Miliardi di dollari per mitigazione e adattamento al cambiamento climatico, rinnovabili e parchi

La “finanziaria” green di Obama che non piace a Repubblicani e Big Oil

Tagliati gli incentivi e le agevolazioni fiscali ai petrolieri. Esultano gli ambientalisti

[4 febbraio 2015]

La proposta di bilancio da 4.000 miliardi dollari di Obama presentata tra le ire dei repubblicani e dei petrolieri comprende anche 10 miliardi di dollari per l’adattamento e la mitigazione ai cambiamenti climatici, e per molti questo è un segno che Obama farà del global warming un tema essenziale dei suoi ultimi due anni alla Casa Bianca e dello scontro con la maggioranza iperconservatrice (ed ecoscettica) del Congresso Usa.

Ma gli interventi in campo ambientale proposti sono molti, e includono:  Aumento dei finanziamenti all’Environmental Protection Agency (Epa) per supportare le iniziative sul cambiamento climatico e 4 miliardi di dollari per l’attuazione del Clean Power Plan, per ridurre ancora di più le emissioni di gas serra nei singoli Stati; Investimenti in programmi climatici e di resilienza alla siccità negli Usa e all’estero, compreso il sostegno al Green Climate Fund, al National Flood Insurance Program e al NOAA coastal resilience grants; 1,29 miliardi di dollari per la Global Climate Change Initiative di Obama, un fondo che fornisce assistenza climatica ai Paesi in via di sviluppo; Aumento di 184 milioni dollari per la gestione del fondo di prevenzione delle alluvioni della Federal Emergency Management Agency; Più  finanziamenti al Dipartimento degli Interni per nuove concessioni per l’energia rinnovabile sulle federal lands. Il vice-amministratore dell’Epa, Stan Meiburg, commentando quese proposte e il loro costo è stato molto chiaro: «La cosa più costosa che possiamo fare è quella di non fare nulla. Questo bilancio fa dell’azione per il clima una priorità».

Poi ci sono gli interventi sull’energia: Una estensione permanente della Production Tax Credit per l’energia eolica; 7,4 miliardi di dollari in investimenti per sostenere le tecnologie dell’energia pulita e la ricerca; Investimenti per miliardi di dollari per la salute dei minatori del carbone e per garantire un futuro sostenibile alle ex comunità minerarie.

Ma la proposta che forse ha fatto arrabbiare di più i repubblicani e le Big Oil che li finanziano è la riduzione di 4 miliardi di dollari degli incentivi e degli sgravi fiscali alle compagnie petrolifere. Secondo la proposta di Obama, le compagnie petrolifere e gasiere perderebbero i miliardi di dollari di incentivi fiscali che ricevono – ben 44 miliardi di dollari in 10 anni –  cosa che favorirebbe le imprese dell’energia rinnovabile, anche perché nello stesso decennio la ripristinata Production Tax Credit porterebbe 31,5 miliardi di dollari di incentivi per l’eolico, mentre si estenderebbe in modo permanente l’investimento del 30% per gli impianti ad energia solare.

I repubblicani l’hanno presa molto male: il leader della maggioranza alla Camera, Mitch McConnell, ha detto che si tratta di una proposta «anti-carbone, per ridurre le emissioni e quindi lasciare i minatori senza lavoro». Sembra che i repubblicani non abbiano il coraggio di attaccare Obama per il taglio dei fianziamenti e degli sgravi fiscali alle Big Oil, e quindi la buttino sulla difesa dei posti di lavoro; per farlo però tentano di nascondere il fatto che il bilancio proposto comprende anche 55 milioni di dollari del piano Power Plus per creare posti lavoro per i minatori licenziati da miniere ormai fuori mercato, esaurite o non sostenibili dal punto di vista ambientale (soprattutto nell’Appalachia). Secondo la Casa Bianca,  si tratta di«un finanziamento senza precedenti», che migliorerà la sicurezza economica dei minatori e delle loro famiglie, che hanno «contribuito a mantenere le luci accese in questa nazione per generazioni».

Michael Brune, direttore esecutivo di Sierra Club, la più grande e diffusa associazione ambientalista americana, è soddisfatto: «I bilanci sono una dichiarazione di priorità, e questo bilancio dimostra chiaramente che il presidente Obama sta facendo dell’azione sulla crisi climatica un obiettivo principale della sua amministrazione per il prossimo anno. La proposta riconosce l’obbligo che abbiamo di agire sul clima e l’opportunità che ci si pone davanti. Gli investimenti che il ​​presidente ha proposto sono le fondamenta  per sostenere e creare decine di migliaia di posti di lavoro americani nell’eolico e nel solare, per aiutare gli Stati e tagliare il distruttivo inquinamento climatico del carbonio, per garantire ai lavoratori di tutta l’Appalachia che potranno avere una transizione fluida verso nuove opportunità e per  preparare le comunità in patria e all’estero all’innalzamento del livello dei mari e alle tempeste che minacciano milioni di persone in tutto il mondo. Il presidente ha anche preso di mira una delle radici del problema: chiede la fine ai miliardi di regali fiscali ai più grandi inquinatori, che ne fanno i più grandi rastrellatori di profitti ogni anno. Per aggiungere ancora qualcosa alla proposte popolari e che sosteniamo ampiamente, siamo entusiasti di poter applaudire un nuovo impegno per poter portare un milione di bambini all’anno in tutta l’America nelle loro public lands.  Se vogliamo davvero proteggere sul serio e sostenere le nostre comunità, le nostre famiglie e la nostra economia, questo è il bilancio cui abbiamo bisogno».

Il problema è che il bilancio dovrà essere approvato da Camera e Senato, dominati dai repubblicani e zeppi di lobbysti delle energie fossili. Obama questa volta ha lanciato una sfida su più fronti ambientali, energetici e climatici: la battaglia sarà dura, ma i repubblicani e i loro amici delle Big Oil e King Coal  rischiano davvero di perderci la faccia, o meglio di mostrare all’opinione pubblica Usa quale sia il loro vero volto e i loro enormi privilegi tossici, da iper-liberisti senza rimorsi sì… ma con i soldi e le risorse naturali degli altri..