatura. Ma negli Usa ci sono centinaia di gare per uccidere i “parassiti”, con nomi come Southern Illinois Predator Challenge, Oklahoma Cast & Bang State Predator Championship, Park County (Wyoming) Predator Palooza, Iowa Coyote Classic, Idaho Varmint Hunters Blast from the Past, Michigan’s Dog Down Coyote Tournament, Minnesota’s Save the Birds Coyote Hunting Tournament, and the Great Lakes Region Predator Challenge. Durante queste gare per uccidere i coyote  non vengono certo risparmiati altri “parassiti” che i concorrenti si trovano davanti al mirino dei loro fucili e così vengono abbattuti lupi, linci, volpi, procioni, corvi, roditori come cani della prateria.

Secondo gli sponsor di queste carneficine tutto questo servirebbe a impedire ai coyote di predare bestiame e cervi e comunque i regolamenti venatori statunitensi lo consentono, come consentono di lasciare le carcasse a putrefarsi all’aperto dove sono stati abbattuti i coyote. Le taglie vengono anche pagate in coyote dalla divisione Utah di Wildlife Resources e da alcune contee in Virginia e Texas.

Non tutti i cacciatori approvano. Secondo Michael Sutton, ex presidente della California Fish and Game Commission, «L’assegnazione di premi nei concorsi di uccisione della fauna selvatica è al tempo stesso non etica e incoerente con la nostra attuale comprensione dei sistemi naturali. Questi concorsi sono un anacronismo e non hanno nessun posto nella moderna gestione della fauna selvatica».

Invece, i killer di coyote pensano di svolgere un servizio pubblico e in un loro poster si legge: «Ricercato vivo o morto per i crimini di furto di cerbiatti, tacchini e bestiame. Spara a un coyote. Salva un cervo». E su Facebook abbondano video sui coyote cattivi che fanno quello che prevede la natura: attaccare un cervo, con l’invito di un gruppo chiamato Coyote Contest a risolvere il problema con un proiettile ben assestato.

Ma la protesta contro queste carneficine sta aumentando e, dopo che la California l’ha vietata nel 2014, anche l’Oregon ha proibito il grande JMK Coyote Hunting Contest  e il Vermon il Boonie Club Crow Shoot. Il Consiglio comunale di Albuquerque ha approvato una condanna delle gare di uccisione del coyote e ha chiesto un divieto statale, gli Stati di New York, Nevada, New Jersey e New Mexico ci stanno pensando e il senato del Vermont ha già approvato una legge che vieta queste carneficine e che è in attesa della firma del governatore dello Stato.

Coyote Contest e altre organizzazioni ribattono che se loro non tenessero sotto controllo la popolazione di coyote ci sarebbero stragi di bestiame e di animali selvatici da parte di questi predatori, ma le cose non stanno per niente così, come ha spiegato il cacciatore e biologo della fauna selvatica Carter Niemeyer, che trova i contesti “disgustosi”. Dal 1975 al 2000 Niemeyer ha lavorato per i Wildlife Services del Dipartimento dell’agricoltura Usa, che uccide i predatori per difendere gli interessi dei mandriani, ora è in pensione e può dire liberamente perché le carneficine sono un’assurdità dal punto di vista ambientale ed ecologico: «Facevamo due tipi di controllo: “correttivo” quando, per esempio, due coyote uccidevano le pecore e li eliminavamo  e “preventivo”:  armi da fuoco in giro ogni giorno possibile per sparare a qualsiasi un coyote perché un giorno potrebbe mangiare una pecora». Ma non funziona: i coyote vengono abbattuti – anche sparando loro dagli elicotteri . eppure gli attacchi al bestiame non diminuiscono, Nemeyer spiega perché: «Quando ci sono dei coyote che mangiano roditori e conigli nei dintorni delle pecore, è desiderabile. Gli abbattimenti casuali –  il “controllo preventivo” – creano il caos, rimuovendo i coyote buoni. Quindi  arrivano immediatamente altri coyote per riempire il vuoto, e alcuni potrebbero essere indesiderabili. Lo stesso vale con orsi e puma»

Dopo che Niemeyer ha lasciato i i Wildlife Services, l’agenzia ha escogitato controlli innovativi non letali, e lavora per eliminare gli invasori alieni che minacciano le specie autoctone in pericolo, specialmente sulle isole. Ma il “controllo preventivo” letale dei predatori autoctoni continua ancora, giustificando così i concorsi di uccisione della fauna selvatica e lo sparare a casaccio come tecnica di controllo della fauna selvatica.

Secondo Robert Crabtree, che ha svolto lavoro fondamentale sulla biologia del coyote nel Washington centrale e nel Parco Nazionale di Yellowstone, «La maggior parte del “controllo” elimina i coyote non-attaccanti, quelli che non disturbano il bestiame.  Per tenere veramente sotto controllo i coyote è necessario eradicare almeno il 70% di una popolazione, qualcosa che accade raramente, o mai. Praticamente tutti i “controlli” del coyote si traducono in più, non in  meno, coyote. Dove i coyote vengono lasciati stare, la dimensione di una cucciolata media è di 5 o 6 ma, a causa della competizione in estate, sopravvivono solo da 1,5 a 2,5 cuccioli. Dove i coyote vengono uccisi dagli esseri umani (mai con una riduzione della popolazione che si avvicina al 70%), meno competizione si traduce in una sopravvivenza significativamente più alta. Poiché il “controllo” del coyote riduce il numero di adulti in grado di nutrire i giovani, i branchi tendono ad abbandonare la loro dieta normale di conigli e roditori e si rivolgono a prede più grandi come bestiame, antilopi e cervi».

