Riceviamo e pubblichiamo

La gestione dell’ambiente è troppo sbrindellata

[12 luglio 2017]

Se ci riferiamo alle vicende internazionali, anche le più recenti, il quadro è fin troppo chiaro e allarmante. Ma se guardiamo a quelle più specificamente nostre, cioè di casa, la situazione non è meno sbrindellata e preoccupante. E possiamo partire dalla legge sui parchi su cui il Parlamento, compreso il ramo sopravvissuto ad un referendum fallimentare, stanno confermando il peggio di una politica capace solo di autorottamarsi.

E vorrei partire proprio dalla legge sui parchi, che comunque vada a finire ha chiaramente evidenziato  la crisi tutt’altro che recente come si era potuto vedere – almeno per chi non prese per buone le balle del referendum. E cioè che il nuovo Titolo V, la penalizzazione delle regioni – quelle ordinarie, perché quelle speciali ne uscivano rafforzate – l’abrogazione delle province, il ritorno ad una invadente supremazia dello Stato avrebbe ulteriormente penalizzato soprattutto le politiche ambientali pregiudicando ancor più quella leale collaborazione istituzionale e costituzionale che è la condizione fondamentale per qualsiasi efficiente ed efficace governo del paese.

La situazione appare tanto logorata al punto che, come ha lucidamente documentato nel suo recente libro Lo sfascio ambientale Vittorio Emiliani, l’iniziativa di Renzi, ad esempio, contro le Sopraintendenze ha trasferito competenze alle Prefetture che di competenze in materia non ne hanno alcuna. Insomma, la famigerata lotta alla burocrazia di Renzi e della Boschi ha ricondotto alle Prefetture competenze anche sugli enti locali che erano state abrogate con l’elezione tardiva delle regioni. E mentre ci si accapiglia – da alcuni anni – sulla legge dei parchi che era ed è una buona legge, di altre buone leggi dalla 183 sul suolo a quella sul mare nessuno sa più niente, tanto che ogni tanto si scoprono anche fondi non utilizzati mentre i parchi spesso mancano anche della benzina per le macchine della vigilanza.

Ecco perché urge in ogni caso, che la legge passi o non passi prima della chiusura del Parlamento, ricomporre i pezzi di una situazione oggi vergognosamente sbrindellata, che brilla solo per la latitanza del ministero dell’Ambiente. Che i parchi in questa complessa e complicata partita abbiano un ruolo del tutto speciale è evidente, ma soli non devono e non possono restare ancora.

Le opinioni espresse dall’autore non rappresentano necessariamente la posizione della redazione