L’ampliamento dell’aeroporto di Firenze una minaccia alla biodiversità della Piana

I risultati della checklist delle specie protette da parte di Legambiente

[2 dicembre 2013]

A Sesto Fiorentino il circolo Cias Legambiente ha presentato la “Checklist delle specie protette nell’area interessata dall’ampliamento dell’aeroporto di Firenze” curata da Giacomo Bruni, Andrea Vannini, Francesco Pagliai, Simone Guidotti. I ricercatori ricordano che «il territorio della Piana di Sesto Fiorentino, originariamente costituito da boschi planiziali mesofili sparsi nella pianura alluvionale del bacino idrografico del fiume Arno è stato sottoposto fin dall’epoca pre-Romana a forti pressioni antropiche, che nel corso del tempo ne hanno modificato l’aspetto. Attualmente il territorio della Piana appare destinato alla produzione agricola, ma una parte della sua originaria biodiversità si è conservata. Il merito va attribuito soprattutto all’istituzione di aree protette e alla permanenza di piccole zone umide residuali, scampate alle bonifiche».

Secondo Legambiente, «il possibile ampliamento dell’aeroporto “Amerigo Vespucci” di Firenze costituisce una minaccia molto grave. L’assetto paesaggistico della Piana verrebbe pesantemente modificato, con ripercussioni sulle sistemazioni idrauliche e sulla qualità delle matrici ambientali (aria, acqua, suolo) finora non quantificate, e sparirebbero alcune delle zone umide più importanti». L’area interessata è confinante ed in continuità ambientale con il Sito di Importanza Comunitaria (Sic) ”Stagni della Piana fiorentina e pratese” IT 5140011 ai sensi della Direttiva 92/43/CEE Habitat, ed è Zona di Protezione Speciale (Zps) ai sensi della Direttiva 2009/147/CE (Uccelli, versione codificata) nonché Sito di Importanza Regionale (Sir) 45 ai sensi della L.R. 56/2000. In particolare le Aree Naturalistiche Protette di Interesse Locale “Podere la Querciola” a Sesto Fiorentino e “Stagni di Focognano” a Campi Bisenzio, che «Sarebbero coinvolte direttamente dalla realizzazione della nuova pista».

Per questo Legambiente Sesto Fiorentino ha deciso di svolgere un’indagine per stabilire la presenza al suo interno di specie di interesse conservazionistico. Per quanto riguarda la flora, secondo i ricercatori, «meritano menzione le numerose piante osservate dei generi Juncus e Carex, le quali meriterebbero di essere determinate da specialisti, in quanto questi generi includono alcune specie di Interesse Regionale. Segnaliamo anche la presenza di specie non comuni come Adonis annua e Nigella damascena». Tra i coleotteri viene segnalata la presenza di Lamprodila mirifica e Tschitscherinellus cordatus, specie piuttosto rare e meritevoli di tutela. Fra gli Odonati, importante anche il ritrovamento di una popolazione di Lestes dryas, specie ovunque in forte rarefazione, specialmente negli ambienti planiziali.

Gli anfibi più a rischio sono rappresentati dal tritone punteggiato (Lissotriton vulgaris, ex Triturus vulgaris), specie che figura nell’Allegato B della L.R. 56/2000 e dalla raganella italiana (Hyla intermedia), specie di interesse comunitario. I rettili presentano specie inserite nell’Allegato B della L.R. 56/2000 come l’orbettino (Anguis veronensis, ex Anguis fragilis), il geco comune (Tarentola mauritanica), la biscia dal collare (Natrix natrix) e il ramarro occidentale (Lacerta bilineata).

Moltissime le specie di Uccelli di interesse comunitario e/o regionale come la ghiandaia marina (Coracias garrulus), il Gufo di palude (Asio flammeus)e l’ occhione (Burhinus oedicnemus). Tra i mammiferi da segnalare la presenza di pistrelli albolimbato (Pipistrellus kuhlii) e di Savi (Hypsugo savii) e dell’istrice (Hystrix cristata).

