La protezione degli stock di carbonio delle foreste tropicali non impedisce l’estinzione delle specie

Gli investimenti per prevenire le emissioni di carbonio dalle foreste tropicali sono meno efficaci per la biodiversità nelle foreste di maggior valore ecologico

[19 luglio 2018]

Le foreste tropicali sono pozzi di carbonio ricchi di biodiversità e gli scienziati si chiedono se, mentre la comunità internazionale cerca di mitigare i cambiamenti climatici di origine antropica, la protezione degli stock di carbonio delle foreste garantirà anche la sopravvivenza delle loro specie. A leggere lo studio  “Carbon-focused conservation may fail to protect the most biodiverse tropical forests”, pubblicato su Nature Climate Change da un team Internazionale di ricercatori,  la risposta a questa domanda è tutt’altro che semplice.

Nelle foreste tropicali di maggior valore ecologico vivono fino al 77% delle specie che sarebbe protette con la conservazione della biodiversità ma che non sono state protette attraverso misure incentrate unicamente sulla protezione degli stock di carbonio.

Uno degli autori dello studio Gareth Lennox dell’ Environment Centre della Lancaster University  , spiega: «Mettere al sicuro il carbonio delle foreste tropicali dovrebbe restare un obiettivo centrale della conservazione. Questo non solo rallenta il cambiamento climatico, ma anche il potenziale per salvaguardare la fauna unica e insostituibile che vive in questi ecosistemi. Tuttavia, per garantire che queste  specie sopravvivano, la biodiversità deve essere considerata prioritaria – insieme al carbonio –  negli sforzi di conservazione».

Le foreste tropicali stoccano più di un terzo del carbonio terrestre del mondo che, se rilasciato nell’atmosfera abbattendo e bruciando le foreste incrementerebbe fortemente  il riscaldamento globale. Come spiegano i ricercatori, «Proteggere il carbonio delle foreste tropicali è quindi un obiettivo chiave delle iniziative internazionali per mitigare il cambiamento climatico e ha attirato decine di miliardi di dollari di finanziamenti». Ma le foreste tropicali sono anche gli ecosistemi più biodiversi del mondo, ospitano più dei due terzi delle specie terrestri della terra, ma finora le conseguenze per la biodiversità degli investimenti concentrati esclusivamente sulla protezione degli stock di carbonio erano poco chiare.

Il team di scienziati brasiliani, australiani e britannici ha passato 18 mesi a misurare il contenuto di carbonio e la ricchezza di specie 1.537 specie di piante, 469 di uccelli e 156 di scarabei stercorari in 234 foreste tropicali dell’Amazzonia brasiliana. Prima hanno valutato i livelli di carbonio e di biodiversità nelle foreste che subiscono gli impatti antropici, da quelle disturbate minimamente a quelli che sono ricresciute dopo il completo abbattimento della vegetazione. Utilizzando questa messe di dati senza precedenti, il team ha scoperto che «Come previsto, più carbonio significava più biodiversità nelle foreste gravemente danneggiate. Tuttavia, contrariamente alle aspettative, dove gli impatti umani erano meno intensi, quantità crescenti di carbonio non significavano anche più specie».

Il legame tra lo stoccaggio del carbonio e la biodiversità regge nelle foreste che immagazzinano fino a circa 100 tonnellate di carbonio per ettaro. Ma nelle foreste più incontaminate, c’è poca relazione tra ricchezza di carbonio e ricchezza di specie. In queste foreste, «Le politiche di conservazione incentrate sul carbonio potrebbero non proteggere i siti più ecologicamente preziosi».

Inoltre, anche quando la ricchezza delle specie nelle foreste degradate è equivalente a quella delle foreste indisturbate, la composizione delle specie potrebbe non esserlo. «Questo risultato conferma l’importanza unica della conservazione delle foreste indisturbate e, quindi, la necessità che tali foreste rimangano una priorità di conservazione», scrivono i ricercatori.

La principale autrice dello studio, Joice Ferreira dell’Empresa Brasileira de Pesquisa Agropecuária  (Embrapa) Amazônia Oriental ha sottolineato l’importanza di questi risultati: «La mutevole relazione tra carbonio e biodiversità tra le foreste che hanno subito diversi tipi di disturbi umani spiega le nostre scoperte. Mentre i siti disboscati e altamente disturbati si riprendono dagli effetti dell’utilizzo agricolo e dei gravi incendi, anche la biodiversità si riprende. Tuttavia, questo legame tra carbonio e biodiversità si interrompe a metà della ripresa. Il risultato è che le foreste con il più alto contenuto di carbonio non ospitano necessariamente la maggior parte delle specie, il che significa che la conservazione incentrata sul carbonio può essere mancante di vaste aree della biodiversità della foresta tropicale».

Insieme a questi risultati allarmanti, lo studio fornisce speranze per poter allineare gli sforzi per lo stoccaggio del carbonio a quelli per la salvaguardia della biodiversità. Come evidenzia un altro autore dello studio, Toby Gardner dello Stockholm Environment Institute, «Anche se i compromessi sono inevitabili, i conflitti tra carbonio e biodiversità possono essere ridotti da una pianificazione più integrata. Prendendo in considerazione insieme il carbonio e la biodiversità, abbiamo riscontrato, ad esempio, che il numero di grandi specie arboree che possono essere protette può essere aumentato fino al 15% rispetto ad un approccio solo carbonio, con una riduzione di solo l’1% della copertura di carbonio».  Nello studio si legge che «Per garantire che le foreste più preziose dal punto di vista ecologico siano protette, la biodiversità deve essere incorporata nella pianificazione della conservazione del carbonio», mentre le organizzazioni impegnate nella conservazione della biodiversità potrebbero concentrarsi specificamente su quelle aree escluse dai progetti di conservazione del carbonio.

Mentre si stanno sviluppando promettenti strumenti di telerilevamento per misurare la quantità di carbonio stoccata dalle foreste, aumentare la protezione della biodiversità attraverso gli investimenti nel carbonio è possibile solo con un ampio monitoraggio sul campo. Ma la Ferreira denuncia che «In Brasile, i progressi in quest’area sono gravemente carenti. In quanto Paese megadiverso, il Brasile ha bisogno di ulteriori meccanismi integrati per garantire un monitoraggio completo della sua biodiversità. Sfortunatamente, con le azioni del governo che riducono la capacità scientifica e la protezione ambientale, stiamo assistendo all’esatto contrario».

Insomma, se si vuole davvero contrastare i cambiamenti climatici è necessario salvaguardare la biodiversità.  Un altro degli autori dello studio, Jos Barlow dell’università di Lancaster, conclude: «La biodiversità e il cambiamento climatico sono inestricabilmente legati nelle foreste tropicali. Il riscaldamento climatico e il cambiamento dei modelli di precipitazioni porteranno all’estinzione di molte specie tropicali, mentre è all’interno della biodiversità tropicale stessa che risiede il carbonio delle foreste. Le foreste povere di specie finiranno per diventare povere di carbonio. Pertanto, affrontare la crisi climatica richiede che siano protetti insieme sia il carbonio delle foreste tropicali, sia le specie della foresta tropicale»