I pellegrini come noi: godono della parte buona del riscaldamento globale. La sofferenza verrà dopo

La guerra dei falchi pellegrini e dei girifalchi in Groenlandia (VIDEO)

Il cambiamento climatico e la competizione del futuro per gli habitat

[25 luglio 2017]

In Groenlandia due uccelli rapaci sono impegnati in una guerra per il cibo, il territorio e la sopravvivenza, con battaglie che si svolgono sempre più a nord, spinte dal cambiamento climatico che sta rapidamente mutando l’Artico.

Robinson Mayer racconta su The Atlantic la storia di Kurt Burnham, uno scienziato dell’ High Arctic Institute (Hai) che ha passato gli ultimi 10 anni ad osservare questa guerra svilupparsi e prendere forma.

Girando in lungo e largo la Groenlandia occidentale in estate per seguire i falchi pellegrini (Falco peregrinus) nidificanti, una decina di anni fa Mayer si è accorto che stava accadendo qualcosa di nuovo: mentre il cambiamento climatico addolciva le rigide temperature dell’Artico, i pellegrini estendevano il loro areale sempre più a nord, in aree dove fino ad allora non esistevano dati sulla loro presenza. Poi le coppie di pellegrini hanno cominciato a ritornare, estate dopo estate, per nidificare sulle scogliere più settentrionali della Groenlandia.

Ma quei luoghi erano già occupati da millenni dai girifalchi (Falco rusticolus), rapaci più grossi di pellegrini e particolarmente adattati alla vita artica. Ma i girifalchi sono meno aggressivi dei pellegrini che li attaccano regolarmente per conquistare aree di nidificazione e zone di caccia.

Secondo Mayer e molti ornitologhi questa guerra tra pellegrini e girifalchi è l’avanguardia delle battaglie che ci saranno in un pianeta che si sta rapidamente riscaldando: «Il riscaldamento globale può a volte sembrare  un fenomeno passivo, come se gli animali selvatici si svegliassero un giorno per scoprire che l’aria è più calda e tutto il loro cibo è scomparso – scrive Mayer – Ma la guerra dei pellegrini della Groenlandia suggerisce che gli sconvolgimenti a venire saranno sanguinosi. Il cambiamento climatico non solo provoca un lento impoverimento ecologico, ma porta anche ad  invasioni davvero molto veloci».

Burnham non è ottimista sullo scontro tra pellegrini e girifalchi: «Nei prossimi 10 o 15 anni vedrete che nell’area uno di loro si estinguerà». E ci sono pochi dubbi che ad essere sconfitto sarà il girifalco.

Quella del  falco pellegrino in America è infatti una storia di rinascita: prima era diffuso in tutto il Nord America, ma negli anni ’50  le sue  popolazioni vennero decimate dal DDT  che avvelenava questi predatori al vertice della catena alimentare, che depositavano uova fragilissime che a volte restavano schiacciate sotto il loro peso- Fu il libro Silent Sprin, pubblicato da Rachel Carson nel 1962, a far capire all’opinione pubblica quali erano i rischi che correva l’ambiente, facendo nascere il moderno movimento ambientalista e portando al divieto di utilizzare il DDT, almeno nei Paesi ricchi.

Fu allora che venne istituito il Peregrine Fund per salvare i falchi pellegrini e che William Burnham, il padre di Kurt, venne reclutato dalla  Cornell University pe studiare i pellegrini della Groenlandia e per avviare un programma di riproduzione in cattività e reintroduzione in natura degli uccelli più veloci del mondo. Alla fine  William Burnham diventò il capo del Peregrine Fund e del  World center for birds of prey. Intanto, ogni anno tra il 1972 e il 1999,, William e Kurt Burnhams tornavano in Groenlandia per vedere come se la passavano i pellegrini e contare i loro nidi e anche quelli dei girifalchi. E’ così che hanno assistito entusiasti al notevole recupero dei pellegrini, fino a che, nel 1999, il Falco peregrinus  è stato tolto dall’elenco delle specie in pericolo: in Groenlandia c’erano ormai più di 170 nidi di pellegrini.

Ma ora,  grazie alle estati più calde, la situazione di questo efficacissimo uccello predatore sta cambiando di nuovo: nel 2016, il team di Burnham ne ha censito almeno 11 coppie a nord della base aerea Usa di Thule, la più a nord del mondo. Una coppia vive più di 150 miglia a nord della base a solo 800 miglia dal Polo Nord.

