La scala mobile verso l’estinzione degli uccelli di montagna

Non c’è una montagna abbastanza alta da sfuggire al cambiamento climatico

[30 ottobre 2018]

Il nuovo studio “Climate change causes upslope shifts and mountaintop extirpations in a tropical bird community” pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS) da Benjamin Freeman e Micah Scholer del Biodiversity Research Centre dell’università della British Columbia e Viviana Ruiz-Gutierrez e John Fitzpatrick del Cornell Lab of Ornithology, presenta  nuove prove sul fatto che il  cambiamento climatico sta portando all’estinzione specie di uccelli tropicali di alta montagna, Come scrive Freeman sul suo blog, «Dimostriamo che il riscaldamento globale mette in moto una “Scala mobile verso l’estinzione” degli uccelli di montagna. Dimostriamo che gli uccelli su una montagna peruviana 1)subito uno spostamento verso  l’alto associato al riscaldamento recente, 2) le specie di alta quota vengono spinte in  aree più piccole, 3) le specie di alta quota stanno diminuendo in abbondanza e 4) alcune specie precedentemente comuni ad alta quota sono scomparse. Vediamo il nostro studio, condotto lungo un percorso di 8 km, come un modello in miniatura del mondo reale degli stessi processi che probabilmente si verificano sui pendii montani  in tutte le Ande tropicali (e forse globalmente lungo i tropici)».

Da molto tempo gli scienziati prevedono che molte specie cercheranno di sfuggire all’aumento delle temperature spostandosi verso quote più elevate. Il problema è che le specie che già vivono in alta montagna non possono andare più in alto e, quindi, si prevede che diminuiscano.

Il nuovo studio canadese-statunitense ha scoperto che 8 specie di uccelli che un tempo vivevano vicino a un picco montuoso peruviano ora sono scomparse e i ricercatori sono preoccupati soprattutto per gli impatti che  può avere il cambiamento climatico sulla biodiversità delle catene montuose.

Freeman ha spiegato a BBC News che   «Le aree montuose tropicali sono le più calde tra le aree di interesse per la biodiversità e ospitano più specie di qualsiasi altro posto sulla Terra. E con solo un po’ più caldo, nei tropici le piante e gli animali tropicali sembrano vivere un po’ più in alto rispetto a prima».

Si tratta di specie che sono estremamente vulnerabili anche perché la differenza di temperature tra altitudini inferiori e superiori nelle regioni tropicali non è così grande come in altre parti del mondo. Questo significa che per le specie tropicali risalire le pendici delle montagne potrebbe non essere la soluzione più adatta per sfuggire al cambiamento climatico. In un certo senso, è sorprendente che gli scienziati non abbiano rilevato maggiormente queste sparizioni prima. Già nel 2007 lo studio “Climate Change, Elevational Range Shifts, and Bird Extinctions”, pubblicato su Conservation Biology da un team della Stanford University e della Duke University,  prevedeva cheun aumento della temperatura globale di 2,8° C estinguerebbe tra le 400 e le 550 specie di uccelli, solo spingendole sulla scala mobile dell’estinzione.

Per capire se questo colossale meccanismo climatico-biologico fosse davvero in atto, nel 2017 gli scienziati canadesi e statunitensi hanno condotto un censimento delle specie di uccelli che vivono (ma sarebbe meglio dire vivevano) in un remoto picco montuoso delle Ande peruviano, il Cerro de Pantiacolla. una montagna nota perché nel 1985, Fitzpatrick la risalì in cerca di “nuove” uccelli e, con una passeggiata di soli 8 Km in salita, lui e il suo team documentarono meticolosamente tutti gli uccelli che ci vivevano, trovando dozzine di specie, molte con  nomi esotici come il Titiri sopracciglio rossiccio  (Syndactyla rufosuperciliata),  il Beccopiatto pettofulvo (Rhynchocyclus fulvipectus), l’averla formichiera variabile (Thamnophilus caerulescens), Il nuovo team ha ripercorso lo stesso territorio, nello stesso periodo dell’anno, utilizzando gli stessi metodi del 1985, scoprendo così che, in media, gli areali delle specie di uccelli del Cerro de Pantiacolla  si erano spostate verso l’alto e che la maggior parte delle popolazioni delle specie che aggi. La maggior parte delle specie che Fitzpatrick aveva trovato alle quote più alte si è ridotta in modo significativo sia in termini di estensione di areale che di abbondanza di individui.

Secondo i ricercatori, con le temperature che nell’area sono aumentate di quasi mezzo grado Celsius tra i due sondaggi, «Per alcune di queste specie, il recente riscaldamento costituisce una “scala mobile verso l’estinzione». Delle 16 specie che nel 1985 erano state censite in cima alla cresta del Cerro de Pantiacolla, nel 2017 ne risultavano completamente scomparse 8, la metà, comprese le specie con i nomi esotici e strani..

