La guerra dei masai contro i fichi d’india la combatterà un insetto

Una cocciniglia importata dal Sudafrica per fermare l’invasione dei pascoli del Kenya

[19 maggio 2015]

In Africa orientale un insetto che succhia la linfa di piante di cactus è stato testato per contenere la diffusione di una specie invasiva che minaccia i pascoli dei masai: si tratta di una cocciniglia, dudu in Swahili, con la quale si cerca di attuare un controllo biologico nella regione di Laikipia, in Kenya. Uno studio ha mostrato che l’insetto si nutre esclusivamente di Opuntia stricta, il nostro  fico d’India, che ha invaso le praterie dei masai e sostituisce le piante autoctone delle quali si nutre il loro bestiame.

La comunità Maasai in Laikipia sta collaborando con il Centre for Agriculture Biosciences International (Cabi) per fermare la diffusione dei cactus e secondo il Cabi, una Ong britannica, il test conclusosi ad aprile ha dimostrato che la cocciniglia non è pericolopsa per le piante autoctone e per quelle coltivate.

Arne Witt, coordinatore del programma specie invasive di Cabi-Africa, spiega che «La cocciniglia non è stato trovata su altre specie di cactus, come Austrocylindropuntia subulata  e Cereus jamacaru  che stanno crescendo in associazione con Opuntia stricta. In poche parole, non c’è alcun rischio». I fichi d’India sono stati introdotti in Kenya come pianta ornamentale durante il periodo coloniale britannico e, visto che sono in grado di vivere nelle aree aride, hanno colonizzato migliaia di ettari di pascoli nel nord del Kenya, mettendo a rischio il sostentamento di pastori. Secondo il Cabi  il fico d’India potrebbe essere la causa della morte di cuccioli di elefanti che hanno consumato i suoi frutti, quindi costituirebbe anche una minaccia per la fauna selvatica e danneggerebbe il turismo.

La cocciniglia anti-fichi d’India è stata importata dal Sudafrica, dove è stato utilizzata nel Kruger National Park per affrontare le infestazioni fichi d’india. L’insetto succhia la linfa dalla pianta fino ad uccderla. In Kenya fino ad oggi le infestazioni fico d’India venivano affrontate con erbicidi e rimozione manuale, metodi costosi e che spesso creano ulteriori danni ambientali. Lusike Wasilwa, del Kenya Agricultural and Livestock Research Institute, pensa che la cocciniglia possa essere un’alternativa più sicura, ma ha aggiunto che l’insetto non verrà diffuso su vasta scala fino a quando non sarà assolutamente certo che non ucciderà le piante locali: «Questa ricerca deve essere seguita da prove esaurienti per accertare che tutte le specie esotiche portate nel Paese non avranno un impatto negativo sulla biodiversità locale. Devono essere ottenute le approvazioni necessarie».

Il Kenya Agricultural Research Institute (Kari) aveva proposto di utilizzare i fichi d’India come foraggio per il bestiame, perché sono estremamente tolleranti alla siccità e rimangono succulenti e facilmente digeribili, anche in tempi di forte siccità, il che li rende un’ottima fonte di acqua e nutrizione in condizioni difficili. I ricercatori del Kari avevano addirittura chiesto ai governi regionali di incoraggiare le piantagioni di cactus per aiutare il bestiame a sopravvivere alla siccità.  Ma Witt fa notare che i test realizzati d fino ad ora hanno dimostrato che i cactus non sarebbero una valida alternativa ai prodotti tradizionali per gli animali e che invece la diffusione dei fichi d’india aumenterebbe con la propagazione attraverso le feci degli animali, rendendo sempre più inaccessibili i pascoli dei masai.

Ben Lukuyu, un nutrizionista animale dell’International Livestock Research Institute di Nairobi, è d’accordo con Witt e aggiunge che «Il basso contenuto proteico e di materia secca del cactus limitano la sua importanza come fonte di foraggio nei periodi di estrema siccità».