Il contrario di quel che dicono – e probabilmente credono – alcune associazioni di cacciatori che fanno parte di Pheasants Forever che sponsorizzano gare per uccidere i coyote autoctoni per salvare i fagiani alieni. Un “ragionamento” che non è condiviso dalla rivista nazionale del gruppo che nel 2017 ha pubblicato l’articolo “Like Pheasants? Thank a Coyote”, scritto dal famoso cacciatore di fagiani Rich Patterson che ha ricordato che i coyote sono opportunisti preferiscono topi, ratti, roditori, castori di montagna, conigli, scoiattoli, serpenti, lucertole, rane, pesci, cibo per animali domestici, spazzatura, colture, pollame, gatti domestici e insetti e che in realtà fanno scappare i grandi predatori di fagiani come procioni, volpi, opossum, visoni e donnole. Quindi i coyote in realtà non danneggiano i cacciatori.

La pensano così anche a Orion: The Hunter’s Institute, un’organizzazione che vuole «migliorare l’immagine della caccia con un’enfasi sull’etica equa», il fondatore Jim Posewitz ha detto: «Non penso che nessuna forma di caccia debba essere competitiva. Penso che dobbiamo incoraggiare una relazione più sensibile con gli animali che cacciamo» ed Eric Nuse, ex direttore esecutivo dell’International Hunter Education Association, concorda: «Non ci piace tutto ciò che sa di commercializzazione con denaro o premi. Tutto ciò che non onora gli animali ci infastidisce e sembra intrinsecamente sbagliato. Questi concorsi creano pessime pubbliche relazioni per i cacciatori».

È raro vedere d’accordo gli animalisti di Humane Society of the United States (Hsus) e i cacciatori del Boone and Crockett Club, che sostiene una caccia « etica, sportiva e lecita». ma un rapporto dell’Hsus  che definisce le gare di uccisione della fauna selvatica come «Orribili spettacoli che sono il più lontano possibile da una caccia etica e leale» ha trovato d’accordo Mark Streissguth, che presiede il comitato del Boone e Crockett per la caccia e la conservazione Etica.

Le agenzie per la fauna selvatica  degli Stati Usa sono consapevoli che le carneficine organizzate non possono tenere sotto controllo gli animali “nocivi” ma, per motivi politici, tendono comunque ad evitare di parlarne. Fa eccezione è il Department of natural resources della Georgia, che sponsorizza il “Georgia Coyote Challenge”, è premia i vincitori con dei fucili. La gara ha lo scopo di salvare i cervi dai coyote, ma in Georgia ci sono così tanti cervi che le quote di cervi per i cacciatori sono altissime e che molti di questi animali sono deboli e magri per mancanza di cibo e vengono sbranati direttamente dalle mute di cani da caccia. Walt Medwid, fondatore della Vermont Wildlife Coalition, denuncia: «Restando in silenzio sui killing contests, le agenzie per la fauna selvatica sostengono essenzialmente l’idea che i predatori siano dannosi. L’odio per i predatori è radicato anche nelle persone che dovrebbero sapere che i predatori rendono le prede forti e flessibili. Combattere queste gare va bene, ma a meno che non cambiamo l’infrastruttura abilitata a prendere decisioni sulla fauna selvatica, in qualche modo continuiamo a far f girare la ruota». Melissa Groo, una fotografa naturalista e consigliera della National Audubon Society aggiunge: «Non ho nulla contro la caccia per il cibo, ma questi killing contests sono uno spreco sfrenato, non caccia … In un momento in cui molta della nostra la fauna selvatica è in pericolo, penso che dovremmo guardare a questi animali in modo diverso e capire che hanno famiglie, sentimenti e relazioni. Onoriamoli celebrando le loro vite invece che la loro morte».

Invece sui social network fioccano gli  inviti a sparare non solo ai coyote, ma anche a lupi e orsi fino ad eliminarli tutti e per farlo si utilizzano tecniche e proiettili proibiti che prolungano la sofferenza degli animali.

Un atteggiamento di una parte dei cacciatori che sta facendo montare la contrarietà della maggioranza dell’opinione pubblica verso le gare di abbattimento di animali selvatici e gli organizzatori di queste carneficine vietano la partecipazione di  giornalisti e fotografi sono banditi da competizioni, come successo al Coyote and Wolf Derby.

La buona notizia è che Coyote Contest lamenta che le gare/carneficine sono diminuite da 56 nel 2014-15 a 30 nel 2015-16 a 17 nel 2016-17. Ma non è chiaro se questo calo ufficiale indichi davvero una riduzione delle gare di uccisione o se semplicemente i promotori non le pubblicizzino più per sfuggire all’attenzione dell’opinione pubblica e dei media.