La Natura dell’Italia si salva solo se si inverte la rotta dell’economia

[12 dicembre 2013]

Non è un quadro incoraggiante quello che il direttore generale dell’Ispra, Stefano Laporta, ha presentato oggi a Roma, nell’ambito della Conferenza organizzata dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del mare, “La Natura dell’Italia. Biodiversità e aree protette: la green economy per il rilancio del Paese”. Il 69% dei 135 habitat di interesse comunitario e il 50% delle 339 specie è in uno stato di conservazione cattivo o inadeguato. Solo una minima parte delle specie mostra un incremento (4% degli animali, 1,4% dei vegetali), e solo il 5,3% degli habitat è in espansione.

Tuttavia ci sono ragioni per sperare in un miglioramento: per il 30% delle specie vegetali e degli habitat, e per il 44% delle specie animali le prospettive future appaiono infatti complessivamente favorevoli. «Tutelare la struttura ed il funzionamento degli ecosistemi è essenziale non solo per un generale obiettivo di conservazione della natura, ma anche per garantire quei servizi ecosistemici dai quali dipende la nostra vita, la nostra salute e anche la nostra economia- hanno dichiarato da Ispra- questo l’obiettivo cui mirano tutte le principali azioni, sia in ambito internazionale sia europeo, con varie importanti Direttive e con la Strategia europea per la biodiversità».

Sono 2926 le mappe di distribuzione che l’Ispra  ha ricevuto dalle regioni ed elaborato e 3581 le schede sullo stato di conservazione di specie e habitat; con il contributo delle società scientifiche, ha prodotto 834 schede di sintesi su specie animali e vegetali e habitat di interesse comunitario, corredate da decine di mappe e centinaia di grafici. Quindi importante per la tutela della biodiversità è la conoscenza e al contempo è necessaria una riconversione ecologia dell’economia che tenga conto del territorio e dei suoi abitanti tutti, umani e non.

«E’ fondamentale che il dialogo auspicato dal ministro Orlando tra l’economia e il mondo della natura decolli realmente e l’economia italiana sappia capire quale patrimonio inestimabile sono la biodiversità e il paesaggio italiani, come ricchezza in sé stesse, risorse naturali e occasione di turismo- ha affermato il presidente della Lipu Fulvio Mamone Capria- Va anzitutto chiarito che ci sono obblighi per il nostro Paese, in fatto di conservazione della biodiversità, che non posso più essere rimandati. Troppi siti ricchi di natura sono oggetto di distruzione, troppi habitat e specie stanno soffrendo e le stesse aree protette non sono sempre messe in condizione di operare al meglio. Dopo il fallimento dell’obiettivo europeo che intendeva arrestare il declino della biodiversità entro il 2010, è vietato fallire».

Secondo il presidente della Lipu il sistema economico non è esente da colpe se il sistema natura del nostro paese ha molti problemi «E’ il momento che l’economia italiana diventi più lungimirante, comprendendo che la natura tutelata è un grande investimento, in termini di bellezza, risorse naturali, benessere delle persone e dimensione civica del Paese, anche in ordine alla sua potenziale attrattività.  Al tempo stesso, è necessario che l’Italia investa finalmente in una promozione rispettosa ed efficace della natura italiana, aprendo il nostro Paese, i parchi, la natura, le oasi, a quei mercati di turismo sostenibile e birdwatching che in altri Paesi sono da tempo un elemento di ricchezza e valorizzazione», ha concluso Fulvio Mamone Capria.