Rapporto Eurach Research, Wwf e Unep presentato al Parlamento europeo

La criminalità ambientale minaccia le ultime foreste incontaminate europee e la fauna selvatica

I bracconieri dei Carpazi e del Danubio vendono gli uccelli ai ristoranti, soprattutto in Italia e Malta

[24 novembre 2017]

E’ stato presentato al Parlamento europeo il nuovo rapporto “Combating Wildlife and Forest Crime in the Danube-Carpathian Region” di United Nations environment programme (Unep – UN Environment), Wwf ed Eurac Research che avverte che «Il disboscamento illegale, il commercio illegale di caviale, l’uccisione di massa di uccelli selvatici e il bracconaggio di orsi, lupi e linci minacciano la biodiversità e i mezzi di sussistenza nella regione del Danubio-Carpazi che si estende in 15 Paesi europei». Oltre i due terzi delle popolazioni europee di grandi carnivori – orsi, lupi e linci  – vivono nei Carpazi. Le popolazioni sono ancora stabili, ma il disboscamento abusivo e il bracconaggio stanno aumentando le minacce;

Il team di Eurac Research che ha presentato il rapporto ha spiegato che «II Carpazi sono uno degli ultimi scrigni di biodiversità rimasti in Europa, ma bracconaggio e disboscamenti incontrollati ne mettono in pericolo la sopravvivenza. A livello internazionale esistono diversi accordi per la protezione dell’ambiente e i Paesi dell’area carpatica li hanno ratificati, ma tradurre in pratica le leggi e contrastare i reati contro la fauna selvatica non è semplice». Esistono molti regolamenti, programmi e convenzioni, ma l’entità dei crimini ambientali suggerisce che ci sono sfide sostanziali per quanto riguarda l’effettiva implementazione e le risorse disponibili in prima linea e che tutto è aggravato dalla mancanza di cooperazione transfrontaliera

Unep e Wwf hanno incaricato gli esperti di sviluppo regionale della bolzaninai Eurac Research di studiare la situazione nei Carpazi, individuare gli aspetti più problematici ed elaborare delle raccomandazioni rivolte a governi locali e autorità internazionali. I ricercatori ricordano che «A livello mondiale nella classifica delle attività illegali più redditizie, i crimini ambientali occupano il quarto posto dopo traffico di stupefacenti, tratta di esseri umani e corruzione» ed evidenziano che «Nei Carpazi questo fenomeno è acuito dalla difficoltà di attuare a livello nazionale i protocolli internazionali e di vigilare affinché vengano rispettati».

Sulla base di questionari e incontri con associazioni ambientaliste, ricercatori, autorità pubbliche e stakeholder locali, gli esperti di Eurac Research hanno individuato alcuni aspetti particolarmente problematici, concentrando la loro attenzione su bracconaggio della fauna aviaria e dei grandi carnivori, pesca illegale di storioni e disboscamento illegale. Un’indagine condotta su 345 dirigenti di distretti forestali in Romania ha dichiarato che il disboscamento illegale è una delle principali sfide alla sostenibilità.  I ricercatori altoatesini spiegano che «Biodiversità, presenza di molte specie di uccelli autoctone e il fatto di trovarsi sulla rotta migratoria tra Europa e Africa rende l’Europa sud orientale un bacino molto interessante per il prelievo illegale di fauna aviaria. Spesso gli uccelli selvatici catturati nei Paesi del Mediterraneo, ad esempio, vengono venduti illegalmente a ristoranti europei», soprattutto in Italia e Malta.

Uno degli autori dello studio, Isidoro De Bortoli, dic e che «Gli ispettori ambientali che dovrebbero vigilare sul rispetto della legge non sono autorizzati ad arrestare i trasgressori e nemmeno a investigare su possibili reati. Inoltre, non c’è una chiara distinzione tra sanzione amministrativa e pena, spetta al pubblico ministero decidere come trattare il singolo caso. L’alto livello di corruzione è comunque la piaga maggiore. A questo quadro giuridico confuso si somma una scarsa coscienza ambientale e la convinzione che l’uomo debba imporre la sua supremazia sulla natura». Un altro autore, Filippo Favilli, aggiunge che «Orsi, lupi e linci vengono esibiti come trofei. Inoltre, in situazioni economicamente difficili, il bracconaggio rappresenta un modo poco rischioso per aumentare il proprio reddito».

Il capo dell’Uneo, Erik Solheim, ha fatto notare che «Il saccheggio di queste risorse naturali mina lo sviluppo e priva i governi del denaro di cui hanno bisogno per promuovere posti di lavoro, istruzione e servizi sanitari. Queste risorse dovrebbero piuttosto essere una solida base per le generazioni future».

Il direttore generale del Wwf International, Marco Lambertini, è molto preoccupato: «Le ultime foreste europee a crescita residua e la loro biodiversità stanno scomparendo a ritmi allarmanti. Il fiume Danubio, qui nel cuore dell’Europa, ospita lo storione, una delle specie ittiche più antiche e in via di estinzione nel mondo. Il commercio illegale di caviale spazzerà via questa specie a meno che non venga intrapresa un’azione per prevenirlo». Delle sei specie di storione nel bacino del Danubio, una è ormai estinta, quattro sono in pericolo di estinzione e una è vulnerabile. Lo storione Beluga è diminuito di oltre il 67% già negli anni ’80 e ora è in grave pericolo a causa della pesca illegale, oltre alla perdita e alla frammentazione degli habitat.

Per accrescere la sensibilità ambientale della popolazione e fare in modo che le leggi vengano rispettate e i trasgressori puniti, i ricercatori hanno elaborato alcune raccomandazioni tra cui: «rafforzare le capacità di giudici e polizia e favorire la loro collaborazione, formare delle squadre anti-bracconaggio e dotarle dell’attrezzatura necessaria per controllare il territorio, in particolare le zone transfrontaliere, aumentare le sanzioni, utilizzare sistemi di georeferenziazione per individuare le zone in cui agiscono i bracconieri, promuovere la valorizzazione del patrimonio naturale nazionale e il turismo ambientale».

Ma perché questo avvenga «Le forze dell’ordine devono essere dotate di risorse e procedimenti giudiziari e giurisdizioni competenti per aumentare la probabilità che i casi siano portati davanti al tribunale e comportare sanzioni pertinenti. Anche il piano d’azione dell’Ue contro il traffico di specie selvatiche, pubblicato nel 2016, ha bisogno di una forte spinta attuativa a livello Ue e nazionale».