La regione Toscana vuole abbattere il 5% dei lupi

Lettera a Galletti: «In campo tutti gli strumenti per superare l'emergenza predatori»

[24 ottobre 2017]

Con una nuova lettera inviata al ministro dell’ambiente Gian Luca Galletti, la Giunta della Regione Toscana ha  chiesto di poter attuare formalmente sul suo territorio quanto previsto dal “Piano Lupo” attualmente bloccato dalle proteste degli ambientalisti e dalla contrarietà di quasi tutte le altre Regioni. La nota regionale parla di «Prevenzione, sostegno alle imprese, prelievo» e per prelievo intende abbattimenti.
L’assessore regionale all’agricoltura Marco Remaschi sostiene questa richiesta mettendo nello stesso calderone lupi e cani randagi: «Sono oltre 1.500 gli attacchi denunciati dagli allevatori solo nell’ultimo triennio. Si tratta di numeri da capogiro, che purtroppo non riescono ad esprimere la frustrazione dei molti che hanno persino smesso di segnalare le predazioni subite, ma che danno però l’idea della gravità del problema che stiamo vivendo. La Regione ha cercato di fronteggiare questa situazione investendo somme ingenti in opere di prevenzione (come ad esempio recinzioni e cani da guardia), supportando gli allevatori danneggiati mediante il rimborso dei danni subiti, provvedendo a finanziare piani di cattura dei cani vaganti nelle aree critiche e persino alla cattura di alcuni esemplari di ibridi, con un impegno complessivo negli ultimi 3 anni di oltre 3 milioni di euro. Ma questo insieme di azioni non è più sufficiente: in questi ultimi mesi le problematiche si sono aggravate, come dimostra l’aumento delle predazioni e delle aziende costrette a cessare la propria attività. Per questo abbiamo deciso di chiedere al ministro dell’Ambiente l’autorizzazione al prelievo in deroga di un numero di capi pari al 5% del totale dei lupi presenti nel nostro territorio. Nel frattempo, confermo l’impegno ad individuare nel bilancio regionale 500mila euro utili ad assicurare le risorse necessarie a coprire tutte le richieste di indennizzo per danni del 2016, la cui graduatoria è stata approvata pochi giorni fa».

Nonostante studi – anche recentissimi – dimostrino che abbattere alcuni lupi provochi la disgregazione dei branchi aumentando la predazione sul bestiame domestico, il capogruppo PD in Consiglio Regionale, il maremmano Leonardo Marras, è d’accordo con la giunta: «Portare nuovamente l’attenzione del Ministero su un tema così rilevante per il nostro territorio è, a mio avviso, indispensabile gli agricoltori toscani non riescono più a sopportare le conseguenze dei continui attacchi dei lupi, le segnalazioni che riceviamo sono ormai quotidiane, e si aspettano da noi una risposta concreta e immediata. Intanto, la notizia positiva è l’autorizzazione da parte della Commissione europea a superare il limite finanziario dei 15.000 euro in tre anni, ovvero il tanto auspicato superamento del regime de minimis che ci permetterà di indennizzare integralmente le aziende colpite da attacchi ai predatori».

Remaschi conferma che «La Regione Toscana intende muoversi su tutti i fronti, tra cui di particolare rilevanza quello di assicurare un rimborso dei danni più congruo per le azioni dei predatori. Abbiamo dimostrato alla Ue la necessità, vista la gravità della situazione per le aziende, di superare il vincolo fissato per il cosiddetto regime degli aiuti di Stato: in questo modo gli agricoltori potranno ricevere per intero quanto necessario rispetto ai danni subiti. Questa novità sarà applicabile quindi sin dal prossimo bando».

Il presidente della commissione sviluppo rurale del Consiglio regionale, Gianni Anselmi (PD) aggiunge: «In commissione abbiamo portato avanti un’indagine conoscitiva sulla prolificazione del lupo questa ha permesso di tracciare un quadro chiaro e aggiornato della situazione, rispecchiando gli allarmi lanciati da allevatori e agricoltori e rilevando come il fenomeno delle predazioni non sia più localizzabile solo nelle aree marginali della maremma e del senese ma sia ormai diffuso su tutto il territorio. Dalla conclusione dell’indagine era emerso un approccio toscano coerente con le prescrizioni e l’ampiezza degli strumenti previsti dal Piano lupo, strumenti che la Regione ha messo in campo e che prevedono il prelievo come strumento ultimo e straordinario a fronte di una situazione non ordinaria».