Non è un fenomeno solo tropicale: nelle montagne spagnole le farfalle Apollo (Parnassius apollo) hanno risalito di 200 metri i versanti, in California le pica (Ochotona princeps) sono praticamente scomparse, prima dalle quote più basse e poi anche da quelle più alte. Il problema è che la maggior parte dei ricercatori ha studiato le possibili estinzioni nelle zone temperate del mondo, dove gli animali devono già far fronte a climi con forti oscillazioni stagionali e, come fa notare Freeman. «Per loro, un po’ di riscaldamento potrebbe non essere poi così importante». Ma ai tropici, dove le temperature sono più stabili per tutto l’anno, gli animali possono diventare più strettamente dipendenti da una ristretta gamma di condizioni e più vulnerabili quando queste condizioni cambiano. Il team Freeman ha calcolato che nel Cerro de Pantiacolla, gli uccelli avrebbero dovuto spostarsi circa 75 metri più in alto per ritrovare le temperature alle quali vivevano nel 1985. Solo che sulla vetta e sul crinale il “più in alto” non esiste. Certo, è possibile che il team canadese-statunitense non sia riuscito a trovare gli uccelli scomparsi. Ma 5 di queste specie erano comuni nel 1985, e 7 hanno richiami molto particolari che i ricercatori avrebbero comunque dovuto sentire all’alba. Il Fruttaio pettoscarlatto (Pipreola frontalis), la Diglossa glauca  e la Myiothlypis coronata ora vivono solo nei 100 metri più alti della cresta del Cerro de Pantiacolla, se il riscaldamento globale continua a questo ritmo tra 10 anni scompariranno anche loro. Freeman sottolinea: «Questi uccelli sono saliti su per la montagna tanto quanto si sarebbe previsto se la temperatura fosse quell’interruttore principale che controllava dove vivono. Quelli che vivevano vicino alla vetta 30 anni fa sono spariti».

Freeman aveva già avuto le prove dell’impatto del riscaldamento globale sugli uccelli nel 2014, quando con sua mogli Alexandra Class Freeman andarono sulle montagne di Papua Nuova Guinea che un ornitologo aveva studiato negli anni ’60 e scoprirono che 40 anni dopo la maggior parte degli uccelli si era trasferita in regioni più elevate. Non è del tutto chiaro perché questo accada. I corpi degli uccelli potrebbero funzionare meglio a temperature specifiche. Freeman ha anche un’ipotesi alternativa: «il riscaldamento potrebbe essere importante per gli insetti e gli insetti sono importanti per gli uccelli». Ma di una cosa è convinto: che la scala mobile dell’estinzione sia molto più veloce nei tropici che altrove. «Escludendo la riduzione dei tassi di cambiamento climatico, cosa si può fare?» si chiede Freeman. E risponde che «La migliore soluzione provvisoria è quella di preservare tratti di foresta che si elevano lungo i fianchi delle montagne – corridoi in cui le specie possono spostarsi mentre le temperature li spingono verso l’alto. Sulle principali montagne delle Ande, se proteggiamo una grande fascia di territorioa, forniremo lo spazio in cui sopravvivere alle piante e agli animali mentre risalgono la montagna», Per quanto riguarda le montagne più piccole come il  Pantiacolla, «Non sono abbastanza alte per gestire così tanti spostamenti verso l’alto. Questi posti hanno  fondamentalmente una fortuna di merda»,

Gli autori dello studio avvertono che «L’aumento delle temperature continuerà a portare a eradicazioni ed estinzioni di animali e piante di alta quota lungo le Ande». Invece, gli scienziati hanno scoperto che le specie di uccelli che vivono nelle zone di pianura stavano beneficiando dei cambiamenti climatici, espandendo i loro areali e spostando i loro confini  superiori più in alto sulle montagne. Ma avvertono anche che, con il passare del tempo, «anche le specie che sono ora in movimento potrebbero scoprire di non avere più opzioni. Se in questo secolo le temperature globali saliranno tra  i 2,6° C e i 4,8° C, questo potrebbe spingere le specie tropicali da 500 m  fino a 900 m più in alto sui versanti. Per alcuni, questo potrebbe rivelarsi troppo lontano»

Un altro problema è che in molte montagne sono state abbattute le loro foreste, il che limita la capacità delle specie di spostarsi verso l’alto.

Ma quel che è successo e sta succedendo nel Cerro de Pantiacolla è probabile che accada altrove. In questo senso, gli uccelli di alta montagna sono messaggeri del futuro: «I Titiri sopracciglio rossiccio  nella miniera di carbone», come scrive Ed Yong su The Atlantic.

Freeman conclude: «Se pensiamo alla biodiversità e alla sua conservazione a lungo termine in queste aree, non possiamo davvero ignorare questo processo. Il modo per affrontare questo problema è mantenere corridoi protetti per gli habitat che si estendono attraverso i grandi gradienti di alta quota».

 

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