Essenziale il contributo di oltre 800 citizen scientists statunitensi e canadesi

La strage di uccelli marini affamati causata dal cambiamento climatico

Le alche minori di Cassin hanno mangiato “cibo spazzatura” meno nutriente invece delle loro solite prede ricche di sostanze nutritive ed energetiche

[7 giugno 2018]

Nell’autunno del 2014 e fino al 2015, gli abitanti della West Coast nordamericana assistettero a uno strano evento ecologico senza precedenti: la morte e lo spiaggiamento di massa di uccelli che gli statunitensi chiamano Cassin’s auklets  (alca minore di Cassin – Ptychoramphus aleuticus), una tragedia ecologica che mise in moto una rete di oltre 800 citizen scientists che, passeggiando lungo le coste del Pacifico statunitense e canadese,  hanno registrato la posizione e i dati sulle carcasse dei poveri uccelli trovati morti, inserendo in tempo reale le informazioni in un database che ha aiutato gli esperti statali, tribali e federali della fauna selvatica a tenere traccia dell’evento di mortalità di massa.

Questo lavoro certosino sul campo dei citizen scientists, unito ai dati sulla temperatura, sulla circolazione oceanica e sull’abbondanza di prede, hanno permesso di dare la prima risposta definitiva sulle cause della morte degli uccelli marini: la fame, causata da cambiamenti nelle condizioni oceaniche legate al clima che cambia .

Ora un team di una ventina di ricercatori di ricercatori statunitensi e canadesi ha pubblicato  su Geophysical Research Letters  lo studio “Massive Mortality of a Planktivorous Seabird in Response to a Marine Heatwave” che riassume questa estesa e importante ricerca.

La principale autrice dello studio, Julia Parrish, che insegna alla School of aquatic and fishery sciences dell’università di Washington – Seattle e che è anche direttrice esecutiva del Coastal Observation and Seabird Survey Team (Coasst), uno dei gruppi di citizen science che ha contato le carcasse piaggiate di alche minori di Cassin, spiega che «Questo documento è molto importante per la comunità scientifica perché fissa la causa di un’importante estinzione, il che è raro. Quando vediamo questi eventi di mortalità di massa, si tratta dell’ecosistema che ci dice, in grandi lettere al neon, che qualcosa non va. Questo studio può essere usato come prova definitiva dell’impatto di un mondo in riscaldamento, e non è una bella immagine».

Lo studio, finanziato dalla National Science Foundation e dal Washington department of fish and wildlife,  individua la fame come causa di morte  di 250.000  – 500.000 alche minori di Cassin tra la fine del 2014 e l’inizio del 2015 e gli scienziati evidenziano che «La principale fonte di preda degli uccelli, lo zooplancton acquatico noto come krill e copepodi, è risultata minore  e meno abbondante che in negli anni precedenti, costringendo gli uccelli marini a mangiare “cibo spazzatura” meno nutriente invece delle loro solite prede prede  ricche di sostanze nutritive ed energetiche».

I Cassin’s auklets  sono piccoli uccelli marini noti per la loro abilità di “ volare” sott’acqua in cerca di cibo. Sono una specie gregaria che nidifica in colonie e che, dopo la riproduzione, all’inizio dell’autunno migra verso sud lungo la costa orientale americana. Gli scienziati spiegano ancora: «Le temperature più calde dell’acqua superficiale al largo della costa del Pacifico – un fenomeno noto come “the blob” – si sono verificate per la prima volta in ‘autunno e nell’inverno del 2013 e si sono protratte per tutto il 2014 e il 2015. Questo evento è stato probabilmente  colpevole di aver cambiato la “tavola da pranzo della zooplancton” con specie meno nutrienti», Infatti, i copepodi ricchi di energia prosperano nell’acqua più fredda. »Quando la massiccia ondata di caldo marino si è estesa lungo la costa – continuano i ricercatori della Washington University  – ha portato con sé un sacco di copepodi più piccoli e meno nutrienti che si trovano tipicamente nelle acque più calde del sud.  Durante l’estate del 2014, la circolazione oceanica ha tenuto a bada il blob nel Pacifico nord-occidentale, creando un cuneo costiero di acqua fredda piena di alimenti ricchi di energia appena al largo delle coste dell’Oregon e di Washington. Ma quel rifugio collassò a metà settembre quando gli spostamenti stagionali nella circolazione oceanica cambiarono. Di conseguenza, i Cassin’s auklets,  che migrano verso sud dopo la riproduzione al largo delle coste della British Columbia, hanno praticamente perso il loro habitat di foraggiamento vicino alla costa».

Gli autori dicono che «Questo studio è il primo a documentare il legame diretto tra ondate di caldo marine ed eventi di mortalità per uccelli marini» e  il principale autore dello studio, Timothy Jones, ricercatore in scienze acquatiche e pesca all’università di Washington – Seattle, conferma: «Molte delle prove indicano che esiste un legame molto tangibile tra il  riscaldamento del Pacifico e i cambiamenti nella struttura dell’ecosistema che alla fine hanno portato alla fame gli uccelli marini».

Il caldo “blob” aspettava sulla superficie dell’Oceano Pacifico per più di 3 anni. Dopo la strage delle alche minori di Cassin si sono verificati altri 4 eventi di mortalità di massa che hanno coinvolto uccelli marini e che ogni volta sono avvenuti più a nord. Urie, pulcinella di mare e per ultime le berte codacorta e i fulmari nordici nell’Artico, hanno avuto un destino simile a quello delle minori di Cassin e morie di uccelli marini sono state registrate fino all’estremo nord del mare dei Chukchi.

Jones.è molto preoccupato: «La storia delle Cassin’s aukletsè davvero l’apripista di una saga di molteplici morie di uccelli marini che, per quanto ne sappiamo, non hanno precedenti». E la Parrish aggiunge: «Ed è probabile che, a causa dei cambiamenti climatici, si ripeta per altre specie. I ricercatori continueranno ad attingere da questo esempio e ad imparare. Questa è stata un’opportunità unica per avere una finestra sul futuro. Abbiamo la sensazione di come un ecosistema di grandi dimensioni – l’intero Nord Pacifico fino ai mari di Bering e Chukchi – possa sembrare in futuro e dove ci saranno vincitori e vinti e come potremmo vederlo cambiare. In questo senso, è stato un tremendo esperimento naturale».

Gli autori dello studio riconoscono che «Il lavoro volontario di centinaia di beach walkers – molti dei quali controllano ogni mese la loro spiaggia locale per contare gli uccelli marini morti  – insieme ai database e alle conoscenze degli scienziati in molti campi hanno risolto  il mistero delle delle alche minori di Cassin con un livello di precisione che è difficile da replicare». Per il successo del loro studio è stata essenziale la capacità di collaborare e condividere le risorse.

La Parrish conclude: «La grande lezione è che nella sandbox devi lavorare insieme. Nessuno in questa lista di autori aveva alcuna speranza di fare tutto quel lavoro da solo. Abbiamo avuto un’incredibile fortuna grazie al fatto che i citizen scientists  raccoglievano da anni gli stessi dati di cui avevamo bisogno per trovare la causa».