Realacci: «Per un’Italia più green e sostenibile»

La Commissione ambiente della Camera approva la riforma dei parchi

Wwf: «E’ una “sanatoria” per le applicazioni distorte della legge 394»

[15 marzo 2017]

Ermete Realacci (PD) ha annunciato che «La Commissione Ambiente Territorio e Lavori Pubblici della Camera ha varato dopo un approfondito esame la legge di riforma dei Parchi, di cui è relatore il collega Enrico Borghi. L’approdo in Aula è previsto il 27 marzo. Nel passaggio in Commissione sono stati rafforzati l’impianto originario della legge 394/91 e il ruolo delle Aree protette anche rispetto al testo varato al Senato».

Il presidente della Commissione ambiente evidenzia che  «Tra i punti qualificanti c’è la reintroduzione del piano triennale, uno strumento di programmazione nazionale per tutto il sistema, con priorità nei finanziamenti per le aree protette regionali e marine. Per garantire maggiore trasparenza arrivano la selezione pubblica per la nomina dei direttori dei Parchi Nazionali e requisiti più rigorosi per la scelta dei presidenti. E’ inoltre previsto che il ministero dell’Ambiente emani linee guida per la nomina dei direttori delle Aree Marine Protette. Entrano nei consigli direttivi degli enti parco nazionali un rappresentate delle associazioni scientifiche e uno degli agricoltori o dei pescatori per orientare le attività economiche locali verso la sostenibilità, che così si affiancano a quello delle associazioni ambientaliste. Per la prima volta negli organi direttivi deve essere “tenuta in considerazione la rappresentanza di genere”, visto che nei 23 Parchi nazionali oggi solo un presidente e due direttori sono donne e su ben 230 membri dei consigli direttivi solo 14 sono donne, appena il 6%. Si individuano anche modalità per la tutela della biodiversità e per la gestione della fauna maggiormente rispondenti alla direttive comunitarie, prevedendo un importante ruolo di valutazione da parte dell’Ispra. Viene introdotto il divieto di trivellazioni nei parchi e nelle aree contigue. Proibita nei parchi anche la pratica dell’eliski, mentre dovranno essere disciplinate dal regolamento dell’ente il sorvolo di velivoli e droni e le esercitazioni militari. Su tutto il territorio nazionale è inoltre vietato l’allevamento di cinghiali al fine del ripopolamento».
Secondo Realacci, «Una delle novità più rilevanti confermate dall’esame della Commissione riguarda i piani dei Parchi Nazionali che vengono sottoposti a Valutazione ambientale strategica, facendo entrare così nel procedimento i ministeri dell’Ambiente e dei Beni Culturali rispetto al testo originale della legge 394/91 che prevedeva la sola approvazione della Regione. I parchi avranno inoltre la facoltà di concedere a pagamento il proprio marchio, ad esempio per i prodotti tipici locali che soddisfino anche i requisiti qualità e di sostenibilità ambientale, e di disporre dei beni demaniali. Gli Enti gestori delle aree protette sono inclusi nell’elenco dei soggetti beneficiari del 5×1000. Per promuove la sinergia operativa tra Comitato nazionale delle aree protette, Comitato paritetico per la biodiversità e Comitato per il Capitale naturale e per far conoscere attività effettuate e risultati conseguiti il ministro dell’Ambiente convoca entro il gennaio 2019 e successivamente ogni tre anni la Conferenza nazionale La Natura dell’Italia. L’obiettivo della riforma è rendere i Pachi protagonisti dello sviluppo del Paese coniugando la tutela e la valorizzazione del territorio e delle biodiversità con la buona economia».

Il Wwf Italia non la pensa affatto come Realacci: «Il testo di riforma della legge sulle aree protette licenziato dalla Commissione ambiente della Camera è una “sanatoria” di tutte le applicazioni distorte della legge 394 e rappresenta un pericoloso passo indietro da parte dello Stato nella gestione dei tesori naturali che appartengono a tutti gli italiani».

Il Wwf sottolinea che «Mentre la legge 394/91 nasceva da una visione e dalla necessità di garantire un futuro ai parchi nazionali il disegno di legge licenziato oggi consegna i parchi in mano ai poteri locali, esponendoli al rischio di politiche clientelari che potrebbero portare alla subordinazione della natura a logiche di corto respiro. La governance dei parchi disegnata dal progetto di riforma non fa eccezione a questo principio. Non ci sono competenze specifiche per direttori e presidenti e soprattutto la presenza dei portatori di interesse nei consigli direttivi sposta i pesi delle decisioni».

Il panda che «Il Wwf, insieme ad altre 15 associazioni ambientaliste, tra cui tutte quelle più importanti, nelle ultime settimane, ha provato più volte, anche attraverso un documento unitario, a chiedere modifiche specifiche ai deputati della Commissione. Tra le richieste c’era quella di una governance dei Parchi che avrebbe dovuto puntare sulla valorizzazione delle competenze e sull’indipendenza dagli interessi di parte, invece che sulla necessità di gestire qualche poltrona a livello locale. Avevamo avanzato proposte specifiche sulle royalties e chiesto maggiore coraggio nell’affrontare il ridisegno delle Aree Marine Protette, con la previsione di veri e propri Parchi marini che avessero la stessa dignità di quelli terrestri. Com’è di tutta evidenza la Commissione, con un’approvazione frettolosa che non ha tenuto conto di larghissima parte delle proposte avanzate dalle associazioni, non ha accolto queste richieste e, anzi, su temi come quelli delle royalties ha segnato un pericoloso e preoccupante passo indietro».

L’Associazione ambientalista conclude: «Ora non resta che la mobilitazione per scongiurare il rischio che la “Natura Protetta d’Italia”, quel bene comune che appartiene a tutti i cittadini, continui ad essere, come prevede la Costituzione un affare di Stato e non uno strumento per dare risposte ad “appetiti” locali».