Una ricerca spagnola e italiana rivela il segreti degli Esperidi

La chimica afrodisiaca delle farfalle

[18 marzo 2014]

Un team di ricercatori del quale fa parte l’italiano Leonardo Dappporto, del Department of Biological and Medical Sciences, Oxford Brookes University,  ha pubblicato su Organisms Diversity & Evolution uno studio pionieristico (“Morphological and chemical analysis of male scent organs in the butterfly genusPyrgus (Lepidoptera: Hesperiidae)” sulla comunicazione chimica delle farfalle, in particolare nella famiglia molto varia dell’Hesperiidae che raggruppa 4.000 specie di tutto il mondo, un quarto di tutte le farfalle conosciute.  Miguel L. Munguira, del Institut de Biologia Evolutiva di Barcellona, spiega che «Il genere studiato è formato da specie molto simili che non possono essere facilmente distinguibili da tassonomisti. Come possono queste farfalle di riconoscere i compagni con precisione ed evitare l’ibridazione?» 

Dapporto spiega a sua volta che «Gli Esperidi (famiglia Hesperiidae) sono talmente diversi dalle altre farfalle da essere inclusi in una diversa superfamiglia (Hesperioidea). Il corpo e la testa sono decisamente più robusti che nelle altre farfalle, tanto da farle quasi somigliare a delle falene. Inoltre le antenne terminano spesso con una sorta di uncino e le venature alari, al contrario di quelle delle altre farfalle, non si biforcano mai prima di raggiungere il margine alare. Si ritiene che questi caratteri degli Esperidi fossero presenti anche nelle farfalle primitive. Hanno un aspetto poco appariscente a causa delle loro piccole dimensioni e dei colori tenui o criptici. Inoltre hanno un volo rapido ed elusivo che le porta a passare molto spesso inosservate. La larva vive generalmente in una sorta di “tenda” o di tubicino creati con foglie unite da fili seta.  Al termine della vita larvale il bruco costruisce, con una nuova foglia, un involucro chiuso entro cui si incrisalida riparandosi dai predatori».

Il catalano Munguira ed il toscano Dapporto, insieme ai loro colleghi Juan L. Hernández-Roldán (Universidad Autónoma de Madrid) e  Roger Bofill (Universitat Autònoma de Barcelona) hanno risposto a questa domanda  utilizzando il barcoding genetico e la gascromatografia-spettrometria di massa (Gc-Ms) per il profumo per 9  specie nel genere Pyrgus, il più ricco di specie tra gli Esperidi della regione paleartica, documentando  125 diversi composti presenti esclusivamente nel profumo degli organi maschili, anche se questi non dimostrano grandi differenze morfologiche tra le specie. «Sono state osservate grandi differenze interspecifiche ed una  molto più ristretta variabilità intraspecifica nei profili chimici». Quindi la maggior parte delle specie di queste farfalle possono essere identificati sulla base dei loro profili chimici, ad eccezione di un paio specie strettamente correlate (P. Malvae / P. malvoides )  la cui ibridazione è comune in natura nelle aree di contatto.

La dinamica della chimica e quella delle distanze genetiche indicano due diverse fasi: una più veloce, ma anche più variabile, con divergenza chimica iniziale e basse divergenze genetiche (probabilmente correlate con la speciazione) ed una differenziazione più lenta e costante  (drift).

Il team spagnolo-catalano-italiano evidenzia che «Questa è la prima volta che un’analisi comparativa chimica viene eseguita nell’Hesperiidae ed i risultati suggeriscono che questo è un gruppo con un grande potenziale per lo studio della comunicazione chimica che merita ulteriore attenzione». Dapporto conclude sottolineano che «Usando la tecnica del barcoding si ottengono informazioni molto utili per l’evoluzione anche per poche specie (qui erano una decina). Immaginate cosa si può fare con tutte le farfalle italiane!»