La città perduta sott’acqua di Zante è una formazione geologica naturale

Non sono i resti di un’Atlantide greca: li hanno costruiti dei batteri mangia-metano

[6 giugno 2016]

Città scomparsa 1

Quando subacquei scoprirono quelli che sembrava lastricati, cortili e colonnati, pensarono di aver trovato i resti di una civiltà a lungo dimenticata, sepolta dal mare che in tempi lontani sommerse le coste dell’attuale isola greca di Zante. Ma lo studio “Exhumed hydrocarbon-seep authigenic carbonates from Zakynthos island (Greece): Concretions not archaeological remains” pubblicato su Marine and Petroleum Geology . da un team di ricercatori dell’università Britannica dell’East Anglia  (UEA) e di quella greca di Atene rivela che il sito, disseminato di cilindri di pietra e ciottoli ed oggetti che ricordano le fondamenta di un’antica  piazza con un colonnato, è stato creato da un fenomeno geologico naturale che ha avuto luogo nel pliocene, iniziato 5 milioni di anni fa.

Il principale autore dello studio Julian Andrews, dalla School of Environmental Sciences dell’UEA, spiega che «Il sito è stato scoperto da snorkelers e prima si pensava che fosse un antico porto della città, scomparso nel mare. C’erano quelli che superficialmente sembrava le basi di colonne circolari, e pavimenti lastricati. Ma misteriosamente senza altri segni di vita, come ad esempio ceramiche o monete o nient’altro che di solito si trova in questo tipo di cose».

La bizzarra scoperta, fatta vicino alla baia di Alikanas Bay, è stato accuratamente esaminata in situ dalla Soprintendenza alle antichità subacquee della Grecia e l’archeologa Magda Athanasoula e il subacqueo Petros Tsampourakis hanno studiato il sito, insieme a Michael Stamatakis del Dipartimento di geologia e geo-ambiente dell’università di Atene. Dopo le prime analisi mineralogiche e chimiche, è stato costituito un team di ricerca scientifica greco-britannico che ha continuato a studiare nei minimi dettagli il contenuto di minerali e la consistenza della formazione subacquea, utilizzando la microscopia a raggi X e tecniche ad  isotopi stabili.

Andrews sottolinea: «Abbiamo studiato il sito, che si trova tra 2 a 5 metri sottacqua e abbiamo scoperto che in realtà è un fenomeno naturale che si è verificato geologicamente. La morfologia a disco e a ciambella, che somigliavano un po’ a basi di colonne circolari, è tipica della mineralizzazione di filtratori di idrocarburi, già vista sia nel fondo marino moderno che nelle paleo-formazioni. Abbiamo scoperto che la distribuzione lineare di tali concrezioni a forma di ciambella è probabilmente il risultato di un “guasto” sub-superficie che non ha completamente rotto la superficie del fondale marino. L’incidente ha consentito ai gas, in particolare al metano, di fuoriuscire dalla profondità. I microbi nel sedimento utilizzano il carbonio nel metano come combustibile. L’ossidazione del metano prodotta dai microbi ha poi cambiato a chimica del sedimento formando una specie di cemento naturale, noto ai geologi come concrezione. In questo caso il cemento era un minerale insolito chiamato dolomite che si forma raramente nell’acqua di mare, ma può essere abbastanza comune nei sedimenti ricchi di microbi. Queste concrezioni sono stati poi esumate dall’erosione ed oggi sono esposte sul fondo del mare di oggi. Questo tipo di fenomeno è abbastanza raro in acque poco profonde. La maggior parte delle scoperte simili tendono ad essere fatte a molte centinaia e spesso migliaia di metri di profondità sott’acqua. Queste caratteristiche sono la prova che il metano naturale filtra nella roccia dai giacimenti di idrocarburi. La stessa cosa accade nel Mare del Nord ed è anche simile agli effetti del  fracking, con il quale gli esseri umani essenzialmente accelerano o rafforzano questi fenomeni».

Insomma, Andrews e i suoi colleghi hanno scoperto che quelle che sembravano essere strutture in pietra sono in realtà formazioni minerali minerali che si formano comunemente intorno alle fonti naturali di metano e che la città perduta è in realtà d stata costruita da diverse specie di microbi che si nutrono di metano.

Zante si trova vicino a un giacimento petrolifero nel Golfo di Patrasso, il che potrebbe spiegare da dove arriva il metano che alimenta i microbi  che producono la dolomite  e secondo Andrews, le strane e variegate formazioni  «Sono probabilmente il risultato di emissioni di metano di diverse dimensioni e di quanto strettamente i microbi si sono riuniti intorno a loro per nutrirsi».

Con emissioni di metano dal fondale più grandi, i microbi potrebbero diffondersi e formare strutture minerali in modo più uniforme simili a lastroni. Nei siti con fuoriuscite più piccole i microbi potrebbero aver costruito le formazioni a forma di ciambella che somigliano alla base di una colonna.

«Quel che abbiamo, sono essenzialmente dei batteri che si sono fossilizzati» dice   Andrews .  Le formazioni sembrano risalire a circa 2,6 milioni di anni fa. Non sono luoghi unici: formazioni simili sono state trovate in tutto il mondo, in posti come la baia di Monterey in California, nel  Golfo di Cadice nel Mediterraneo e nel Mare del Nord ricco di petrolio.

Gli appassionati di archeologia marina perdono quella che credevano una misteriosa città scomparsa, una piccola Atlantide greca, ma queste formazioni svolgono ancora  un ruolo importante nell’ecosistema locale. Andrews dice che «Le strutture simili alla pietra possono agire come barriere coralline, fornendo habitat e rifugio per i pesci e altre creature sottomarine» e inoltre «Forniscono un interessante spaccato dei processi naturali in corso sotto il fondale dell’oceano».