La Convezione degli Appennini, buona pratica per le Montagne del Mediterraneo

La fase 2.0 del progetto Appennino Parco d’Europa parte dal Festival della Soft Economy

Per affrontare le nuove sfide del futuro ripensare al ruolo dei Parchi: custodi della natura su cui costruire bellezza, identità e nuove economie

[7 luglio 2016]

Appennino parco d'europa

A 21 anni dalla nascita di Appennino Parco d’Europa (Ape), l’iniziativa che ha portato, nel 2006, alla firma della convenzione tra ministero dell’ambiente, Anci, Upi, Uncem, Legambiente, Federparchi e le 15 regioni della dorsale appenninica, parte dal Festival della Soft Economy, promosso dalla Fondazione Symbola, la fase 2.0 del progetto “Ape” per affrontare le nuove sfide del futuro.

Se ne è discusso a Treia (Mc), al  XIV Seminario estivo di Symbola e Legambiente spiega che «Il progetto “Ape” è nato nel 1995 per mettere in relazione l’Appennino e l’istituto del Parco,  inteso come strumento non solo di conservazione, ma anche quale progetto locale di sviluppo sostenibile per aree di montagna segnate da secoli di marginalità. La Convenzione degli Appennini del 2006 è la prima Convenzione al mondo che pone al centro le aree protette e nasce sulla base di un’alleanza tra diversi soggetti istituzionali e realtà associative e che non scende dall’alto di protocolli e accordi internazionali. Sono questi i caratteri partecipativi, volontari ed innovativi che hanno portato APE a costituire il riferimento del progetto “L’alleanza per le montagne del Mediterraneo”. Un progetto che oggi può essere il riferimento e la guida per costruire, con le catene montuose interessate da aree protette, una visione generale che si ispira alla lezione di Fernand Braudel sul Mediterraneo come mare tra montagne. Da qui la sollecitazione innanzitutto all’Europa affinché vengano avviate politiche di sviluppo sostenibile per le montagne dell’area. Per sostenere e animare questa richiesta è necessario dare vita ad una grande alleanza che coordini e “federi” le diverse iniziative che sul modello di Ape possono essere avviate nelle diverse realtà montane».

Secondo la presidente di Legambiente, Rossella Muoroni, «L’Appennino è un laboratorio privilegiato per ripensare al ruolo dei parchi che devono essere custodi della natura su cui costruire bellezza, identità e nuove economie. Biodiversità, cultura e tradizioni, sono tesori importanti da salvaguardare. Per questo è necessario creare opportunità economiche e servizi che favoriscano il ripopolamento e la “conservazione” della storia dei luoghi. A distanza di 10 anni dalla firma della Convenzione, è il momento di passare alla definizione e all’attuazione di una strategia nazionale, in grado di assicurare una più efficace governance dell’Appennino e di proiettarsi sullo scenario euromediterraneo attraverso un accordo istituzionale tra il governo, le regioni, gli enti locali e quelli di gestione delle aree protette, aperto al protagonismo e al coinvolgimento delle associazioni, delle imprese e delle tante organizzazioni della società, in particolare del territorio».

Sono state diverse le convenzioni nate tra enti e tanti i successi raggiunti anche per quanto riguarda la ricchezza paesistica e biologica, tanto che nei suoi territori vivono, tra gli altri, il lupo, l’orso bruno marsicano, il camoscio appenninico, l’aquila reale, il capovaccaio e la lontra.

Antonio Nicoletti, responsabile nazionale aree protette e biodiversità del Cigno Verde, conclude: «E’ stata però una fase che si è protratta fin troppo a lungo e che ha inevitabilmente risentito dei passaggi politici ed istituzionali che in questi anni sono avvenuti prima a livello regionale e poi nazionale. In questa nuova fase andranno sviluppate più intense e continuative forme di collaborazione istituzionale e di coinvolgimento degli attori sociali, nazionali e locali per rafforzare le buone pratiche di Ape e delle aree protette e garantire, soprattutto, condizioni di vita per chi vuole investire sul territorio, in particolare nella gestione forestale sostenibile e nell’agricoltura di montagna, particolarmente faticosa, ma che andrebbe incrementata e sostenuta».