La top ten delle regioni per garantire adattamento climatico, sicurezza alimentare e biodiversità

L’America Latina la parte del mondo più importante e vulnerabile

[18 settembre 2013]

Un nuovo studio, “Global Climate Change Adaptation Priorities for Biodiversity and Food Security”, pubblicato su PlosOne, identifica le 10 regioni prioritarie a livello mondiale dove finanziamenti mirati per la costruzione di resilienza e dell’adattamento agli impatti dei cambiamenti climatici avrebbero maggiori benefici sia per gli esseri umani che per gli  ecosistemi naturali che sostengono la vita sulla Terra.

Ed è l’America Latina l’area più importante e vulnerabile. Questo studio globale di un team di Conservation International, BirdLife International, università di California Santa Barbara, l’Università del Kansas, Seoul National University e Lincoln University della Nuova Zelanda, è il primo a mettere insieme le valutazioni degli impatti dei cambiamenti climatici e l’agricoltura e la biodiversità per individuare le priorità comuni.

Ecco la top ten delle regioni del nostro pianeta con i maggiori potenziali benefici per l’umanità e che bisogna assolutamente salvaguardare per preservare la vita sulla Terra: America Centrale (Messico, Guatemala, Honduras, Nicaragua); Caraibi (Giamaica, Haiti, Dominica, Portorico, Venezuela); Ande (Colombia, Ecuador, Perù, Bolivia, Argentina); Altopiano della Guyana (Venezuela); Costa Atlantica del Brasile; Albertine Rift (Zaire, Burundi, Tanzania, Uganda) Madagascar; Ghati (India); Filippine; Java (Indonesia). Sono tutte aree dove i piccoli agricoltori saranno particolarmente colpiti dai cambiamenti climatici e dove si trovano anche gli hot spot della biodiversità.

Patrick Roehrdanz, dell’Università della California Santa Barbara, evidenzia che «lo studio identifica le prime dieci regioni di tutto il mondo per le conseguenze del cambiamento climatico sull’agricoltura e la natura e,  letteralmente, le mette su una  mappa».

Investire nell’adattamento climatico in queste 10 aree prioritarie potrebbe contemporaneamente affrontare gli impatti umani e naturali del cambiamento climatico.  Dato che la pianificazione multisettoriale è nella sua infanzia, queste aree possono servire da modello per gli investimenti ad impatto multiplo in altre regioni. L’alta percentuale di specie con areali ristretti e a rischio di estinzione che si trovano in queste regioni rispetto al resto del mondo le rende assolutamente prioritarie  per gli investimenti internazionali.  BirdLife International dice che «ora è necessaria una pianificazione più dettagliata per identificare le opportunità specifiche a livello di sito in ogni regione».

Le 10 regioni  identificate si intersecano tutte con hot spot della biodiversità di importanza mondiale e coprono il 13% delle terre attualmente coltivate nelle regioni tropicali e il 7-9% della popolazione mondiale che vive in condizioni di povertà. Queste regioni prioritarie hanno un’alta probabilità di ritorno degli  investimenti per l’adattamento climatico, sia per la riduzione della povertà e che per la salvaguardia della natura.

Il principale autore dello studio Lee Hannah, del Betty and Gordon Moore Center for Science and Oceans e di Climate Conservation International, ha sottolineato che «questa ricerca dimostra che il futuro dei contadini poveri e della fauna selvatica si intrecciano in molte regioni».

Per identificare le aree in cui il cambiamento è elevato sia per l’idoneità delle colture che per gli habitat, lo studio ha utilizzato modeling di coltivazioni importanti per i piccoli agricoltori, come il mais e fagioli, e i modelli di risposta degli uccelli ai cambiamenti climatici, mentre le specie di uccelli con areali di distribuzione ristretti sono servite  come un surrogato per la fauna selvatica in generale, perché gli uccelli sono molto più conosciuto rispetto ad altri gruppi di specie analoghi.

Stuart Butchart, responsabile scientifico di BirdLife International, spiega che «gli ecosistemi naturali aiutano gli agricoltori in molti modi diversi, come ad esempio attraverso il sostegno agli impollinatori e tenendo sotto controllo le specie di parassiti, mentre le risposte degli agricoltori ai cambiamenti climatici hanno spesso conseguenze per le specie e gli ecosistemi. I nostri risultati identificano alcune delle zone con più alte priorità di investire in soluzioni congiunte che affrontino contemporaneamente le dimensioni umane e dell’ecosistema del cambiamento climatico».

Gli autori dello studio affermano che «nelle aree individuate è urgente un’azione per aiutare gli agricoltori e la fauna selvatica. Tali azioni potrebbero includere il lavoro con gli agricoltori che vivono nelle aree boschive o la promozione di tecniche di coltivazione più compatibili con la biodiversità come la coltivazione del caffè “ombra”».