Un meraviglioso (e pericoloso) caso di simbiosi

La stranissima verità sul bradipo, che scende dall’albero solo una volta a settimana

[24 gennaio 2014]

Un team di ricercatori statunitensi dell’università del Wisconsin–Madison  e del Virginia Tech ha scoperto un altro meraviglioso e bizzarro meccanismo che cuce la rete splendente della vita (e della morte) di questo nostro sorprendente pianeta. Nello studio “A syndrome of mutualism reinforces the lifestyle of a sloth” pubblicato su Proceedings of The Royal Society B i sei scienziati spiegano che  «gli erbivori arborei sono rari tra i mammiferi. Le  poche specie con questo stile di vita possiedono adattamenti unici per superare i vincoli legati alle dimensioni o nutrizionali-energetici. I bradipi sono folivori che trascorrono la maggior parte del loro tempo a riposo o a  mangiare nella volta della foresta. Il  bradipo tridattilo, tuttavia, scende dal  suo albero una volta a settimana per defecare, il che è rischioso, energeticamente costoso e, fino ad ora, inspiegabile».

I ricercatori guidati da Jonathan Pauli, del Department of Forest and Wildlife Ecology dell’università del Wisconsin statunitensi ipotizzavano che tale comportamento, che espone i lentissimi bradipi agli attacchi dei veloci predatori in agguato sul terreno, serva a sostenere un vero ecosistema che i bradipi ospitano nella loro pelliccia, «che conferisce benefici nutrizionali criptici per bradipi». A quanto pare ci avevano visto giusto perché hanno scoperto che i bradipi tridattili (Bradypus tridactylus) più specializzati, che ospitano più falene foretiche  hanno maggiori concentrazioni di azoto inorganico ed una superiore biomassa algale rispetto ai generalisti bradipi bidattili (Bradipo bidattilo Choloepus didactylus e Colepo di Hoffmann Choloepus hoffmanni). La densità di falene è stata positivamente correlata alla concentrazione di azoto inorganico e alla biomassa algale nella pelliccia. Il team ha coperto che i bradipi mangiano le alghe che “allevano” nella loro pelliccia, altamente digeribili e ricche di lipidi dei quali è invece povera la dieta di foglie dei bradipi.

La pericolosa discesa dei lentissimi mammiferi dagli alberi per defecare serve a trasportare a terra le falene e a dare loro il sito ideale per deporre le uova, il cumulo di sterco che il bradipo tridattilo ricopre di terriccio. Da qui riparte il ciclo delle falene che colonizzano la pelliccia del bradipo. «Le falene sono portali di nutrienti – scrivono i ricercatori americani – aumentano i livelli di azoto nella pelliccia del bradipo, il che alimenta la crescita delle alghe. I bradipi consumano questi orti di alghe, presumibilmente per incrementare la loro dieta limitata. Questi mutualismi collegati tra falene, bradipi e alghe sembrano aiutare il bradipo a superare uno stile di vita altamente vincolato».

Sono infatti solo 10 le specie di mammiferi, meno dello 0,2%, che si sono evolute per mangiare solo foglie e frutti esclusivamente sugli alberi, animali che vivono soprattutto tra le fronde degli alberi più alti della foresta, il che impone loro uno stile di vita con alcuni vincoli: devono essere abbastanza piccoli e leggeri ma devono anche essere in grado di digerire una quantità enorme di materia vegetale, che è ricca di fibre, ma povera di nutrienti. I bradipi sono forse i mammiferi che hanno portato al limite estremo questo stile di vita ma, mentre un esemplare di bradipo bidattilo ha un  territorio che arriva fino a 140 ettari e una dieta relativamente diversificata di frutti, foglie, insetti, piccole lucertole e carogne, il bradipo tridattilo ha piccoli home range che vanno da 0,3 a 15 ettari e mangiano esclusivamente foglie di pochi, selezionati alberi. Questa dieta estrema e nutrizionalmente povera dei bradipi tridattili da come risultato una digestione molto più lenta di qualsiasi altro mammifero ed un metabolismo incredibilmente lento, meno della metà di quello che ci si aspetterebbe per la loro massa corporea.

