La flora dell’Isola d’Elba tra perdita di habitat, cambiamento climatico, cinghiali e mufloni

Intervista ad Angelino carta, principale autore di due studi sull’evoluzione della flora elbana

[17 luglio 2018]

Dopo la pubblicazione di due importanti studi sulla flora dell’Isola d’Elba – “An updated inventory of the vascular flora of Elba island (Tuscan Archipelago, Italy)” su Italian Botanist  eDiachronic analysis using aerial photographs across fifty years reveals significant land use and vegetation changes on a Mediterranean island”, su Applied Geography – intervistiamo il botanico Angelino Carta, del dipartimento di biologia dell’università di Pisa, coordinatore dei due team di ricerca e principale autore dei due studi. Ecco cosa ci ha detto:

 

Cosa sta accedendo al patrimonio vegetale dell’Isola d’Elba?

La ricolonizzazione da parte della vegetazione naturale dei numerosi terrazzamenti abbandonati ha determinato un aumento delle formazioni forestali e la perdita di numerosi habitat forniti dal mosaico ambientale tipico dei paesaggi rurali, questo fenomeno è diffuso in tutta l’area mediterranea, ma sulle piccole isole gli impatti sono maggiori.

L’abbandono dell’agricoltura e la conseguente ricrescita dalla macchia mediterranea erano già noti, perché allora questo nuovo studio?

Questa è la prima volta che il fenomeno è stato quantitativamente dimostrato, infatti l’uso di fotografie aree scattate nel 1954, 1978 e 2000 ha permesso di mappare l’uso del suolo nei 3 periodi indagati e misurare le modifiche del paesaggio.

Nel massiccio del Capanne si nota una “risalita” della vegetazione verso la vetta, in aree che prima erano praticamente brulle, il cambiamento climatico come influisce su questo fenomeno? E quali effetti ha sulla flora insulare?

Tutta la flora insulare è potenzialmente minacciata dai cambiamenti climatici, sopratutto le specie che hanno popolazioni piccole e potrebbero estinguersi anche in seguito a piccole variazioni stagionali. Tuttavia, la “risalita” della vegetazione verso la vetta è da ricondurre al generale fenomeno di ricrescita della vegetazione legnosa non al cambiamento climatico. In questa zona dell’Elba, la ripresa della vegetazione è rallentata dalla soprattutto dalla rocciosità, ma adesso nelle quote più basse, un tempo soprattutto agricole e adesso soprattutto boscate si assiste ad una graduale maturazione dei suoli che favorisce la graduale “risalita” e permette anche alla vegetazione forestale di conquistare piano piano le aree un tempo più impervie.

E’ quantificabile l’effetto sulla flora isolana, soprattutto su quella autoctona,  di due animali introdotti all’Elba a scopo venatorio come il cinghiale e il muflone che si sono riprodotti velocemente e hanno popolazioni cospicue?

Certamente. Non abbiamo condotto specifici studi per quantificare l’effetto di questi animali sulla flora elbana, abbiamo solo indicazioni preliminari che purtroppo indicano che la flora, sopratutto erbacea, è costantemente sottoposta a questo tipo di disturbo. Questo tipo di disturbo oltre a causare estinzioni locali potrebbe favorire le specie vegetali opportuniste con conseguente banalizzazione della flora, perdendo invece i caratteri di unicità.

Cosa si può fare?

Andrebbe condotta una scelta oculata delle aree dove intervenire, favorendo le attività agricole ma assicurando un concetto di paesaggio rurale.

Anche nelle aree protette dal Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano?

Sarebbe molto importante se questo tipo di attività venissero favorite soprattutto in area parco, specialmente in Zona B dove adesso è possibile intervenire grazie ad una variante al Piano con indirizzo agricolo. Inoltre, per tutelare la biodiversità sarebbe opportuno incentivare la coltivazione specie locali anche attingendo alla collezione di fruttiferi e di viti conservata presso l’Orto Botanico di Santa Caterina.

Lei è elbano, che effetto fa studiare a livello accademico un’isola dove si e nati e cresciuti?

Negli ultimi anni ho pubblicato lavori riguardo aspetti della botanica su scala globale, soprattutto aspetti evolutivi, calare questo tipo di esperienza a livello locale è una grande soddisfazione, sul piano affettivo personale ma anche immaginando di contribuire ad una migliore progettualità isolana.

Dopo queste pubblicazioni su due importanti riviste scientifiche internazionali, quali studi svolgerete sull’isola?

Il nostro gruppo di ricerca oltre a studi di evoluzione conduce anche attività di ricerca fortemente radicate sul territorio come queste. Il prossimo passo sarà quello di monitorare la flora dell’isola anche attraverso una strategia partecipativa dove chi è interessato potrà contribuire offrendo le proprie segnalazioni direttamente sulla piattaforma Wikiplantbase #Toscana, un data base collaborativo per mappare le specie botaniche toscane realizzato dal nostro gruppo di ricerca.

Cosa intende per attività ricerca radicata sul territorio?

Mi riferisco alla ricerca scientifica con immediate ricadute applicative a livello locale. Si tratta di ricerche di base che spesso richiedono una frequentazione costante del territorio, nel nostro caso infatti la ricerca è stata possibile anche grazie alla collocazione di esperti locali, mi riferisco a Giuliano Frangini e Leonardo Forbicioni, coautori della ricerca e profondi conoscitori di tanti segreti dell’isola d’Elba.