Riceviamo e pubblichiamo

La risposta del Parco dell’Appennino lucano a Legambiente

[22 giugno 2018]

L’attenzione riservata da Legambiente Basilicata, e dal responsabile delle aree protette, al Parco Nazionale dell’Appennino Lucano è giunta ormai ai livelli della insostenibilità, sia per le falsità con le quali si riempiono giornali e dossier (nei quali l’associazione dimentica di citare se stessa e le proprie consulenze avute dal Parco), sia per la pressione che evidentemente si intende esercitare sull’opinione pubblica, sui membri del consiglio direttivo e sulle istituzioni preposte al controllo e alla sorveglianza sull’Ente stesso, come il ministero dell’ambiente. Meno si comprende la pressione sulla Regione Basilicata dal momento che non c’entra nella nomina del Direttore, a me che non si cerchi la sponda politica.

Dopo anni di collaborazione con l’Ente Parco, durante i quali l’associazione ambientalista è stata beneficiaria di diverse attenzioni e di diverse consulenze su numerosi progetti, i dirigenti regionali e alcuni livelli nazionali stanno ormai attaccando, in maniera sistematica, qualsiasi azione che esso pone in essere, ipotizzando illeciti e forzature amministrative mai rilevate dall’autorità giudiziaria.

La lente d’ingrandimento sotto la quale i dirigenti regionali di Legambiente hanno posto da tempo il Parco non trova riscontro nei puntuali e periodici controlli che Carabinieri e Guardia di Finanza conducono sugli atti amministrativi. A tal proposito occorre precisare che un conto sono i rilievi del Ministero dell’Ambiente sulle procedure adottate e altra cosa sono gli illeciti che, qualora venissero ravvisati dagli ispettori ministeriali, sarebbero da assi stessi posti all’attenzione delle autorità giudiziarie.

Così non è, ed è arrivato di sicuro il momento di salvaguardare l’onorabilità e l’onestà delle persone che ricoprono incarichi negli organi dirigenti del Parco, messi costantemente sotto accusa dall’associazione in questione. Cosa che sarà fatta nelle sedi opportune avendo già dato mandato ai legali di provvedere ad analizzare le affermazioni e gli atti di Legambiente, e non solo, per valutare la possibilità ricorrere alle vie giudiziarie.

Ciò considerando anche la continua strumentalizzazione della vicenda legata ai rilievi della Corte dei Conti, sfociati in un procedimento della giustizia contabile che è ancora in corso e che siamo certi di poter affrontare con la serenità di chi è sicuro di poter dar conto delle proprie azioni e delle proprie decisioni.

Va detto che, proprio la continua frequentazione di Antonio Nicoletti, responsabile Legambiente delle aree protette, e le numerose collaborazioni di questa associazione con il Parco Appennino Lucano negli anni trascorsi, dovrebbero indurre i suoi dirigenti nazionali ad una onesta autocritica. Se è vero che tanti errori sono stati compiuti da parte del Parco ci si chiede perché mai tale aggressivo e ostinato accanimento scuota solo ora l’attenzione di Nicoletti e dei suoi colleghi.

È forse utile per l’opinione pubblica rilevare, a questo punto, che i continui attacchi vengono da persone direttamente interessate alla nomina di Direttore dell’Ente. Proprio il presidente del circolo Legambiente della Val d’Agri ha partecipato al bando per la nomina a Direttore dell’Ente Parco e, guarda caso, proprio da lui e dalla sua associazione vengono gli attacchi a questa procedura di nomina.

L’individuazione della terna dei nomi dei candidati a direttore del Parco spetta al consiglio direttivo dell’Ente, e per chiarezza va detto che le candidature pervenute in seguito al bando sono state oltre 40. Di queste solo 15 vantano esperienze nella pubblica amministrazione, come richiesto dal bando, e tra queste è stata scelta la terna. Siamo fiduciosi sul fatto che il ministro valuterà secondo le qualità dei curricula e non si farà intimorire da pressioni inopportune o da suggerimenti interessati da parte di associazioni. E per onorare la trasparenza saremmo disposti, qualora lo permettesse, a pubblicare il curriculum dell’ex Direttore del GAL Akiris.

È stata la circostanza sopra descritta che ha spinto il presidente Triunfo a rifiutare l’incontro chiesto da Legambiente, considerando che l’associazione chiedeva di trattare l’argomento della nomina del Direttore del Parco mentre su tale procedura si concentrava l’interesse del presidente del circolo Legambiente della Val d’Agri. Questo dimostra che i vertici nazionali dell’associazione dovrebbero, evidentemente, controllare in modo più serio e approfondito le attività dei propri circoli, onde evitare che un’associazione di rilievo nazionale e di riconosciuto prestigio in campo naturalistico possa essere strumentalizzata dai propri dirigenti locali per finalità personali.

Inoltre va chiarito che la richiesta di commissariamento dell’Ente Parco Appennino Lucano viene solo ed esclusivamente da Legambiente e non da altre pur prestigiose associazioni. Il rappresentante delle associazioni ambientaliste in seno al consiglio direttivo del Parco, Luigi Agresti che è rappresentante del WWF, ha tenuto un incontro con le altre associazioni ambientaliste dal quale è emerso che l’unica associazione a ritenere necessario il commissariamento dell’Ente è Legambiente, la cui posizione è dunque isolata. È il caso di evidenziare che proprio Legambiente è l’associazione che “vanta” maggiori collaborazioni e consulenze con il Parco Appennino Lucano. Quanto alla richiesta di un incontro, avanzata nel corso di quella riunione, lo stesso Agresti ha assicurato che sarà convocata al più presto.

È arrivato, per tutti questi motivi, il momento di fare chiarezza sui ripetuti attacchi al Parco, che vive una delicata stagione di rilancio, dopo un primo ciclo che ne ha segnato l’avvio, e che ha il delicato compito di difendere un territorio già di per sé debole e minacciato. Il rilancio del Parco passa attraverso incontri con i CEAS (a cui è seguito un bando specifico), con gli operatori turistici, che stiamo facendo proprio in questi giorni, e con nuovi progetti di rilancio sulla conservazione.

Riteniamo che le associazioni, in quanto soggetti che non hanno scopo di lucro, dovrebbero avere l’obiettivo di collaborare con gli enti e non quello di dirigerli o di sceglierne gli organi direttivi, sottoponendo a impropria pressione ministero e Regione. Ci chiediamo quale sia davvero lo scopo di tale accanimento di Legambiente i cui vertici regionali, e non solo, hanno sempre avuto rapporti di collaborazioni e consulenze con le istituzioni.

di Ente Parco Appennino Lucano