I due tipi di bradipi differiscono anche nelle loro abitudini di defecazione: circa una volta settimana il bradipo tridattilo scende dalla volta della foresta, scava una buca alla base del suo albero ospite, defeca e ricopre tutto, poi risale lentamente; i bradipi bidattili defecano direttamente dall’alto, più di una volta alla settimana. E senza preoccuparsi di che fine fanno le loro feci.

Gli scienziati hanno a lungo cercato di capire il perché di questo pericoloso rito della toilette del bradipo tridattilo che, tra l’altro, per compiere questo tragitto dall’alto verso il basso e dal terreno alla chioma, consuma almeno l’8% delle calorie giornaliere delle quali ha bisogno questo campione della pigrizia. I ricercatori si chiedevano se queste latrine servissero a comunicare in qualche modo con gli altri bradipi, ma alla fine hanno scoperto che l’evoluzione ha trasformato i bradipi tridattili in strani allevatori di falene e in orticoltori di alghe: quando il mammifero defeca le falene abbandonano i rifugi nella sua pelliccia e depositano e uova nelle feci, poi dopo essersi cibate e sviluppate nella cacca di bradipo, i bruchi si trasformano in falene che risalgono in volo fino alla volta della foresta, dove ritrovano il bradipo, colonizzano la sua pelliccia e tornano a loro volta a defecare sulla pelle del bradipo ed a concimare così le alghe che servono al bradipo a mimetizzarsi per sfuggire agli attacchi di predatori come le arpie e ad integrare la loro dieta.

Per verificare questo bizzarro e fantastico rapporto tra diversi organismi, i ricercatori hanno catturato due bradipi tridattili in un’area vicino alla capitale della Costa Rica, San José,  hanno tolto tutte le falene dalla loro pelliccia e le hanno contate, poi  hanno prelevato ciocche di pelo dai due animali ed hanno analizzato il contenuto di azoto e fosforo nella pelliccia e misurato la quantità di alghe presenti. Infine, hanno usato un lungo tubo e una siringa per aspirare campioni dai prestomaci dei bradipi, un organo dove si ferma il loro cibo dopo essere stato ingerito. E’ così che hanno scoperto che nella pelliccia dei bradipi tridattili vivono molte più falene che in quella dei bidattili e che più falene significano più alghe, inoltre hanno trovato alghe nei prestomaci dei tridattli.

Quindi: i bradipi aiutano le falene a prosperare; le falene aiutano le alghe a crescere, sia trasportando  direttamente sostanze nutritive che quando muoiono perché i funghi che crescono tra la pelliccia/orto del bradipo degradano le falene morte, producendo così altri nutrienti per e alghe. Poi il bradipo chiude il ciclo mangiandosi le alghe, facili da digerire, con carboidrati e proteine come le foglie, ma con fino a cinque volte più grassi. I ricercatori hanno così probabilmente svelato un altro mistero dei bradipi: «Una fonte di cibo dispersa  aiuterebbe a spiegare perché i bradipi tridattili sono difficili da mantenere ben nutriti in cattività nelle strutture sterilizzate».

Ma resta ancora da scoprire qualcosa sulla complicata vita di questo placido mammifero, cominciando dal dimostrare che il nutrimento acquisito mangiando le alghe compensi davvero l’energia che i bradipi sprecano per scendere a terra a defecare una volta a settimana esponendosi a rischi mortali. Poi c’è da dimostrare che i bradipi mangino abitualmente le alghe, oppure se queste finiscano nel loro apparato digerente solo nelle operazioni di pulizia della loro infestata pelliccia con la lingua.

Comunque Pauli e il suo team hanno dimostrato che i bradipi sono in realtà molto più laboriosi rispetto alla loro fama di pigri. In realtà sono meticolosi e coraggiosi agricoltori-allevatori che si preparano i pasti allevando un intero ecosistema forestale che poi si portano sulle spalle, o meglio sulla pelliccia.