L’altruismo reciproco degli ibis di Orbetello: si danno il turno in volo per non stancarsi

Uno studio scopre che nelle formazioni a V coppie di ibis si scambiano le posizioni più faticose

[4 febbraio 2015]

Gli ibis eremita reintrodotti nella laguna di Orbetello con una eccezionale migrazione guidata dall’Austria, dove sono stati allevati i primi esemplari di questa specie che si era estinta in Italia, sono ormai diventati famosi in tutto il mondo ed il loro stormo è forse il più studiato per capire il comportamento in volo degli uccelli migratori.

L’ultimo studio in ordine di tempo,  “Matching times of leading and following suggest cooperation through direct reciprocity during V-formation flight in ibis” pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences da un team di ricercatori britannici, tedeschi e svizzeri, sottolinea che «La cooperazione negli animali è un enigma, perché viola la nozione di base che l’evoluzione favorisce i geni egoisti che promuovono solo il proprio benessere. La migrazione degli uccelli in formazioni a forma di V o a scaglioni  organizzati costituisce un  dilemma di tale cooperazione».  Anche perché il team di ricerca ha dimostrato che Abbiamo dimostrato che «I giovani di ibis eremita (Geronticus eremita) cooperano a turni e in un’accurata corrispondenza, a volte passano dalla posizione finale vantaggiosa a alla  e in posizione anteriore svantaggiosa».

Molti grandi uccelli migratori come gli ibis  volano in formazione a V o a scaglione, risparmiando così energia perché restano nella scia dell’uccello che li precede. Ma se gli animali avessero sempre lo stesso posto nello stormo qualcuno ci rimetterebbe a vantaggio di altri. E’ per questo che i ricercatori hanno studiato il comportamento in volo dello stormo di 14 giovani ibis eremita di Orbetello durante una migrazione autunnale dall’Austria all’Italia, al seguito di un uomo su un aereo ultra-leggero, per «dimostrare che la quantità di tempo che un uccello passa in formazione è fortemente correlata con il tempo di cui può beneficiare nel volare sulla scia di un altro uccello». Hanno scoperto che delle coppie di ibis si scambiano spesso il posto nella posizione di leader dello stormo e che «Messi insieme, questi risultati suggeriscono che gli  ibis calvi cooperano facendo direttamente a turno nel condurre una formazione». A garantire la compattezza dello stormo sono le frequenti interazioni e i ricercatori concludono: «Abbiamo trovato prove che la propensione degli animali a scambiarsi la testa dello stormo  ha una notevole influenza sulla dimensione e la coesione delle formazioni di volo».

Allo studio ha dedicato un articolo anche Science (A bit of altruism makes V-shaped flocks of birds possible) che spiega che i GPS data loggers  con i quali erano stati equipaggiati gli ibis hanno registrato la posizione di ogni uccello all’interno dello stormo, composto da  ibis non imparentati tra loro e da 3 coppie di fratelli. I dati raccolti hanno dimostrato che «Gli ibis volavano in formazioni da due a 12 uccelli, cambiando posizione frequentemente», quindi quei giovani uccelli allevati dall’uomo stavano lavorando spontaneamente in modo cooperativo e si davano sportivamente il cambio per guidare lo stormo o stare nelle posizioni di retroguardia, spartendosi con precisione la quantità di tempo trascorso nella posizione più faticosa ed in quella meno dispendiosa in coda, indipendentemente dalla loro relazione genetica.

Gli scienziati dicono che le migrazioni degli uccelli  «offrono quindi un raro e convincente esempio di altruismo reciproco negli animali» e Science evidenzia che tutti gli uccelli hanno avuto la possibilità di volare sulla scia di un altro e tutti hanno trascorso lo stesso tempo a fare il duro lavoro davanti allo stormo «Ed  E hanno cambiato posizioni così spesso e con tale rapidità (spendendo meno di un secondo per scambiarsie), che i benefici della cooperazione sono stati immediati. I risultati possono aiutare a spiegare come questi possono evolversi questi comportamenti del tipo “se gratti la mia schiena, io gratto la tua”».

Il 60% dei cambi nello stormo osservati riguarda scambi tra due uccelli, il leader del team di ricerca,  Bernhard Voelkl, uno zoologo dell’università di Oxford, spiega che «Per qualsiasi combinazione di due uccelli che abbiamo guardato, abbiamo visto che l’uccello A per un periodo volava davanti uccello B abbinato vicino, il momento dopo l’uccello B volava davanti all’uccello A», questo ad una media di 39 km all’ora tenuta dallo stormo e con cambi tra le coppie che avvengono in pochi secondi. Per Voelkl  «Questa immediatezza del ricambio riduce la possibilità di barare», ma potrebbe anche essere un meccanismo che non richiede molta memoria per ricordarsi la posizione da assumere nello stormo.

Comunque i risultati dimostrano che tra gli ibis eremita c’è quello che si chiama altruismo reciproco, un’idea proposta nel 1971 dal biologo evoluzionista, sociobiologo ed antropologo statunitense Robert Trivers  per spiegare come gli organismi possano aiutarsi a vicenda senza sfruttamento. Ma Malte Andersson, dell’università di Göteborg, sottolinea che «Esempi convincenti di reciprocità negli animali sono rari. La tecnica del team per studiare le interazioni tra gli ibis è geniale».

Fino ad ora i pipistrelli vampiro avevano fornito uno dei pochi esempi verificabili di  altruismo reciproco negli animali: quando un individuo non è stato in grado di nutrirsi a sufficienza per sopravvivere,  gli altri pipistrelli rigurgitano nella sua bocca parte del loro pasto  di sangue.

Naturalmente verrebbe da pensare che l’altruismo reciproco sia più facile da trovare nei primati, ma questo tipo di comportamento spesso è più probabile negli individui strettamente imparentati e quindi, i doni e le facilitazioni vengono riservati solo ad individui che condividono una gran parte dei geni con il donatore.

Tornando agli ibis, un altro ricercatore che ha partecipato allo studio, Hannes Rusch, dell’università tedesca di Giessen, evidenzia un altro aspetto: «E’ particolarmente interessante il fatto che in aria, gli uccelli sembrano cooperare con abbinamenti che non corrispondono ai rapporti visti nel comportamento degli uccelli a terra». Secondo lui, «Questo suggerisce indica gli uccelli abbiano evoluti una forma di cooperazione specifica in volo».