Nuove tradizioni culturali: furto e baratto con una specie diversa

La mafia delle scimmie del tempio di Bali: rubano oggetti agli umani e li scambiano con cibo (VIDEO)

«Più spesso le scimmie si trovano vicino ad esseri umani, più regolarmente ricorrono al furto e ad altre manipolazioni»

[30 maggio 2017]

A Bali, in Indonesia, la fame ha spinto le scimmie a costituire bande di ladri per procurarsi il cibo, taglieggiando i turisti a cui rubano oggetti che restituiscono solo in cambio di cracker o di altre “ghiottonerie” .

La storia di questa mafia delle scimmie è raccontata nello studioIntergroup variation in robbing and bartering by long-tailed macaques at Uluwatu Temple (Bali, Indonesia)”, pubblicato su Primates da un team internazionale di ricercatori guidato da Fany Brotcorne, una primatologa dell’università belga di Liegi: le scimmie in questione, che sono macachi cinomolgo  (o macaco di Buffon o macaco di Giava – Macaca fascicularis), rubano degli oggetti di valore ai turisti, come occhiali, macchine fotografiche – o, in un caso, addirittura una mazzetta di denaro – e non le restituiscono fino a che gli umani, quasi sempre il personale del tempio, non pagano un riscatto in natura.

La gang di macachi delinquenti vivono nei dintorni del tempio di Uluwatu a Bali e passano molto tempo con i turisti, ed è per questo che, secondo i ricercatori, hanno sviluppato delle capacità “criminali” simile a quelle degli uomini. Anche se questo comportamento della mafia delle scimmie era già stato riportato da anni per quanto riguarda primati in cattività, non era mai stata studiato scientificamente in natura. Così Fany Brotcorne ed il suo team hanno cercato di scoprire come e perché questo comportamento si sia diffuso tra una popolazione di scimmie libere di scorrazzare in libertà a Bali.

La Brotcorne spiega che si tratta di un comportamento unico, e che il tempio di Uluwatu è l’unico posto in cui le scimmie si comportano in questa maniera, «il che suggerisce che sia un comportamento appreso piuttosto che una capacità innata». Il team di ricercatori ha voluto determinare se si trattava effettivamente di una conquista culturale, il che potrebbe aiutare a capire meglio la capacità cognitive della scimmie e anche l’evoluzione umana.

La Brotcorne ha sperimentato di persona l’attacco mafioso dei macachi: «Queste scimmie tentavano sempre di rubare il mio cappello, la mia penna o i miei fogli di ricerca». Dopo mesi di osservazione, il team internazionale ha concluso che «più spesso le scimmie si trovano vicino ad esseri umani, più regolarmente ricorrono al furto e ad altre manipolazioni», ma che i gruppi di “nuovi arrivati” apprendono presto a imitare i ladri, «il che mostra le prime prove che queste abitudini passano di generazione in generazione».

Lo studio sottolinea che questo comportamento si forma per tappe: «Dopo aver preso agli umani degli oggetti non commestibili, come degli occhiali, i macachi li utilizzano in seguito come merce di scambio per il cibo». I ricercatori hanno trovato dei legami diretti tra il tempo trascorso nelle zone turistiche dalle scimmie e l’estorsione: i due gruppi (su 4 studiati) di macachi che passano più tempo a zonzo tra i turisti hanno i più alti tassi di furto e di baratto,  il che corrobora l’idea che stiano imparando questo comportamento criminale guardandosi l’un l’altro. Inoltre, proprio come nelle società umane, i  gruppi con i maschi più giovani sono più inclini a comportamenti a rischio e hanno tassi più elevati di furto rispetto ad altri gruppi.

Anche se questo studio si basa solo su un piccolo campione, la Brotcorne è convinta che il suo team abbia scoperto la prima prova preliminare che questo comportamento sia di  tipo culturale, trasmesso attraverso generazioni da scimmie che imparano le une dalle altre. La prova definitiva è venuta da ulteriori ricerche: anche i membri di un quinto gruppo di macachi che gironzolavano nella zona intorno al tempio hanno iniziato a imparare che si può barattare la merce rubata con degli squisiti spuntini.

Serge Wich, un primatologo britannico della John Moores University di Liverpool che non ha partecipato allo studio, ha commentato per New Scientist che «il lavoro della Brotcorne fornisce un racconto e uno spettacolare esempio di flessibilità nel comportamento dei primati in risposta ai cambiamenti ambientali. E’ particolarmente interessante perché lo stesso comportamento non è stato visto in altri luoghi dove potrebbe verificarsi. Ciò indica che possa essere effettivamente essere una nuova tradizione comportamentale nei primati e questo ci insegna che le nuove tradizioni possono comportare il furto e il baratto con una specie diversa».

Secondo la  Brotcorne il suo lavoro potrebbe aiutare i ricercatori a saperne di più sulla psicologia dei primati: «Come le informazioni vengono trasmesse tra i gruppi, quanto capiscono le proprie azioni e come pianificano il futuro. Potrebbe anche aiutare a rispondere alle domande riguardo l’evoluzione delle nostre capacità cognitive. Il baratto e le competenze di negoziazione non sono note negli animali; di solito sono definite come esclusive degli esseri umani. Ma vederle nei macachi potrebbe aiutarci imparare quanto presto il comportamento potrebbe essere sorto nell’evoluzione della stirpe umana».

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