La cruda verità sull’impatto ambientale del cibo per gatti e cani

L'alimentazione degli animali domestici crea 64 milioni di tonnellate di CO2 all'anno, quanto 13,6 milioni di automobili

[3 agosto 2017]

Sempre più europei e americani scelgono di mangiare meno carne, e spesso lo fanno sia per motivazioni etiche che per contribuire a ridurre l’impatto ambientale della produzione di carne. Partendo da questo, Gregory Okin, un geografo dell’Institute of the environment and sustainability dell’università della California Los Angeles (Ucla)  ha cominciato a chiedersi quale sia l’impatto ambientale e sul cambiamento climatico di un consumo di carne che invece è in aumento: quello del cibo per gli animali domestici  e ha scoperto che tutta quella carne ha importanti conseguenze.

Okin ha calcolato che «L’alimentazione di  cani e gatti  con la  carne crea l’equivalente di circa 64 milioni di tonnellate di anidride carbonica all’anno, il che ha un impatto sul clima pari a un anno di guida di 13,6 milioni di automobili». Il ricercatore californiano sottolinea: «Mi piacciono i cani e i gatti, e non voglio raccomandare alla gente che si liberi dei sui animali domestici o li metta a dieta vegetariana, che potrebbe essere malsana. Ma penso che dovremmo considerare tutti gli effetti che gli animali domestici hanno,  in modo f da poter avere una discussione  onesta al riguardo. Gli animali domestici portano molti benefici, ma hanno anche un impatto ambientale enorme».

Nello studio “Environmental impacts of food consumption by dogs and cats”appena pubblicato su Plos One, Okin  rivela che «I gatti ei cani sono responsabili del 25-30% dell’impatto ambientale del consumo di carne negli Stati Uniti. Se i 163 milioni di Fido e Felix americani formassero un Paese a parte, la loro nazione pelosa sarebbe al quinto posto nel consumo globale di carne, dietro la Russia, il Brasile, gli Stati Uniti e la Cina». E tutto questo deve finire da qualche parte: gli animali domestici statunitensi  producono ogni anno  circa 5,1 milioni di tonnellate di feci, quanto 90 milioni di americani umani. Se tutto questo venisse gettato nei cassonetti, equivarrebbe alla produzione totale dei rifiuti del Massachusetts.

Okin fa notare che «Rispetto ad una dieta vegetale, la carne richiede più energia, terra e acqua per essre prodotta e ha maggiori conseguenze ambientali in termini di erosione, pesticidi e spreco». Precedenti studi hanno scopeto che la dieta Usa produce l’equivalente di 260 milioni di tonnellate di CO2 dalla produzione di bestiame. Calcolando e confrontando quanta carne mangiano 163 milioni di cani e gatti rispetto a 321 milioni di statunitensi, Okin ha determinato quante tonnellate di gas serra sono legate al cibo per gli animali da compagnia. Per farlo è partito dalle informazioni pubblicamente disponibili, come il numero di cani e gatti Usa e dagli ingredienti presenti negli alimenti per animali domestici nelle marche leader di questo mercato, producendo così stime che rappresentano un punto di partenza per avviare una discussione che si annuncia difficile, visto che ai proprietari di cani e gatti, anche quelli vegetariani, non piace sentir “colpevolizzare” i loro beniamini a quattro zampe (come sa bene chi ci marcia politicamente come Silvio Berlusconi).

Okin ha scoperto che i cani e i gatti statunitensi mangiano circa il 19% delle calorie assunte dagli americani umani , quanto tutte le calorie consumate dalla popolazione umana della Francia in un anno. Dato che il cibo per cani e gatti tende ad avere in percentuale più carne rispetto alla dieta umana media, questo significa che i cani ei gatti consumano circa il 25% delle calorie totali derivate dagli animali negli Usa.

Okin si occupa solitamente di siccità, dinamiche del territorio desertico  ed erosione del vento e di come possono influenzare i singoli ecosistemi e il clima globale. E arrivato al problema dell’impatto ambientale degli animali da compagnia mentre stava pensando a uno studio sulla tendenza crescente ad allevare polli da cortile: «Stavo pensando a quanto sia cool che i polli siano vegetariani e producano proteine da mangiare, mentre molti altri animali domestici mangiano molte proteine della  carne. E questo mi ha fatto chiedere: quanta carne mangiano i nostri animali domestici?»

Okin ammette che alcuni dei prodotti alimentari per animali da compagnia non sono cose che la gente potrebbe o dovrebbe. Ma alcuni lo sono. La ricerca  ha confermato la sua convinzione che i cibi per animali da compagnia di fascia alta contengono di solito più prodotti animali di altre marche, ma sono proprio gli acquisti di alimenti di “lusso” per animali da compagnia che stanno aumentando. Dal momento che sempre più persone non considerano più gatti e cani come animali ma come membri della famiglia e con le coccole sono aumentate anche le scelte di alimenti per animali da compagnia con carne di alta qualità. «Questo significa che gli animali domestici stanno sempre più mangiando tagli di carne adatti all’uomo – dice Okin – Un cane non ha bisogno di mangiare una bistecca. Un cane può mangiare cose che un essere umano non può proprio. Quindi, se potessimo trasformeremmo alcuni di quei mangimi per animali in cibo per la gente?»

Okin stima che se anche un quarto della carne presente negli alimenti per animali da compagnia potesse  essere consumato dagli esseri umani, equivarrebbe alla quantità di carne consumata da 26 milioni di americani, quasi la popolazione del Texas. Il ricercatore fa notare che «Le idee su ciò che è commestibile variano fortemente secondo la cultura» e ha ricordato  una discussione del 2012 sulla cosiddetta pink slime, chiamata anche finely textured beef: «È perfettamente commestibile e completamente sicura, ma non è appetibile, quindi la gente non lo vuole nel suo cibo. Ma francamente, è una buona fonte di proteine ​​poco costosa».

Mentre l’abitudine di mangiare meno carne si estende dai vegetariani ai gruppi ambientalisti come un modo per ridurre la propria impronta di carbonio, prendere in considerazione l’impatto del cibo per animali domestici è il naturale passo successivo. Okin spiega ancora che «Non è solo un problema negli Usa. In posti come la Cina, il Brasile e altri Paesi emergenti, dato che la popolazione diventa più ricca, stanno mangiando più carne e stanno allevando più animali domestici. Non sono vegetariano, ma mangiando carne ha un costo. Quelli di noi che sono a favore di mangiare o servire la carne devono essere in grado di avere una conversazione informata sulle nostre scelte, il che include le scelte che facciamo per i nostri animali».

Per lo scienziato dell’Ucla non esiste una soluzione semplice: «Gli animali domestici danno amicizia e altri benefici sociali, sanitari e emotivi che non possono essere dati per scontati. Le persone preoccupate per l’assunzione di carne potrebbero prendere in considerazione animali domestici vegetariani, come gli uccelli o i criceti. Anche l’industria alimentare per gli animali da compagnia sta anche iniziando a fare passi verso la sostenibilità e potrebbe lavorare per ridurre l’eccesso di alimentazione e prendere in considerazione fonti alternative di proteine. Ma è un problema complicato».

Quello di cui è certo Okin è che quando si tratta di animali domestici, è importante mantenere il senso dell’umorismo e conclude: «Forse avremmo tutti dei piccoli pony. Faremmo tutti più esercizio per portarli a passeggio e ci taglierebbero anche il prato».