La termografia può rilevare se gli animali sono in salute, evitando di catturarli

Una tecnica non invasiva per capire la salute di un animale dallo studio a distanza della temperatura corporea

[1 febbraio 2018]

Secondo lo studio “Eye region surface temperature reflects both energy reserves and circulating glucocorticoids in a wild bird” pubblicato su Scientific Reports da un team di ricercatori dell’ Institute of Biodiversity, Animal Health & Comparative Medicine dell’università di Glasgow e della Schweizerische Vogelwarte, «La termografia può rilevare come stanno gli animali direttamente nel loro ambiente, evitando il bisogno di catturali».

Secondo gli scienziati scozzesi  «La tecnica, che potrebbe trasformare il modo in cui i biologi studiano le risposte degli animali selvatici ai cambiamenti ambientali», ad è stata testata su una popolazione di un piccolo uccello canoro,  la cinciarella (Cyanistes caeruleus) allo Scottish Centre for Ecology and the Natural Environment (Scene) dell’università di Glasgow a  Loch Lomond .

Con la tecnica dell’imaging termico i biologi possono capire come gli animali rispondono a ciò che li circonda senza doverli catturare e misurare (necessario con i metodi attuali). Questo perché la temperatura corporea può cambiare quando gli animali effettuano aggiustamenti fisiologici per conservare l’energia o affrontare gli stress ambientali

Lo studio ha rilevato che «La temperatura cutanea intorno all’occhio nella cinciarella è inferiore negli uccelli in condizioni peggiori e negli uccelli con livelli più elevati di ormoni dello stress nel loro flusso sanguigno. In circostanze difficili, come durante il cattivo tempo o quando il cibo scarseggia, gli animali hanno bisogno di risparmiare energia. Un modo in cui possono farlo è riducendo la produzione di calore».

Condizioni difficili innescano anche una risposta allo stress, che è associata a cambiamenti nel flusso sanguigno: «Il sangue – spiegano i ricercatori – viene deviato verso le aree con il maggior bisogno, aumentando la temperatura interna e riducendo la temperatura superficiale. Quindi, entrambi i processi portano ad una temperatura superficiale inferiore».

Uno degli autori dello studio, Paul Jerem dell’Institute of biodiversity, animal health and comparative medicine (Ibahcm), dell’università di Glasgow evidenzia che «Questi risultati sono importanti perché la comprensione dei processi fisiologici è la chiave per rispondere alle domande sul perché gli animali si comportano così e come interagiscono tra loro e con il loro ambiente. I cambiamenti nei processi fisiologici che abbiamo rilevato utilizzando la termografia sono in genere la prima risposta alle sfide ambientali, quindi essere in grado di misurarli facilmente negli animali selvatici significa che saremmo in grado di identificare le popolazioni a rischio prima che si verifichi un declino: il primo obiettivo della conservazione»

Dominic McCafferty, sSenior lecturer all’Icahcm, conclude: «Gli attuali metodi di indagine sullo stato fisiologico nelle specie che vivono in natura  prevedono generalmente che gli animali debbano essere intrappolati e manipolati, cosa che è difficile, potenzialmente invasiva e limita la ricerca a quelle specie che possono essere facilmente catturate, inoltre vengono interrotti anche i modelli di comportamento naturali.  Guardando a questa promettente strategia alternativa – studiando la temperatura corporea – stiamo utilizzando  caratteristiche che possiamo misurare senza campionamento invasivo per inferire su altri processi fisiologici di base».