Lavorando sul campo nel nord della Groenlandia Burnham ha visto il cambiamento climatico in azione: «Nei primi anni ’90, un giorno caldo significava 40 gradi Fahrenheit. Ora un giorno così caldo significa che è tra le 60 temperature più basse». Questo forte riscaldamento dell’Artico ha ampliato il periodi di nidificazione dei pellegrini, permettendo loro di vivere di più in  in Groenlandia durante l’anno. Visto che il falco pellegrino – come dice il suo stesso nome – è un migratore che raggiunge l’Artico dai tropici, il suo areale sembra espandersi sia a nord che a sud. Come dice Burnham, «Più a nord si trova un uccello, più a sud va».

Quindi i pellegrini che hanno conquistato i territori a nord di Thule  compiono lunghissime migrazioni: secondo Burnham un pellegrino della Groenlandia settentrionale migra a sud per più di 8.000 miglia a sud, fino a raggiungere il  Costa Rica, Panama o il Venezuela. Mentre un falco pellegrino che nidifica nella capitale Usa Washington,  passa l’inverno in Texas o al massimo nei Caraibi.

Intanto i pellegrini che nidificano in Groenlandia partono sempre più tardi, ritardando il loro volo verso nord fino a fine maggio o all’inizio di giugno, quando i loro a Washington hanno già deposto e uova e stanno allevando i pulcini.

Il problema è che  gli scuri falchi pellegrini sono nomadi adattabili, mentre i bianchi girifalchi sono degli specialisti protetti dal freddo da un caldo strato di piume e che si sono evoluti negli ultimi centomila anni per prosperare nell’estremo nord Artico. Alcuni girifalchi possono trascorrere l’intero anno a nord del Circolo Polare  e si posano sugli iceberg facendosi trasportare in mare aperto per settimane, abbandonando i loro bastioni ghiacciati solo per sgranchirsi le ali o per cacciare gli uccelli marini.

I girifalchi non costruiscono i propri nidi, ma all’inizio della primavera occupano temporaneamente i nidi abbandonati di altri uccelli come i corvi, ricoprendoli e cementificandoli con il loro guano. Recentemente gli scienziati hanno scoperto che alcuni nidi utilizzati dai girifalchi risalgono a più di 2.500 anni fa: i primi pulcini di Falco rusticolus  sono stati allevati in quei nidi prima dell’Impero Romano.

Ma ora i pellegrini hanno cominciato a sfrattare i girifalchi, trvando i loro resistentissimi nidi molto confortevoli. E i girifalchi, creature grandi ma gentili, spesso volano via appena gli aggressivi pellegrini accennano ad attaccarli, abbandonando anche il terreno di caccia intorno al nido.

Burnham spiega: «E’ come vedere un F-16 contro una Cessna. Un anno abbiamo trovato un pulcino di girifalco che aveva appena imparato a volare, a terra con un’ala rotta. Probabilmente era il risultato di un peregrino che ha attaccato un  nido di girifalco».

Il riscaldamento globale favorisce lo spostamento dei pellegrini verso nord, ma non tutti i cambiamenti climatici sono loro favorevoli: durante l’estate, ora a Thule piove regolarmente e spesso a dirotto, mentre prima nevicava sporadicamente,  così l’acqua può accumularsi nei nidi cementati dal guano dei girifalchi conquistati dai pellegrini raffreddando le uova o addirittura annegando i pulcini. Se il tasso di mortalità già alto tra i pulcini di pellegrini dovesse aumentare, questo potrebbe cominciare a ridurre la popolazione di questi rapaci e la loro espansione verso nord.

Burnham conclude: «Non importa quanto caldo faccia, i falchi potrebbero non essere in grado di produrre abbastanza giovani per spostare la loro popolazione più a nord. Forse i pellegrini sono come noi: adesso stanno godendo della parte buona del riscaldamento globale. La sofferenza verrà dopo».

Videogallery

  • Gyrfalcon nest in northwest Greenland

    https://youtu.be/eMbDD0nPAiw

  • Female Peregrine Falcon returns to the nest

    https://youtu.be/-_P3capJ8H0