La foresta amazzonica è stata plasmata dai popoli precolombiani

Gli indios hanno domesticato almeno 85 specie di alberi che oggi sono concentrate nelle foreste vicino ai loro antichi insediamenti

[3 marzo 2017]

Un nuovo studio condotto da un team internazionale di ricercatori guidati dai brasiliani dell’Instituto nacional de pesquisas da Amazônia (Inpa/Mctic) e dagli olandesi del Naturalist biodiversity center di Leiden mostra una relazione tra l’antica colonizzazione umana dell’Amazzonia e la presenza di piante domesticate ella foresta. «Questo – dicono all’Inpa –  indica che queste foreste possono essere in parte un’eredità vivente delle popolazioni precolombiane».

I risultati della ricerca, pubblicati oggi su Science smentisce l’idea che le foreste amazzoniche non fossero state toccate dall’uomo prima dell’arrivo dei coloni bianchi.

Allo studio hanno partecipato 152 scienziati, tra i quali l’autrice principale, Carolina Levis,  dell’università di Wageningen  che sta facendo un dottorato all’Inpa Amazonas, e che spiega: «Quello che abbiamo fatto è stato incrociare i dati botanici degli appezzamenti dell’inventario boschivo con i dati archeologici. In tutto, si tratta almeno 80 anni di ricerca con centinaia di persone che hanno lavorato per riuscire a raccogliere queste informazioni. E’ stata la prima volta che si sono raccolti questi dati a livello di Amazzonia.

Il team ha fatto questa scoperta sovrapponendo i dati oltre un migliaio di inventari forestali, utilizzando la Rede de Diversidade das Árvores da Amazônia (ATDN) e la mappa di oltre 3.000 siti archeologici sparsi in tutto il bacino amazzonico. Confrontando la composizione delle specie nelle foreste situate a distanze diverse da siti archeologici, lo studio ha consentito di realizzare  la prima mappa dell’influenza delle popolazioni precolombiane sull’attuale biodiversità amazzonica.

I primi studi sono iniziati nel 2010 nelle regioni dei fiumi Purus e Madera durante il master della Levis, assistita da Flavia Costa e Charles Clement dell’Inpa, che hanno cominciato a lavorare per capire quale fosse stato nel passato  l’effetto antropico sulla foresta amazzonica.

La ricerca pubblicata su Science si è concentrata su 85 specie di alberi, che sono stati domesticati in qualche modo dalle popolazioni precolombiane, tra i quali il noce del cacao del Brasile e acai, bacaba, pataua, mapati, albero della gomma, pupunha e  molte altre specie che rappresentano una fonte di cibo, riparo o utilizzate per altri usi. I ricercatori hanno scoperto che negli inventari forestali, in tutto il bacino amazzonico, queste specie sono 5 volte più comuni delle specie non addomesticate. La più grande abbondanza e la diversità delle specie domestiche sono stati trovati nelle foreste vicine ai siti archeologici.

Si stima che prima dell’arrivo di Cristoforo Colombo nel 1492, che ha segnato l’inizio della colonizzazione europea, nella regione amazzonica vivessero tra gli 8 e i 10 milioni  di persone.  Milioni di indios sono morti negli scontri con gli europei o infettati da malattie per le quali non avevano difesa, tra cui il vaiolo e la sifilide.

La Levis sottolinea che «Il sud-ovest dell’Amazzonia (Bolivia e Rondônia/Brasile) era stato  fortemente trasformato e abitato ed è dove c’è una fitta concentrazione di piante domesticate. Già nel Guayana Shield non ho  trovato lo stesso rapporto di siti archeologici con le piante e non so perché. Ma anche così, con alcuni campionamenti a vuoto, possiamo mettere in relazione la flora e i dati archeologici».

Per lo studio sono stai utilizzai i database del Laboratório de arqueologia dell’Instituto Mamirauá, gudato da Eduardo Kazuo Tamanaha.  Secondo l’archeologo, che è co-autore dello studio, «I risultati illustrano la forte importanza dell’interdisciplinarietà e della correlazione dei dati scientifici per la conoscenza della regione amazzonica. Pensando sul lungo periodo, il grande contributo di questo lavoro è quello di rafforzare i legami tra le due aree, la botanica e l’archeologia. Dimostra l’importanza di incrociare e discutere questi dati, tra diversi ricercatori, e di iniziare a proporre ipotesi insieme».

