La riforma della legge su Parchi in pillole, secondo il Pd

Vaccari: «Altra ecoriforma, aree protette verso futuro». Puppato: «Avranno più strumenti, vietata la caccia»

[11 novembre 2016]

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Dopo l’approvazione in Senato della riforma della Legge quadro sulle Aree protette, fortemente criticata dalle associazioni ambientaliste, il gruppo del Partito Democratico al Senato ha pubblicato un riassunto della legge che ora passa alla Camera. Eccolo:

La governance dei parchi. La governance dei parchi viene snellita e rafforzata. Diventa più forte il ruolo del Presidente del Parco, che viene sempre nominato con decreto del ministro dell’Ambiente d’intesa con i presidenti delle Regioni in cui ricade il territorio dell’area protetta, nell’ambito di una terna di soggetti esperti, ora anche con comprovata esperienza nelle istituzioni, nelle professioni e nella gestione di strutture pubbliche e private. La carica diventa finalmente incompatibile con qualsiasi incarico elettivo o negli organi di amministrazione degli enti pubblici. Per superare l’impasse che ha spesso paralizzato gli enti parco, si stabilisce che, scaduto il tempo per l’intesa con le Regioni, il ministero possa procedere alla nomina, sentite le commissioni parlamentari competenti. Viene modificata la composizione del Consiglio direttivo, che avrà dai 6 agli 8 membri e sarà designato per il 50% dalla Comunità del Parco. Con l’abrogazione dell’albo dei direttori di parco, viene prevista una nuova e più trasparente procedura per la nomina da parte del Consiglio direttivo, in una terna compilata per selezione pubblica tra profili di comprovata esperienza nella gestione delle aree protette e dell’amministrazione pubblica. Tutto questo per risparmiare tempo e denaro e rendere le decisioni più rapide e agevoli, in capo a un presidente a più diretto contatto con la Comunità del Parco, sotto la vigilanza del ministero dell’Ambiente e dei revisori dei conti. Previste nuove e più lineari procedure per la delimitazione e la gestione delle aree marine protette. Riconosciuto, con un ordine del giorno, il ruolo di rappresentanza istituzionale di Federparchi, l’associazione dei parchi italiani.

Semplificazione amministrativa. Mantenendo le finalità fondamentali di tutela dei valori naturalistici e ambientali, storici, culturali e antropologici tradizionali, il piano del parco assorbe il piano di sviluppo economico e sociale (che viene abrogato) e assume anche il ruolo di strumento con cui l’ente può disciplinare iniziative economiche di valorizzazione del territorio, del patrimonio edilizio e delle attività tradizionali e agro-silvo-pastorali, nonché di turismo sostenibile. Al piano, il cui iter di approvazione viene semplificato, viene riconosciuta anche una valenza paesistica, rafforzata dall’obbligo di Valutazione ambientale strategica. Per semplificare le procedure del Codice Urbani, che dal 2004 prevedeva la doppia autorizzazione dell’ente parco e della Soprintendenza anche per interventi di modesta entità, è previsto, in vigenza del piano, il nullaosta unico rilasciato dall’ente parco. Attraverso il piano, il parco può inoltre disciplinare, nelle aree contigue, l’attività venatoria, estrattiva e la pesca.

Controllo della fauna selvatica. Nella legge 394/91 viene introdotto il divieto esplicito di caccia nei parchi. Per la salvaguardia della biodiversità, vengono introdotti i “piani di gestione della fauna selvatica”, di competenza dell’ente parco, con il parere obbligatorio e vincolante dell’Ispra e l’impiego di personale qualificato dipendente o esterno, ma con formazione certificata dall’Ispra stessa. I piani prevedono il contenimento delle specie che possono comportare danni alla biodiversità e rischi per l’incolumità umana, a partire dai metodi incruenti (che vengono finanziati in modo permanente) fino alla cattura e in ultima istanza all’abbattimento, sempre con il parere vincolante dell’Ispra.

Servizi ecosistemici , royalty e marchio. I gestori di impianti idroelettrici di potenza superiore a 220 Kw, attività estrattive, impianti a biomasse, coltivazione di idrocarburi, oleodotti, metanodotti ed elettrodotti non interrati, pontili di ormeggio per imbarcazioni, già presenti e attivi all’interno dei parchi al momento dell’entrata in vigore della legge, dovranno corrispondere un contributo agli enti per i servizi ecosistemici offerti. I parchi avranno inoltre la facoltà di imporre ai visitatori un ticket per i servizi offerti e di concedere a titolo oneroso il proprio marchio, di stipulare contratti di sponsorizzazione, di disporre dei beni demaniali e di quelli confiscati alle mafie. Al governo viene affidata una delega per l’introduzione di sistemi volontari di remunerazione dei servizi ecosistemici offerti dalle aree protette. Il 50% del Fondo nazionale destinato ai parchi dovrà essere utilizzato proprio interventi sugli ecosistemi e a tutela della biodiversità. I comuni rivieraschi che ricadono in un’area protetta o sono limitrofi potranno istituire una tassa di sbarco.

