La Nuova Zelanda entro il 2050 sarà libera dai predatori introdotti

Dichiarata guerra a opossum, ratti, topi, furetti, ermellini e gatti rinselvatichiti

[26 luglio 2016]

predatori Nuova Zelanda

Il governo neozelandese ha annunciato l’intenzione di rendere Nuova Zelanda predator-free entro il 2050.

Secondo quanto riferisce Radio New Zealand, il primo ministro conservatore John Key ha detto che «Ratti, opossum e ermellini uccidono 25 milioni di uccelli nativi all’anno. I parassiti introdotti minacciano anche l’economia del Paese e il settore primario con un costo totale di 3,3 miliardi di dollari all’anno. Più di 70.000 ettari di terraferma neozelandese, così come più di 150 isole sono ormai completamente prive di predatori. Inoltre un ulteriore 1 milione di ettari di terreno di territorio protetto sono sotto forte controllo dei predatori».

Il governo neozelandese investirà 28 milioni di dollari nella “Predator Free New Zealand Ltd”, una nuova joint venture company che sarà istituita nel 2017 e dovrà individuare grandi progetti di controllo dei predatori ad alto valore e attrarre co-investitori. Il governo dovrebbe fornire finanziamenti 2X1, quindi per ogni 2 dollari che metteranno enti locali e imprese private avranno un contributo di 1 dollaro.

Key ha spiegato che «Questo  progetto è il più ambizioso tentativo di conservazione mai fatto in qualsiasi parte del mondo, ma crediamo che, se lavoreremo tutti insieme come Paese, possiamo realizzarlo. Il  progetto è estremamente ambizioso e sarà suddiviso in fasi».

Radio New Zealand spiega che la prima fase aumenterà il territorio neozelandese dove i predatori introdotti verranno tenuti sotto controllo, istituirà partnership regionali e iniziative comunitari; stabilirà più aree di eradicazione totale e investirà per arrivare ad una Nuova Zelanda predator-free su una nuova solida base scientifica.

Il progetto punta ad eradicare completamente entro il 2025 i predatori  introdotti da tutte le riserve naturali delle isole minori e ad avere più un milione di ettari liberi dai predatori nelle due isole maggiori della Ni uova Zelanda. Key ha sottolineato che «Questo dovrebbe dimostrare entro il che la completa eradicazione predatore potrebbe essere realizzato in aree di almeno 20.000 ettari sulla terraferma della Nuova Zelanda e si spera a quel punto sia disponibile una soluzione scientifica che rappresenti in grado di rimuovere del tutto dalla terraferma almeno un piccolo mammifero predatore. Queste misure sono state prese per raggiungere l’obiettivo finale di rendere Nuova Zelanda predator-free entro il 2050».

La ministro per la conservazione, Maggie Barry, ha detto che «Recintare delle parti del Paese è una soluzione, ma sarebbe il modo sbagliato per raggiungere l’obiettivo a livello nazionale. Per raggiungere questo obiettivo storico, dobbiamo renderei tutta  la Nuova Zelanda predator-free e dobbiamo farlo senza recinti, utilizzando una tecnologia che in questo momento non esiste nemmeno. Le recinzioni a prova di predatori sono certamente l’inizio, ma non saranno come andrà a finire».

Attualmente per eradicare i predatori invasivi in nuova Zelanda vengono utilizzate esche contenenti 1.080  diffuse con elicotteri e aerei o sparse a terra mentre la caccia agli opossum ha fatto nascere un’industria delle pellicce in Nuova Zelanda. La Barry ha annunciato che verrà ancora utilizzato il veleno 1080 dovrebbe consentire di raggiungere ed eradicare i mammiferi invasivi in posti difficilmente raggiungibili: «Resta sempre l’arma scelta per sbarazzarsi molto rapidamente di questi parassiti nel Paese. E’ su terreni molto ripidi e accidentati che viene usato il 1080,  dove i metodi di cattura tradizionali sono inutilizzabili  e non funzionano, però non ci sarà solo il 1.080».

La ministro della conservazione ha assicurato che i gatti domestici, come il suo  Moonbeam, saranno al sicuro, ma ha aggiunto che i giorni dei gatti rinselvatichiti sono contati e che saranno uno dei principali obiettivi del programma Predator Free New Zealand, che richiederà risorse provenienti dal Dipartimento per la conservazione ma anche del ministero per le industrie primarie, che dovranno lavorare con le comunità locali.

