La Natura dell’Italia: a Palermo i parchi insieme per turismo, economia verde e green society

I viaggi legati alla natura valgono in Italia 10,9 miliardi di euro, un business in crescita

[30 ottobre 2013]

Oggi a Palermo si parla di parchi, green economy e green society al secondo appuntamento preparatorio alla Conferenza nazionale delle aree protette “La Natura dell’Italia. Biodiversità e aree protette: la Green Economy per il rilancio del Paese”, prevista per l’11 e il 12 dicembre a Roma. A concludere  il convegno, “I parchi come luoghi di incontro tra green economy e green society” sarà il ministro dell’Ambiente Andrea Orlando.

L’incontro di Palermo, promosso da ministero dell’ambiente, Federparchi, Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile e Unioncamere  è iniziato con le relazioni introduttive del presidente di Federparchi Europarc Italia Giampiero Sammuri, di Stefano Leoni (Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile) e di Ivanhoe Lo Bello (vicepresidente di Unioncamere). «Se lo spread di un paese si misurasse in biodiversità  l’Italia sarebbe la Germania d’Europa – ha detto Sammuri – Può sembrare un paradosso ma non è così, perché le 57.000 specie animali e le 5.600 specie vegetali,  600 delle quali endemiche del nostro Paese, rappresentano un’enorme ricchezza dell’Italia non solo in termini di patrimonio ambientale. I parchi sono aree dove è possibile trovare l’Italia migliore per sperimentare un nuovo modello di sviluppo fondato sulla sostenibilità, sul legame con i territori, sulla valorizzazione del turismo di qualità. Sono queste le risorse su cui dobbiamo puntare per rilanciare la nostra economia».

Dopo sono intervenute le associazioni ambientaliste, dal presidente nazionale di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza e quello del Cai Filippo Di Donato. Cogliati Dezza nel suo intervento ha detto: «Siamo convinti che i parchi possano offrire un concreto contributo al Paese per farlo uscire dalle difficoltà economiche e sociali in cui si trova, a condizione che chi li gestisce e chi ne definisce le strategie si concentri con decisione sugli elementi concreti che servono per migliorarne l’immagine e la sostanza. Sebbene siano un modello di green economy già operante nei molti territori che hanno puntato sulla qualità dell’offerta delle produzioni agroalimentari e dei servizi turistici e garantiscano una tenuta del tessuto sociale più forte di altri contesti non interessati da questi strumenti di conservazione della natura e di sviluppo sostenibile locale, è necessario che anch’essi si pongano obiettivi di una maggiore condivisione con chi in questi territori vive, produce e amministra».

Il pomeriggio è dedicato all’approfondimento di alcune tematiche, a partire dalle esperienze d’impresa nelle aree protette, con un confronto tra coloro che hanno puntato sulla terra, sul mare e sul turismo. La sintesi della giornata verrà compiuta dal direttore generale del Ministero dell’Ambiente Renato Grimaldi e da Fabio Renzi (segretario generale di Fondazione Symbola).

Il Consorzio Aaster, agenti di sviluppo per il territorio, ha presentato un rapporto dal quale emerge l’importantissimo ruolo svolto dal turismo legato alla natura  nelle delle 871 aree protette italiane per lo sviluppo sostenibile e l’occupazione. Si tratta di un giro di affari da 10,9 miliardi di euro, con un più  3% in un anno. I parchi che attraggono più turisti sono: quello di Abruzzo, Lazio e Molise, il Gran Paradiso, lo Stelvio, le Cinque Terre, le Dolomiti Bellunesi, il Pollino, le Foreste Casentinesi, la Majella, la Sila.

A livello regionale  il maggior contributo dei parchi al  turismo ed all’economia viene a sorpresa dalle maltrattate aree protette siciliane dove le attività ricreative pesano per l’89% sull’offerta complessiva dei parchi. Seguono la Puglia con il 78,1% e la Calabria con il 77,9%.  Invece nei parchi del Lazio si investe di più nelle produzioni tipiche (6,55% delle attività economiche) e il Molise è  primo per offerta formativa (il 19% dell’offerta totale delle sue aree protette), con  un indice molto alto di attività legate alla produzione di gadget (il 66% dell’offerta dei parchi della regione).

Secondo il ministro Orlando però il turismo «Non esaurisce certo il significato del sistema dei parchi, anche nell’ambito della loro valorizzazione in termini di green economy. I parchi sono la nostra riserva strategica di aria, acqua, biodiversità: sono un valore in sé. E allo stesso tempo rappresentano un laboratorio per lo sviluppo di nuove forme di economia, di vita, di società. È molto positivo che alcuni dati economici e soprattutto occupazionali parlino una lingua diversa da quella della crisi che attanaglia il Paese, perché non ci sarà conservazione dei valori naturali senza consenso e partecipazione delle comunità locali».

Per Legambiente «Non è più il tempo di inutili e ideologiche discussioni sul ruolo dei parchi, come se ancora fossero una ipotesi in divenire e non una concreta realtà che opera e incide sul territorio. Sembra sfuggire a molti che i parchi hanno chiarito da tempo le innovazioni legislative di cui avrebbero bisogno per migliorare il loro modo di operare. Davanti a queste richieste il dovere della politica non è solo quello di rispondere positivamente ma anzi di rilanciare incalzando gli enti gestori ad avere più coraggio per cambiare, prima della legge quadro, le abitudini sbagliate di chi continua a non comprendere che in un parco lo stop al consumo di suolo non è solo uno slogan ma un obiettivo; che abusi edilizi e bracconaggio, ancora troppo presenti in queste aree, devono essere debellati qui prima che altrove; che una maggiore trasparenza e semplificazione della burocrazia sono necessarie tanto per il lavoro dell’ente parco quanto per la necessaria interazione del parco con le altre realtà territoriali».

Cogliati Dezza ha ricordato che «Ci sono tante cose che possono essere fatte in fretta e che migliorerebbe di molto l’operatività dei parchi e per questo nei giorni scorsi abbiamo chiesto al ministro Orlando, di cui apprezziamo l’impegno e l’attenzione che pone a questo settore, di dare una nuova direzione alla discussione attorno ai parchi che ci sembra oramai asfittica e incapace di disegnare un futuro. Un cambio di direzione che non è richiesto solo dai parchi nazionali ma anche a livello locale: il caso della Sicilia è in questo senso emblematico poiché in questa regione è urgente rafforzare e consolidare il sistema delle aree naturali protette, a partire dalle riserve regionali che costituiscono una specificità di assoluto rilievo nel panorama nazionale. L’esperienza siciliana infatti, si qualifica per l’affidamento alle associazioni ambientaliste della gestione di riserve naturali di grande interesse con risultati di assoluto rilievo nella conservazione e nella promozione dei territori. Basti pensare  alla Riserva Naturale dell’Isola di Lampedusa, affidata a Legambiente nel 1995, che oggi registra oltre 100.000 visitatori l’anno e che nel 2013 ha avuto un importante riconoscimento con la Spiaggia dei Conigli eletta dai turisti di Trip Advisor come spiaggia più bella del mondo proprio grazie al suo modello di gestione. Purtroppo però, in questo contesto, i preventivati tagli al bilancio regionale, che peraltro si susseguono da tempo, costituiscono una scelta insensata e inaccettabile che rischia di vanificare i risultati conseguiti in questi anni».