L’odore di propaganda elettorale sulla pelle dei lupi è forte e infatti la Confederazione italiana agricoltori (Cia)  ha subito definito «Positiva la richiesta di autorizzazione in deroga al prelievo di 26 individui di lupo in Toscana da parte dell’assessore Marco Remaschi al ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti. Risolvere l’emergenza Lupo è, infatti, una priorità, ne va del futuro degli allevamenti toscani e anche dell’economia di intere aree rurali, in particolare quelle montane e svantaggiate». La Cia Toscana plaude alle iniziative di Remaschi e della Giunta regionale e ricorda che «Dopo il documento di richieste in occasione della discussione sul “Piano Lupo” dei mesi scorsi, e le numerose iniziative e la mobilitazione portata avanti dalla Cia, le risposte della Regione Toscana che vanno in questa direzione sembrano uno spiraglio per uscire da una situazione complessa e drammatica per gli allevatori (ovini, caprini e bovini)». Secondo la Cia, «Le aziende di allevamenti e gli animali da reddito devono essere tutelati al pari del lupo. Anche perché rimangono l’ultimo presidio di alcuni territori e contribuiscono in maniera decisiva alla tenuta del tessuto sociale di quelle aree».

Per quelli che la definisce «episodi isolati di bracconaggio», la Cia Toscana ritiene che «Non ci siano giustificazioni di nessun genere», ma poi in qualche modo li giustifica sostenendo che «Sono segnali del livello di esasperazione al quale siamo arrivati in alcune aree della Toscana, dove la cittadinanza è costretta a convivere a contatto con le scorribande di lupi e predatori, oltre che degli ungulati che provocano da decenni danni irreversibili non solo all’agricoltura ma anche all’ambiente e alla biodiversità».

Anche l’assessore Remaschi ha anche ricordato «Il pericoloso diffondersi di fenomeni di bracconaggio nei confronti dei lupi», ma anche lui in qualche modo giustifica le efferate impiccagioni di lupi avvenute in Toscana con il fatto che «Si sta diffondendo negli abitanti di diverse zone della collina e della montagna toscana l’idea di essere lasciati soli di fronte ad un fenomeno che non da segnali di affievolimento, ma anzi, giorno dopo giorno sembra crescere senza avere risposte, ingenerando l’indebita idea di doversi “difendere” da soli».

Per questo, in una dichiarazione congiunta, Remaschi e Marras ribadiscono: «Riteniamo che non ci siano le condizioni per poter attendere oltre l’approvazione del Piano nazionale, ma c’è la necessità oggettiva, almeno per il territorio toscano, di mettere in atto quanto indicato nel documento applicando le previsioni delle direttive comunitarie e dalla normativa vigente e che sia necessario utilizzare tutte le possibilità offerte dalla direttiva Habitat, così come avviene nella altre nazioni europee che si trovano ad affrontare questo fenomeno, compresa la deroga al prelievo. Da qui la richiesta formale al Ministero di autorizzare il progetto di prelievo in Toscana, in deroga alle disposizioni di cui agli art. 8 e 11 del DPR 357/97. Il numero richiesto è pari, come detto, al 5% della popolazione dei lupi in Toscana. Il prelievo deve indirizzarsi su quei soggetti che focalizzano la loro attività predatoria su greggi di ovini e bovini».

Già dopo l’impiccagione dei due lupi a Radicofani (SI) e l’uccisione di un lupo a Suvereto (LI) il Wwf Toscana aveva avvertito  «Si è innescata una situazione esplosiva che mette in pericolo la conservazione del lupo, una specie simbolo del nostro paese e che costituisce un elemento fondamentale del nostro capitale naturale» e aveva rivolto l’ennesimo appello alla conferenza Stato-Regioni perché «Venga approvato al più presto, ovviamente con lo stralcio del capitolo relativo agli abbattimenti legali, il Piano di Conservazione e Gestione del lupo in Italia, che contiene importanti misure contro il bracconaggio». Inoltre, il Wwf chiedeva alla Regione Toscana, «dove purtroppo si concentrano diversi casi di bracconaggio ai danni del lupo, di ridurre i tempi di attesa per riconoscere agli allevatori onesti i danni da fauna, così come chiesto dalle associazioni di categoria».

La risposta è stata la richiesta di abbattere il 5% dei lupi toscani, una misura che in realtà non serve a nulla, se non a peggiorare la situazione e a tacitare (per quanto?) chi chiede di abbattere i lupi.