La passera scopaiola nidifica sulla Sila, è il limite meridionale più estremo d’Italia

[16 agosto 2017]

Nell’estremo Appennino italiano, dopo decenni d’incertezza arriva la conferma della nidificazione della passera scopaiola (Prunella modularis). Le prime notizie storiche risalgono al 1899, Armando Lucifero la segnalava di passo poco frequente ma non nidificante. Agli inizi degli anni ’90, saranno riportate delle segnalazioni, da verificare, per l’Irpinia (Campania) e per la Sila (Calabria). Nessuna notizia certa di nidificazione quindi, tanto meno segnalazioni recenti in tal senso per l’Appennino calabro. Nel comune di San Giovanni in Fiore (Cosenza), sulla Sila esposta a Oriente, all’interno dell’area “MaB Sila” – riserva della Biosfera e quasi ai confini del Parco Nazionale – nel 2014, dopo molti anni di vane ricerche, il noto appassionato e studioso di uccelli Gianluca Congi, ha cominciato a osservare la specie nel periodo riproduttivo, confermandola poi nelle stagioni successive (2015 e 2016) fino a quest’estate, con l’avvistamento dei giovani nati a queste latitudini.

Una scoperta rilevante, se si considera che a sud dell’Appennino molisano non erano noti casi di nidificazione e, quella della Sila è al momento una delle più importanti dal punto di vista biogeografico, tenuto conto che è il limite più estremo d’Italia per la riproduzione di questo volatile. La Passera scopaiola è dunque rarissima come nidificante sulla Sila (due siti contigui), più comune invece nel periodo invernale, quando molti individui svernano su tutto il territorio regionale. Grazie al paziente e complesso lavoro di ricerca e osservazione svolto da Gianluca Congi è stato finalmente eliminato il dubbio, oltre che lo stesso ha condotto un’importante documentazione, e da oggi la Sila ha una nuova specie di uccello da annoverare tra quelle che nidificano.

La ricerca farà parte dei lavori del XIX Convengo italiano di ornitologia che si terrà a Torino a fine settembre. Gli atti del convegno assieme ad un poster descrittivo, saranno poi resi noti dalla stessa organizzazione, per cui chiunque potrà leggerne i contenuti non appena saranno resi disponibili. Una bella e positiva risposta ai disastri degli incendi boschivi che stanno mettendo in ginocchio l’Italia, la Calabria e la Sila, un motivo in più per difendere il prezioso patrimonio forestale, tenuto conto che questa specie è stata trovata proprio in un importante complesso naturale del vasto altipiano calabrese, in passato oggetto di gravi incendi boschivi.

Recentemente, sempre Gianluca Congi ha scoperto sulla Sila calabrese la riproduzione del gruccione a circa 1200 metri (la quota più elevata conosciuta nel Paese), la nidificazione della cutrettola spp. capocenerino, unico dato recente per la Calabria oltre che inedito per l’area di studio e, documentato lo scorso inverno, il primo caso di svernamento della rarissima Cicogna nera a queste latitudini. Tutto questo che sia un segno dei cambiamenti climatici in atto forse è ancora presto per dirlo ma di certo si tratta di notizie che confermano la grandissima biodiversità presente su questa importante porzione di estremo Appennino italiano.