La misteriosa vita dell’iperodonte boreale: forti legami tra singoli individui (VIDEO)

Sono solo 8.000? Wdc: «Vietare subito la caccia ai Berardius bairdii fatta dai giapponesi»

[2 febbraio 2015]

Erich Hoyt co-direttore del Russian Cetacean Habitat Project della Whale and Dolphin Conservation (Wdc), ha svelato uno ceteaci più misteriosi del mondo, il  berardio boreale  o iperodonte boreale o del Nord Pacifico, (Berardius bairdii) che viene anche chiamato tursiope-balena gigante o balena del nord dai 4 denti.

Per anni si è discusso se  il berardio boreale ed il berardio australe (Berardius arnuxii) fossero in realtà un’unica specie, ma recenti analisi genetiche hanno dimostrato che sono geneticamente isolati e distinti l’uno dall’altro.

Questi mammiferi marini, che sono i più grossi zifidi conosciuti, visto che raggiungono a che i maschi raggiungono i 10,7 metri di lunghezza e le femmine 11,1 metri e 12 tonnellate di peso, non solo formano gruppi con una struttura sociale complessa,  ma all’interno di questi ci sono forti legami tra gli individui che sembrano preferire la compagnia di qualcuno dei membri del branco.

La scoperta è avvenuta attraverso l’identificazione delle cicatrici sui corpi dei singoli berardi boreali che è avvenuta durante 4 anni con campagne di ricerca effettuate dalla primavera all’inizio dell’autunno per capire il loro comportamento sociale. Secondo quanto scrive il team di Hoyt su Marine Mammal Science, la caccia   a questa specie, esercitata soprattutto dalle baleniere a nord del Giappone, deve essere fermata, anche per raccogliere ulteriori informazioni su questa grande specie elusiva.

Come spiegano alla Wcd , «Il berardio di Baird ha un corpo grande ma snello, con una distintivo melone bulboso che può diventare biancastro con l’età. Il becco è lungo e la mascella inferiore sporge oltre la mascella superiore e contiene due coppie di denti che, insolitamente per gli zifi, fuoriescono sia nei maschi che nelle femmine. La coppia anteriore dei denti può essere visibile quando la bocca è chiusa e può essere incrostato di cirripedi negli individui più anziani. Come per tutti gli altri zifidi, è presente  anche una coppia di scanalature golari. Le pinne sono piccole e leggermente arrotondati, poste in avanti sul corpo, e si inseriscono in piccole depressioni sul corpo quando l’animale è in  immersione. La pinna dorsale è arretrato sul corpo, piccola e triangolare e di solito incurvata sotto alla punta. Il corpo è un colore grigio brunastro e negli anziani può essere pesantemente segnato come risultato di interazioni con i conspecifici. Lo zifio di Baird può essere confusa con diverse altri zifidi che condividono il suo areale,  tuttavia  possono essere individuate rispetto alle altre specie attraverso le loro grandi dimensioni, la colorazione e la testa e le differenze pinna dorsale».

Questi animali sembrano avere una vita molto lunga ed i maschi vivono più a lungo rispetto alle femmine. Formano gruppi compatti che vanno dai 5 ai 20 individui,  ma a volte ne sono stati visti insieme anche 50. Siono animali fortemente sociali che preferiscono cibarsi nelle acque profonde acque vicino alla piattaforma continentale e in ed intorno alle montagne sottomarine.

Nel Pacifico occidentale sono attualmente conosciute  tre sotto-popolazioni: Mar del Giappone, Mar di Okhotsk ed ocea«nio Pacifico e tutte insieme raggiungerebbero i 7.000 individui che vanno aggiunti agli altri 1.100 che frequentano i nord-est dell’Oceano Pacifico. La Lista Rossa Iucn classifica i Berardius bairdii come specie con “Dati insufficienti” e la loro vulnerabilità è data anche dall’inserimento nella Appendici di Cites e Cms.

Questi cetacei, che in primavera-estate e l’inizio autunno frequentano il Nord Pacifico, tra il Giappone ed i mari di Bering e Okhotsk,  passano relativamente poco tempo in superficie e compiono immersioni regolari che durano fino a 30 minuti, raggiungendo profondità di 1 km, alla ricerca di pesci, calamari e crostacei. Sono quindi molto difficili da studiare, ma coon gli individui sopra i 4 anni di età la catalogazione, basandosi sulle numerose cicatrici di ogni animale, è abbastanza agevole ed è così che gli scienziati hanno cominciato a capire come funziona la società degli iperodonti australi. Secondo i ricercatori del Russian Cetacean Habitat Project Wdc, le cicatrici degli berardi boreali sono causate dalle reti derivanti e dagli attacchi di orche e squali tagliatori  (Isistius brasiliensis) un piccolo squalo aggressivo, una specie di zanzara marina, che stacca pezzi di carne dai grandi cetacei. Da questo tipo di cicatrici gli scienziati hanno capito che questi zifi giganti migrano dalle fredde acque della Russia orientale fino ai caldi mari dove vivono gli squali.

Hoyt ha detto a BBC News: «Vengono catturati con le reti e vengono arpionati, quindi non c’è una responsabilità internazionale [per questa specie] che attualmente resta trascurata. Per quel abbiamo visto finora di questi animali e  di dove vanno, significa che  la caccia agli zifi di Baird è qualcosa che dovrebbe essere gestita a livello internazionale».

Ma secondo l’International Whaling Commission (Iwc), nonostante le loro grandi dimensioni, I Berardius bairdii rientrano «nella categoria dei piccolo cetacei (o odontoceti) piuttosto che nelle cosiddette “grandi balene”», quindi non sono tra le specie per le quali l’Iwc ha proibito la caccia al Giappone e, come ha confermato un portavoce dell’Iwc alla BBc, «I governi membri stanno discutendo da diversi anni se il mandato della regolamentazione dell’organizzazione dovrebbe essere esteso ai piccoli cetacei». La  complessa struttura sociale mostrata dagli iperodonti australi  potrebbe può contribuire alla discussione in corso su se e come tutelare questa misteriosa specie.

Secondo Ari Friedlaender, un biologo marino dell’Oregon State University,«Le  associazioni a lungo termine di questi animali e le loro strutture sociali complesse potrebbe significare che l’impatto di disturbarli o dell’eliminazione di individui potrebbero avere conseguenze significative» e Patrick Miller, dell’niversità di St Andrews, ha aggiunto che «E’ necessaria ulteriore ricerca per chiarire come le associazioni degli animali potrebbero influenzarne l’allevamento e l’alimentazione. Ma lo studio fornisce dati importanti, che permetteranno di migliorare la nostra capacità di comprendere come la caccia ai cetacei ed fattori di stress come il rumore subacqueo potrebbero influenzare questa specie».

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