I gatti responsabili di almeno il 14% cento delle estinzioni di uccelli, mammiferi e rettili

La malattia dei gatti che rischia di estinguere le rare oche delle hawaii

La Toxoplasma gondii colpisce anche esseri umani, foche e altri animali selvatici

[7 giugno 2016]

Oche delle Hawaii

Il nuovo studio “Toxoplasma gondii  antibody prevalence and two new genotypes of the parasite in endangered hawaiian geese (Nene: Branta sandvicensis)”, pubblicato sul Journal of Wildlife Diseases, documenta la «contaminazione diffusa di habitat» nelle Hawaii causata dai gatti rinselvatichiti introdotti dall’uomo. Secondo il team di ricercatori dell’ US Geological Survey, del Dipartimento dell’agricoltura Usa, dell’università del  f Tennessee, Tennessee e della  Division of Forestry and Wildlife dello Stato delle   Hawaii, che ha redatto lo studio, questo a implicazioni allarmanti per le Nene le oche in via di estinzione delle Hawaii e per altri animali che vivono nelle isole.

Lo studio ha valutato la prevalenza dell’infezione tra le Nene e  spiega che «Toxoplasma gondii è un protozoo parassita trasmesso dai gatti domestici ( Felis catus ), che ha storicamente ha causato mortalità negli uccelli autoctoni hawaiani. Per stimare quanto sia diffusa l’esposizione al parassita nelle  Nene (Oche hawaiane, Branta sandvicensis ), abbiamo fatto un sondaggio sierologico per gli anticorpi T. gondii  e abbiamo caratterizzato geneticamente il DNA del parassita da tessuti di uccelli morti che avevano infezioni  confermate di immunoistochimica. Nelle 94 oche campionate, la prevalenza sulle isole  di Kauai, Maui e Molokai è stata rispettivamente del 21% (n = 42), il 23% (n = 31), e il 48% (n = 21».  Inoltre i 4 oche sono stati identificati  due nuovi genotipi di T.gondii  (ToxoDB # 261 e # 262) che  sembrano separati  geograficamente. L’isola di Molokai ha registrato quindi il più alto tasso di infezione e secondo gli autori dello studio questo sarebbe dovuto a «una presenza vistosamente consistente di gatti selvatici».  ricercatori sottolineano che «L’esposizione a T. gondii  nelle Nene selvatiche è diffuso e, mentre il parassita non è una delle principali cause di morte, potrebbe avere effetti sub-letali o comportamentali».  Quindi bisognerà utilizzare queste nuove informazioni per avviare metodi efficaci di gestione dei gatti rinselvatichiti  nelle Hawaii, che rappresentano già ora un bel problema.

T.gondiiè un parassita che causa la toxoplasmosi anche nell’uomo e in altri  animali selvatici ed ora si è rivelato anche la «malattia infettiva più comunemente trovata nelle Nene».  I gatti sono indispensabili al T. gondii  per completare il suo ciclo di vita e viene escreto nell’ambiente attraverso le feci dei felini. American Bird Conservancy sottolinea che «Un singolo gatto può espellere centinaia di milioni di uova infettive (chiamate “oocisti”) nelle sue feci».

Il principale autore dello studio, Thierry Work, del National Wildlife Health Center – Honolulu Field Station dell’ US Geological Survey, sottolinea che «Questa ricerca conferma studi precedenti risalenti agli anni ’70 che affermavano che questo parassita si trova probabilmente negli ecosistemi insulari tropicali ovunque ci sono gatti selvatici. Studi recenti suggeriscono anche che gli animali e gli esseri umani sono più inclini a un trauma quando sono infettati con T. gondii. Il trauma è la causa principale di morte per le Nene e le infezioni da T. gondii possono renderle più vulnerabili, ma confermarlo richiederà ulteriori studi».

Le oche delle Hawaii non sono gli unici animali selvatici hawaiani positivi ai test per T. gondii . Altri uccelli, a rischio di estinzione, come il corvo delle Hawaii (Alala), e mammiferi, come la rarissima foca monaca hawaiana sono a rischio di morire per questa infezione diffusa dai gatti introdotti sulle isole. Dopo la morte di alcune foche monache, la National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA), ha detto che l’aumento della toxoplasmosi rappresenta una «seria preoccupazione» e il Main Hawaiian Islands Monk Seal Management Plan NOAA sta studiando le morti delle foche monache tenendo conto degli «impatti secondari e cumulativi di malattie subcliniche o croniche».

Anche turisti e abitanti delle Hawaii sono aa rischio di toxoplasmosi: «L’ingestione o l’inalazione di oocisti trasmessi dai gatti possono causare aborti spontanei, anomalie fetali, cecità, perdita di memoria, o la morte», dicono quelli di American Bird Conservancy. Lo studio “Unrecognized Ingestion of Toxoplasma gondiiOocysts Leads to Congenital Toxoplasmosis and Causes Epidemics in North America” pubblicato nel 2011 rilevava che quasi l’80% delle madri campionate di neonati congenitamente infetti (quelli infettati da T. gondii nel grembo materno) avevano contratto le infezioni a causa di una contaminazione ambientale da feci di gatto.

In un altro studio (Toxoplasma oocysts as a public health problem) del 2013, un team di ricercatori del  Medical Research Institute Stanley e della Johns Hopkins University avevano richiamato l’attenzione sui  gatti come vettore di  trasmissione di T. gondii. Alle  persone: «Dato che i gatti sono ormai così diffusi nell’ambiente, si può essere infettati [con T. gondii ] dai gatti che defecano nel proprio giardino o in un parco giochi vicino, o giocando in aree pubbliche come parchi o giardini scolastici. In effetti, dato che i gatti contaminano sempre più le aree pubbliche con oocisti di T. gondii, diventerà sempre più difficile per evitare l’esposizione».

Ma nelle Hawaii i gatti non si limitano a diffondere la malattia, sono anche predatori “alieni” che sterminano la fauna selvatica autoctona nell’Arcipelago Usa e in molte isole di tutto il mondo. American Bird Conservancy evidenzia che «Nelle Hawaii, già note come la capitale dell’estinzione degli uccelli del mondo, i gatti selvatici uccidono, tra gli altri., procellarie delleHawaii ( ‘Ua’u), berte di Newell (‘A’O) e Palila in via di estinzione».

Lo studio “A global review of the impacts of invasive cats on island endangered vertebrates”,  pubblicato nel 2011 su Global Change Biology, ha registrato gli impatti dei gatti rinselvatichiti su almeno 120 isole diverse in tutto il mondo e ha stabilito che «i gatti selvatici sono responsabili di almeno il 14% cento delle estinzioni globali di uccelli,  mammiferi e rettili».

Grant Sizemore, direttore del programma specie invasive di American Bird Conservancy, conclude: «Mentre apprezziamo i gatti come animali domestici e riconosciamo il ruolo importante che i gatti svolgono nella vita di molte persone, è chiaro che la continua presenza di gatti selvatici nei nostri parchi e nei quartieri sta avendo impatti negativi sulle persone e sulla fauna selvatica. Prima che un’altra specie sia estinta o un’altra persona venga infettata dalla toxoplasmosi, dobbiamo riconoscere la gravità del problema e prendere iniziative decisive per risolverlo. Quel che è necessario è rendere responsabile il proprietario dell’animale domestico e l’effettiva rimozione dei gatti vaganti liberamente nel territorio».