La foresta pluviale del Congo rischia di scomparire entro il 2100

Colpa soprattutto dell’agricoltura di sussistenza, ma l'agroindustria è una minaccia crescente

[12 novembre 2018]

Le foreste tropicali nel bacino del Congo vengono eliminate a un ritmo sempre più veloce e, se la tendenza continuerà, le sue foreste autoctone potrebbero svanire entro la fine di questo secolo».   A lanciare l’allarme è lo studio “Congo Basin forest loss dominated by increasing smallholder clearing” pubblicato su Science Advances da un team di ricercatori dell’università del Maryland e della State University of New York che, utilizzando serie temporali di dati satellitari delle serie temporali dal 2000 al 2014, ha analizzato la portata e le cause immediate della perdita di foreste in questa regione dell’Africa subsahariana,  dove si estende la seconda foresta pluviale più grande del mondo.

I dati satellitari dimostrano che tra il 2000 e il 2014 il bacino del Congo ha perso circa 165.000 chilometri quadrati di foresta un’area di foresta più grande del Bangladesh, che «L’84% dei disturbi forestali nella regione era dovuto alla deforestazione su piccola scala, prevalentemente manuale per l’agricoltura»  e che «in quel periodo il tasso annuale di questo tipo di abbattimento è quasi raddoppiato». Un tipo di agricoltura fatto principalmente per la sussistenza da famiglie che non hanno altre opzioni di sostentamento.

Risultati particolarmente allarmanti, visto che «L’Onu prevede che il numero di persone che entro il 2100 vivranno nel bacino del Congo aumenterà di 5 volte e che nella sola Repubblica democratica del Congo raggiungeranno  i 400 milioni». spiega la principale autrice dello studio, Alexandra Tyukavina, del Department of geographical sciences dell’università del Maryland

Secondo gli autori, «La preponderanza della deforestazione su piccola scala della foresta pluviale del Congo è dovuta in gran parte alla povertà derivante dall’instabilità politica e dai conflitti nella regione». La foresta pluviale del bacino del Congo si estende su 6 Paesi: Camerun, Repubblica Centrafricana (Car), Repubblica Democratica del Congo (Rdc), Guinea Equatoriale, Repubblica del Congo e Gabon. La Rd ospita il 60% della foresta del Congo e ci vivono più persone degli altri 5 Paesi messi insieme. La Rdc, insieme alla poverissima Car, ha uno degli indici di sviluppo umano –  durata della vita, livelli di istruzione e  Pil pro-capite – più bassi del mondo. La Tyukavina, spiega ancora: «Per sopravvivere, le persone in questa regione si affidano alle risorse naturali delle foreste primarie, ma le foreste non saranno in grado di tenere a lungo il passo con la domanda».

Finora non si era capito esattamente quanto l’agricoltura di sussistenza dei piccoli agricoltori, chiamata anche “coltivazione in movimento”, e altre forme di agricoltura su piccola scala stessero contribuendo alla deforestazione complessiva del Congo. I dati satellitari sono serviti a individuare i diversi tipi di deforestazione e la perdita di copertura degli alberi. Intervistata da Mongbay, la Tyukavina, ha sottolineato che «Per noi è stato importante per noi quantificare in modo esplicito le proporzioni dei diversi driver, per dimostrare quanto sia predominante il disboscamento su piccola scala delle foreste per lo spostamento della coltivazione all’interno della regione e per dimostrare che non è solo un abbattimento delle foreste secondarie, ma anche espansione nelle foreste primarie».

L’unico Paese del bacino del Congo in cui l’agricoltura su piccola scala non è la forza trainante della deforestazione è il Gabon, dove la principale causa di perdita di foresta il disboscamento selettivo industriale è. Lo studio rivela anche che, tra il 2000 e il 2014,  il 60% della deforestazione del Congo è avvenuta nelle foreste primarie e secondarie mature.

Nel loro studio, i ricercatori avvertono anche  che è in atto «una nuova ondata« di abbattimenti su larga scala per l’agricoltura industriale: «Nonostante contribuisca a un relativamente scarso 1% della deforestazione del Congo durante il periodo di studio, sembra che il trend sia verso l’alto, in particolare nei Paesi costieri. La pianificazione territoriale che riduce al minimo la conversione della copertura forestale naturale per l’agroindustria servirà a mitigare questa minaccia nascente e crescente per le foreste primarie».

Quello pubblicato su Science Advances, finanziato dall’United States Agency for International Development attraverso il Central Africa Regional Program for the Environment, è il secondo di una serie di studi dettagliati  realizzati dal  Dipartimento di scienze geografiche dell’università del Maryland e finanziati sulle cause della perdita delle foreste resta nelle tre principali regioni di foresta tropicale. Il primo, pubblicato nel 2017, si è concentrato sull’Amazzonia legale brasiliana. Il prossimo studio esaminerà i fattori che causano la scomparsa delle foreste  in Indonesia.

Un altro autore dello studio, Matthew Hanson, anche lui del  Department of geographical sciences dell’università del Maryland, conclude: «Le foreste tropicali svolgono un ruolo cruciale nella regolazione del clima e forniscono servizi ecosistemici essenziali. La nostra ricerca cerca di valutare e quantificare in modo metodologicamente coerente i fattori che incidono sulla perdita di foreste in ampie regioni, così da poter capire come rallentare o fermare il processo prima che sia troppo tardi».