Anche secondo il ministro delle industrie primarie, Nathan Guy, l’obiettivo di liberare dai predatori introdotti la Nuova Zelanda avrebbe impatti positivi per gli agricoltori e per l’intero settore primario: «Opossum e furetti sono i principali portatori della tubercolosi bovina, che è una malattia molto distruttiva per bovini e cervi. Nel  bilancio di quest’anno il governo ha impegnato 100 milioni di dollari per iniziative di eradicazione entro il 2026, concordate con l’industria, a partire da bovini e dai cervi».

Infatti nel mirino ci sono soprattutto ratti, furetti e opossum e le associazioni ambientaliste come sono decisamente schierate con il governo conservatore arrivando a paragonare il progetto predator-free alla decisione di dichiarare la Nuova Zelanda libera dal nucleare.

Kevin Hackwell, direttore Forest & Bird della Royal Society of New Zealand Forest and Bird,  evidenzia che «Un paese privo di predatori permetterebbe alle foreste, paesi e città di riempirsi della vita di uccelli  nativo, come i kiwi, i Kakariki (parrocchetti), i pīwakawaka (Rhipidura fuliginosa), Tieke (Philesturnus carunculatus), kōkako (Callaeas Cinereus), e Kakàpo. Altre specie, come il tuatara, l’hihi (uccelli chirurgo), i toutouwai (pettirossi), insetti e lumache autoctoni potrebbero ripopolare le foreste e altri luoghi selvaggi “, dice Foresta & Bird Advocacy manager. L’obiettivo di un paese predator-free è uno di quelli ai quali molti gruppi ambientalisti, grandi e piccoli, stanno instancabilmente lavorando da molto tempo».

Ma Forest & Bird  vuole analizzare dettagliatamente il progetto Predator Free NZ Ltd del governo e quale sarà il ruolo del Dipartimento per la conservazione. «Invertire secoli di opinioni sbagliate sui predatori e sul loro continuo effetto devastante sulle nostre specie autoctone e sugli habitat richiederà impegno, investimenti e collaborazione, ma è del tutto realizzabile entro il 2050, con le giuste risorse, gli esperti, e un quado di attuazione – conclude Hackwell – Un paese predator-free sarà anche di grande valore per la salute pubblica e per le nostre industrie agricole che attualmente spendono molti milioni ogni anno nella lotta contro lo spreco, la contaminazione e le malattie dovuti  a parassiti come i ratti e gli opossum».

Mick Clout, professore emerito di conservazione ambientale all’università di Auckland ha detto al Guardian New Zealand che il piano del governo è ambizioso e che se riuscisse se raggiunto sarebbe una «Straordinaria prima volta mondiale. Anche l’intenzione di rendere la Nuova Zelanda predator-free è estremamente significativa e ora che ci sono i soldi e c’è dietro il governo credo che sia possibile, sono davvero molto emozionato».

Secondo Clout, «La sfida più grande saranno i ratti e i topi nelle aree urbane. Per funzionare, questo progetto avrà bisogno che le comunità urbane salgano a bordo. Lo sterminio degli opossum sterminio sarà il più facile perché si riproducono solo una volta all’anno e sono già in atto efficaci metodi di controllo».

L’economista e filantropo Gareth Morgan, della Morgan Foundation, si è detto addirittura «in estasi» per  l’annuncio del governo: «Questa è la prima volta che il governo ha davvero deciso di investire nel capitale ambientale della Nuova Zelanda. Questo è un grande, ambizioso progetto ma con il governo che ne fa una priorità si vedrà un crescente interesse nel settore  e un’ulteriore esplorazione di innovative tecniche di cattura e sterminio che vadano oltre le sostanze chimiche tossiche come il 1.080».

Hackwell è ancora più ottimista: «Penso che 2050 sia un obiettivo prudenziale, potremmo essere sulla buona strada per farlo entro il 2040. Il governo è appena salito a bordo, ma molti gruppi intorno alla Nuova Zelanda sono state lavorando per essere priva di predatori per anni. La Nuova Zelanda è un leader mondiale nell’eradicazione dei ratti dal territorio. La Nuova Zelanda non può diventare predator-free senza prendere di mira le città quindi, dovremmo guardare a re in posti come Alberta, in Canada, per come affrontare l’infestazione dei ratti in un ambiente urbano. Ma è fattibile e non è così difficile. La predator-free New Zealand è stata la politica del Partito Nazionale per le ultime tre elezioni, ma ora è passata da essere la politica dl Partito di governo a diventare la politica del governo. Ma il National ha già investito un sacco di soldi e risorse nella ricerca su questo. Alla fine, il più grande ostacolo sarà il sostegno dell’opinione pubblica al progetto. Sarà l’aspetto più importante per tutto questo».