La criminalità ambientale mette in pericolo la pace e la sicurezza e favorisce la corruzione

Nuovo rapporto Interpol – Onu: gruppi armati, terroristi e mafie sfruttano le risorse ambientali

[12 dicembre 2016]

Oltre l’80% dei Paesi del mondo considera la criminalità ambientale una priorità nazionale, con una maggioranza che è convinta che nuove e più sofisticate attività criminali stanno  minacciano sempre più la pace e la sicurezza.

E’ quanto merge dal recente  rapporto “Environment, Peace and Security? A Convergence of Threats”, di Interpol e United Nations Environment  che ha interessato  quasi 70 Paesi e che si concentra sui legami tra la criminalità ambientale globale –  che vale tra i 91 e i 258 miliardi di dollari all’anno –  e altre attività criminali, compresa la criminalità organizzata e il terrorismo.

Secondo Interpol e UN Environment «Più del 60% dei Paesi esaminati ha dichiarato di star assistendo  a nuovi reati ambientali o modus operandi, sottolineando una  crescente sofisticazione e adattamento dei gruppi  transnazionali della  criminalità organizzata. Inoltre, l’84% ha registrato una convergenza con altri reati gravi, come la corruzione (42%), la contraffazione (39%), il traffico di droga (36%), la criminalità informatica (23%) e la criminalità finanziaria (17%)».

Il segretario generale dell’Interpol, Jürgen Stock, ha evidenziato che «La criminalità ambientale è di portata transnazionale ed è di natura insidiosa. Priva i governi di entrate tanto necessarie, le persone dei loro mezzi di sussistenza e le comunità della pace e della sicurezza. La comunità internazionale deve sostenere un approccio globale, far seguire alla retorica l’azione, la politica con l’attuazione e il rafforzamento della legge».

Il rapporto ha  rilevato che «alcuni gruppi armati non statali, gruppi terroristici e reti criminali finanziano le loro attività, sfruttando le risorse naturali nelle zone di conflitto, ponendo una seria minaccia per la pace e la sicurezza». Si stima che almeno il 40% dei conflitti interni abbiano un legame con le risorse naturali.

Secondo  Erik Solheim, vece-segretario generale dell’Onu e a  capo dell’ UN Environment, «E’ giunto il momento di affrontare la minaccia della criminalità ambientale, con una risposta coordinata dagli Stati membri, le organizzazioni internazionali e le Nazioni Unite. Tale risposta deve affrontare la necessità di migliorare la condivisione delle informazioni, una maggiore protezione dei civili, una migliore applicazione della legge e una più profonda comprensione dei fattori dei conflitti».

A volte, le popolazioni a basso reddito  vedono i reati contro l’ambiente come un’alternativa alla povertà e così vengono  sfruttate da bande criminali che li incentivano a commettere reati come il bracconaggio, il taglio di alberi,  la pesca o l’estrazione di minerali. Il raccomanda anche «Un approccio multidisciplinare alla lotta contro la criminalità ambientale; maggiore scambio di informazioni tra i vari settori; maggiore attenzione all’attuazione della politica ambientale; un più forte sostegno finanziario anche attraverso l’aiuto pubblico allo sviluppo».