Istituzione di nuovi parchi. Vengono istituiti 2 nuovi parchi nazionali: del Matese e di Portofino. Viene attribuita al governo una delega per la nascita del Parco interregionale del Delta del Po, attraverso il riordino delle aree naturali protette della zona deltizia che attualmente ricadono nelle Regioni Emilia Romagna e Veneto.

Senatori PD

 

Il senatore Stefano Vaccari, capogruppo del D nella Commissione ambiente, che ha parlato in Aula in dichiarazione di voto, ha detto: «Con l’approvazione delle modifiche alla legge 394/91 sui parchi un’altra tessera del grande puzzle delle riforme va al suo posto. Questo Parlamento è quello che ha più legiferato in materia ambientale, insieme con il governo. Dopo il collegato ambientale, la legge sugli ecoreati e l’istituzione del sistema nazionale delle agenzie ambientali, arriva oggi il primo sì alla riforma della legge sui parchi. La legge quadro 394/91 sulle aree protette è stata strategica per arrivare ad avere 900 aree naturalistiche, 24 parchi nazionali, 27 aree marine protette, 134 parchi regionali, 147 riserve naturali, 365 riserve regionali, 171 aree protette regionali, 2 parchi sommersi e il santuario dei cetacei. Ma per far diventare i parchi ancora di più luoghi di bellezza e laboratori di sviluppo per i territori, dopo 25 anni servivano strumenti nuovi. Il testo riforma la governance dei parchi e semplifica la burocrazia: snellisce le procedure di nomina del presidente e ne rafforza le competenze manageriali, istituisce la selezione pubblica per il direttore, allarga la partecipazione degli stakeholder nei consigli. Rafforza la tutela della biodiversità, affidando agli enti di gestione dei parchi anche le aree protette contigue e prevedendo l’estensione a mare dei parchi terrestri. Prevede una nuova gestione della fauna selvatica: sancito il divieto di caccia, si stabilisce una gerarchia di intervento per l’eradicazione controllata delle specie dannose e alloctone. La legge valorizza le risorse e i beni dei parchi, con una delega al Governo per la remunerazione dei servizi forniti dagli ecosistemi e prevedendo royalty per impianti e reti energetiche interne, già esistenti. Le parole chiave di questa scelta sono: storia, tutela, biodiversità, semplificazione, innovazione e futuro. Alla Camera consegniamo una buon testo, con l’auspicio che possa diventare presto legge».

Anche la senatrice Laura Puppato, capogruppo del Pd nella Commissione Ecomafie, difende il nuovo testo: «La legge quadro 394/91 sulle aree protette che oggi modifichiamo è stata una normativa straordinaria per l’epoca, che ha portato a tutelare, con diverse declinazioni, quasi il 60 per cento del territorio italiano. Ma andava aggiornata, perché è stata spesso percepita come un vincolo e perché mancava di strumenti economici ed operativi per valorizzare le risorse dei parchi. Per i vertici si prevedono nuove capacità manageriali e per gli enti nuove modalità di finanziamento che si aggiungono ai fondi statali: il riconoscimento dei servizi forniti dagli ecosistemi e del valore del capitale naturale. I parchi delle isole minori potranno godere di un contributo di sbarco, mentre gli enti parco saranno tra i beneficiari del cinque per mille. Le attività già esistenti sul territorio del parco dovranno versare royalty all’ente, anche per contribuire alla mitigazione dei relativi impatti ambientali. Il governo dovrà indicare termini e regole per l’utilizzo commerciale del ‘marchio’ del parco. Abbiamo vietato la caccia selettiva dentro i parchi, prima prevista come eccezione ma praticata. Cambiano le modalità di nomina dei vertici, per superare casi vergognosi come il Parco delle Dolomiti, senza presidente da un anno e mezzo per i conflitti tra Stato e Regione. In deroga ad ogni altra disposizione, ogni parere, intesa, pronuncia o nulla osta da parte della pubblica amministrazione verso i gestori dei parchi dovrà avvenire entro 60 giorni. Infine la ciliegina sulla torta è l’istituzione del Parco interregionale del Delta del Po, la Camargue italiana».