Secondo la Costa, «No è una novità totale dire che l’Amazzonia un  tempo  era abitata. Guardando altri studi si vede che le persone avrebbero cambiato l’Amazzonia solo s attraverso i grandi fiumi che era buoni  sia per la pesca che per la facilità dei trasporti, dal momento che le aree tra i fiumi (chiamate interflúvios) erano stai considerati vuoti demografici . Ma il lavoro di Carolina dimostra che anche in questi interflúvios c’erano persone che utilizzavano e modificavano la foresta. In effetti, l’impatto della presenza umana è molto più diffuso di quanto si pensasse. Il sudest e l’est del Rio delle Amazzoni sono le regioni che concentrano la più grande abbondanza e diversità di specie domestiche e, allo stesso tempo, dove si verifica la maggior parte de degrado e della deforestazione. Una delle conseguenze di questi lavori è che  in queste regioni sono stati distrutti anche stock di piante utili per gli esseri umani. Purtroppo non esiste nessun tipo di politica per la conservazione di queste aree».

Gli scienziati hanno anche analizzato l’origine della domesticazione delle specie e i luoghi in cui queste specie si concentrano oggi. La ricerca si è basata sugli studi di Charles Clement, dell’Inpa e la Levis sottolinea: «Abbiamo visto che a volte il luogo di origine della domesticazione non era il posto dove c’è più concentrazione della specie nella foresta, il che potrebbe indicare una dispersione umana.

Secondo Clement, nella regione sud-occidentale del Rio delle Amazzoni, la pupunha ha avuto origine come pianta domesticata e poi è stata dispersa in altre aree del Rio delle Amazzoni. Nell’Amazzonia occidentale, il suo frutto è grosso e secco e gli indios no la usano per  mangiare, ma per fare la birra di pupunha. Lo studio di Carolina dimostra che alcune specie possano aver avuto origine lì, nel sud-ovest, perché si trovano in maggiore abbondanza che altrove. Questa “brincadeira”(studio) ha diverse sfaccettature. Lo studio ha utilizzato Carolina la classificazione delle piante domestiche per guidare la selezione di specie che permettono l’analisi “, aggiunge.

Gli scienziati hanno anche analizzato l’origine della domesticazione delle specie e dei luoghi in cui le specie si concentrano, oggi, nella foresta. La ricerca si è basata su studi di Dr. Charles Clement, INPA ricercatore e uno dei coautori del lavoro. “Abbiamo visto che a volte il luogo di origine della domesticazione non era il posto dove c’è più concentrazione della specie nella foresta, che potrebbe indicare una dispersione umana».

Secondo Clement, «Per esempio, nella regione sud-occidentale del Rio delle Amazzoni, la palma pesca, per esempio, origine vegetale come addomesticati e poi dispersi in altre parti del Rio delle Amazzoni. “In Amazzonia occidentale, la frutta è grossa e secca e gli indiani non ha usato per mangiare, ma per fare la birra di pupunha. Lo studio della Carolina dimostra che alcune specie possano aver avuto origine lì nel sud-ovest, perché si verifica in maggiore abbondanza che altrove Questo studio ha diverse sfaccettature. Lo studio di Carolina ha utilizzato la classificazione delle piante domestiche per orientare la selezione delle specie che hanno permesso la sua analisi»

Hans ter Steege, del Naturalist biodiversity center, conclude: «La scoperta promette di riaccendere un lungo dibattito tra gli scienziati sul grado di influenza della storia umana antica del bacino amazzonico sull’attuale biodiversità corrente e sfida l’idea che molti di noi ecologisti abbiamo ancora su questa immensa foresta. La distesa verde delle foreste amazzoniche mimetizza la prova delle colonizzazioni  del passato e dà la falsa impressione di un paesaggio incontaminato. Con la crescente ricerca archeologica, in particolare negli ultimi decenni, sono stati scoperti centinaia di nuovi siti in zone apparentemente intatte».

Il commento che viene da fare a questo importante studio è che mentre gli indios piantavano e proteggevano il polmone verde del mondo, la “civiltà” lo sta abbattendo, incendiando e distruggendo.