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L’ambiente e la politica

[18 aprile 2014]

Che l’ambiente non se la passi bene non c’erano dubbi ma dopo l’allarme mondiale anche ai più scettici di scuse per far finta di niente ne restano ormai ben poche.

Sulle fatiche della politica a fare la sua parte si discute da tempo anche nel nostro paese. Neppure le vicende dei beni comuni, dell’ILVA e della terra dei fuochi, di Pompei e via rovinando –Sardegna in testa- sono finora  riuscite a fare ingranare un’altra marcia a partire dal parlamento e dallo stesso governo che con qualche ministro era tuttavia riuscito a dare qualche segnale nuovo.

Non granchè migliore la situazione delle regioni sulle quali grava non meno che sullo stato la responsabilità del fallimento del titolo V. Certo non tutti i gatti son bigi perché la gestione Cappellacci in Sardegna giustamente punita alle elezioni non può essere paragonata a quella toscana. E tuttavia anche le forze politiche più sensibili e impegnate su certe tematiche e normative in crisi non sono finora riuscite a imprimere quel cambio di passo che resta per troppi versi poco più di un proclama, di un annuncio a cui non segue l’intendenza.

Tra tante cose poco rassicuranti colpisce in troppi casi che si parli del titolo V cioè dei rapporti stato, regioni ed enti locali o anche di leggi e aspetti specifici sul consumo del suolo, la tutela della natura e del paesaggio con  superficialità,  scarsa competenza e conoscenza. Su leggi costate fatica e sudore  di anni e poco attuate e rispettate –non mi riferisco solo a quella sui parchi ma anche sul suolo etc- si sparano con sorprendente disinvoltura anche in parlamento bufale. Al punto che si chiedono urgenti modifiche ignorando quelle già avvenute nottetempo –come avere tolto ad esempio la pianificazione paesaggistica ai parchi- a cui ora come alle Apuane si deve provvedere con grandi difficoltà tra reazioni che la dicono lunga su quanto sono caduti in basso anche in una regione come la Toscana certi problemi ambientali.

Se da terra passiamo al mare il quadro non solo non migliora ma se possibile si complica e non soltanto per gli inchini di Schettino. All’Elba gli orologi istituzionali sono fermi da anni e con disinvoltura  si parla nientepopodimeno che di golpe non essendo riusciti a far funzionare neppure il direttivo di un parco nazionale. Del santuario dei cetacei restano solo le proteste dei francesi che contro la nostra mancata gestione la rivendicano  per se.

Eppure dietro questa realtà non ci stanno solo le leggi mancate (urbanistica) o gestioni incapaci di avvalersi di leggi importanti. Le nostre istituzioni in molti casi erano riuscite a garantire politiche serie fornendo anche amministratori rivelatisi  competenti anche  in ambiti così nuovi rispetto a certe tradizioni burocratiche e centralistico – prefettizie.

Oggi si sente parlare quasi solo di poltronifici, carrozzoni, enti inutili, spese da tagliare al punto di negare persino qualsiasi indennità a un presidente di parco mentre proprio questi soggetti e politiche dovrebbero invece e alla svelta essere rilanciati, rifinanziati, messi in condizione di svolgere il loro ruolo senza lacci burocratici che ricordano persino in peggio  tradizioni di lontane  epoche del nostro passato istituzionale e amministrativo.

Neppure l’approssimarsi delle elezioni europee che hanno non poco a che vedere anche con questi problemi sembra finora sia  servita a scaldare i motori.

In Toscana la situazione è entrata in fase importante anche se carica di problemi la cui soluzione dipende molto dal coraggio e dalla determinazione con cui si saprà prendere il toro per le corna alle Apuane come all’Elba, in Val di Cornia come alla Piana. Servono le nuove leggi ormai sui binari ma anche una iniziativa politica locale e regionale più netta e visibile.