I ricercatori sottolineano che «nell’area sono state rilevate 76 specie particolarmente protette. Di queste, 50 risultano essere di interesse comunitario, e 57 di interesse regionale. 31 specie rientrano in entrambe le categorie. In particolare il tritone crestato italiano (Triturus carnifex) è inserito nell’Allegato II della Direttiva Habitat, ovvero fra le specie di interesse comunitario la cui conservazione richiede la designazione di zone speciali di conservazione. Sono state inoltre rilevate specie non ufficialmente protette, ma tutt’altro che comuni nelle zone umide residuali del territorio toscano. Si può quindi certamente affermare che la biodiversità di questa porzione della Piana Fiorentina è difficilmente osservabile in altre pianure della Toscana. Devono essere ricordate anche le segnalazioni bibliografiche del passato, le quali menzionano per l’area di studio numerose altre specie protette, le quali non sono purtroppo state riconfermate durante il presente studio. Sono state però trovate nuove specie, non segnalate in precedenza. Dal momento che le specie non riconfermate potrebbero essere potenzialmente presenti, e visto il continuo aumento di avvistamenti di nuove specie, si rende urgente la necessità di proteggere questa porzione di territorio, quale hotspot di biodiversità e anche di servizi eco sistemici a livello locale».

Il problema è che «sebbene nelle immediate vicinanze dell’area di studio sia già presente una zona protetta (Anpil “Podere la Querciola”), il costante monitoraggio in essa effettuato da naturalisti, fotografi ed appassionati della natura ha dimostrato che diverse specie preferiscono altre zone della Piana. Questo conferma le evidenze scientifiche secondo le quali una singola zona protetta, essendo fisicamente limitata, non potrà mai fungere da ancora di salvataggio per tutte le specie presenti in un dato territorio. Un intervento di compensazione localizzato non sarà quindi in grado di sopperire realmente alla perdita ambientale; soltanto la salvaguardia dell’habitat “maturo” già esistente, o comunque il mantenimento di vaste porzioni di matrice ambientale relativamente intatta, potranno essere utili allo scopo. La creazione di habitat ex novo, per quanto meritevole, non porterebbe probabilmente ai risultati desiderati».

Le attività antropiche impattanti nella Piana Fiorentina  hanno semplificato notevolmente gli habitat, inoltre queste porzioni di territorio sono popolate anche da specie invasive come il gambero della Louisiana e la nutria che secondo lo studio «Riuscirebbero sicuramente a colonizzare le eventuali porzioni di habitat ricreato, se queste non saranno davvero progettate secondo precisi criteri scientifici: habitat “giovani” sono infatti particolarmente vulnerabili a questo tipo di invasione biologica. Le specie autoctone più esigenti e meritevoli di tutela sarebbero quindi immediatamente escluse e portate alla definitiva estinzione locale. Senza contare le pressioni antropiche a cui l’habitat ricostruito sarebbe sottoposto (inquinamento, rumore, effetto margine, ecc.) e al quale sarebbe particolarmente suscettibile vista la sua iniziale semplicità (occorrono anni, se non decenni, per ottenere un ambiente maturo che sia in grado di rispondere efficacemente alle pressioni esterne, se non viene degradato prima dalle pressioni stesse)».

La conclusione alla quale giunge lo studio conferma che «l’area interessata dall’ampliamento dell’aeroporto di Firenze è ricca di specie particolarmente protette (almeno 76) e la realizzazione della nuova pista violerebbe il diritto comunitario e la legge regionale. Sussiste infatti il concreto rischio di una procedura di infrazione a livello Europeo per inadempienze nei confronti della Direttiva Habitat (distruzione diretta di individui, siti riproduttivi e di riposo di specie inserite negli Allegati II e IV), e della Direttiva Uccelli (distruzione di siti riproduttivi di specie di interesse e disturbo diretto agli individui in migrazione). Contemporaneamente si commetterebbe un illecito nei confronti della Legge Regionale Toscana 56/2000, che tutela con la medesima formula le specie inserite nelle precedenti Direttive, aggiungendone anche altre di importanza regionale.

La creazione di habitat sostitutivi non pare una soluzione realmente applicabile al territorio in questione, in virtù delle motivazioni espresse, in maniera sintetica, in precedenza. La presenza di nuovi habitat, comunque, non impedirebbe a nuove forme di disturbo antropico (rumori in fase di atterraggio e di decollo, dissesti idrogeologici, aumento degli inquinanti atmosferici per il passaggio degli aerei, ecc.) di impattare ulteriormente sul territorio della Piana Fiorentina, con danni ambientali e sociali considerevoli. Si raccomanda al contrario di tutelare maggiormente la zona potenziando la rete di aree protette».