Lasciate stare i Sentinelesi (FOTOGALLERY)

Survival International e gli antropologi chiedono di non recuperare il corpo del missionario americano ucciso

[27 novembre 2018]

Negli ultimi giorni, militari e funzionari indiani si sono avvicinati ripetutamente a North Sentinel Island  per tentare di recuperare il corpo del missionario statunitense John Allen Chau  che il 17 novembre è stato ucciso dagli indigeni che non vogliono che nessuno sbarchi sulla loro isola remota North Sentinel (Uttar Senteenel dveep in indi) di 59,67 Km2  nel distretto Andaman meridionale del Territorio indiano delle Isole Andamane e Nicobare.

Dependera Pathak, direttore generale della polizia delle Andamane e Nicobarde ha detto che i sentinelesi «Sono preziosi. Non possiamo farci strada conb la forza. Non vogliamo far loro del male».

A guidare la polizia sono gli stessi pescatori (arrestati) che avevano portato di nascosto il missionario cristiano americano sull’isola, dove agli stranieri è vietato di sbarcare dalla legge indiana. I pescatori hanno detto che i  Sentinelesi hanno seppellito il corpo di Chau sulla spiaggia. La polizia delle Andamane e Nicobare sta sorvegliando questo bellicoso e piccolo popolo con i binocoli, tenendosi a debita distanza da North Sentinel e dagli indigeni che sabato li fronteggiavano armati di archi e frecce. Ma Pathak dice che da parte dei sentinelesi non è stata tirata nessuna freccia: «Li abbiamo osservati da lontano e ci hanno guardato da lontano. Non abbiamo rinunciato a recuperare il corpo, ha detto. Ma ci stiamo muovendo con grande cautela. Abbiamo identificato più o meno il sito e l’area in generale. Stavano perlustrando armati la spiaggia, nello stesso punto in cui John è stato ucciso. Se ci fossimo avvicinati … avrebbero attaccato. Questo caso è il più strano e duro della mia vita. Stiamo cercando di entrare nel mondo di un’altra civiltà».

La polizia indiana sta studiando un incidente del 2006, quando dei pescatori indiano vennero uccisi dai Sentinelesi: «Stiamo guardando attentamente a quello che è successo allora, e cosa fecero (i Sentinelesi). Stiamo consultando gli antropologi per vedere che tipo di gesto amichevole possiamo fare».

Nel 2006 gli  isolani seppellirono i due pescatori sulla spiaggia, ma dopo òpochi giorni dissotterrarono i cadaveri e li innalzarono su delle “croci” di bambù, apparentemente come monito per chi avesse avuto l’intenzione di sbarcare a North Sentinel. I corpi dei due sfortunati pescatori non sono mai stati recuperati.

«Erano come una specie di spaventapasseri – ha detto Pathak all’Associated Press – Stiamo studiando il caso del 2006. Stiamo chiedendo agli antropologi cosa fanno quando uccidono un estraneo. Stiamo cercando di capire la loro psicologia di gruppo».

Per generazioni non c’è stato alcun contatto significativo con i Sentinelesi, i tanto in tanto gli antropologi lasciavano come regalo delle noci di cocco . che non crescono sull’isola ma che sembrano piacere molto ai sentinelesi, ma anche queste rapide visite sono terminate anni fa.

I Sentinelesi, che gli studiosi ritengono discendenti di africani che migrarono nella zona circa 50.000 anni fa, sopravvivono nella piccola isola boscosa, cacciando, pescando e raccogliendo piante selvatiche. Non si sa quasi nulla delle loro vite, tranne che attaccano gli estranei con lance o archi e frecce.

Anche se  la morte di Chau è ufficialmente un caso di omicidio, gli antropologi dicono che potrebbe essere impossibile recuperare il corpo dell’americano e nessuna accusa potrà essere fatta  contro la tribù protetta. IN un comunicato congiunto un gruppo di antropologi, esperti e giornalist indiani ( Pankaj Sekhsaria, di  Kalpavriksh e autore di “Islands in Flux – Andaman and Nicobar Story”, Vishvajit Pandya antropologo, Manish Chandi, ricercatore senior dell’Andaman and Nicobar Environment Team,  Zubair Ahmed di Light of Andamans, Denis Giles di Andaman Chronicle, Madhusree Mukerjee ricercatore, attivista e autore. Sita Venkateshwar, antropologa e autrice) scrivono:  che «Notiamo con preoccupazione e angoscia gli sforzi continui dell’amministrazione delle Andamane e NIcobare per recuperare il corpo di John Allen Chau dall’isola di North Sentinel. I media hanno riportato episodi di nervosismo tra i team che cercano di approdare su North Sentinel per prendere il corpo e i membri della comunità Sentinelese che chiaramente non vogliono queste incursioni. Continuare con questi sforzi potrebbe portare a ulteriori violenze e perdite di vita completamente ingiustificate. I diritti e i desideri dei Sentinelesi devono essere rispettati e nulla deve essere ottenuto aumentando il conflitto e la tensione e, peggio, creando una situazione in cui si causano più danni. Non siamo a conoscenza delle pressioni in base alle quali il governo indiano e l’amministrazione delle Andamane e Nicobare stanno portando avanti gli sforzi per il recupero del corpo, ma invitiamo le autorità interessate a interrompere immediatamente questi sforzi».

La pensa così anche Il direttore generale di Survival International Stephen Corry che ha dichiarato: «Chiediamo alle autorità indiane di abbandonare ogni intenzione di recuperare il corpo di John Allen Chau. Ogni tentativo è estremamente pericoloso sia per i funzionari indiani, sia per i Sentinelesi, che rischiano di essere spazzati via dalle malattie introdotte dall’esterno.

Il rischio di un’epidemia mortale di influenza, morbillo o di altre malattie importate dall’esterno è molto alto, e cresce a ogni contatto. Già in passato, a seguito di tentativi analoghi, i Sentinelesi hanno cercato di difendere la loro isola con la forza. Il corpo di Chau dovrebbe essere lasciato in pace, esattamente come i Sentinelesi. Le restrizioni alle visite sulle isole devono essere pienamente ripristinate e la zona di esclusione intorno all’isola deve essere effettivamente rispettata. Se la loro terra non sarà protetta, le tribù incontattate rischiano la catastrofe. Stiamo facendo tutto il possibile per rendere le loro terre sicure, e dare loro la possibilità di scegliere come vivere».

Nonostante i loro metodi che possono sembrare “feroci”, per loro c’è sicuramente molta più solidarietà che nel passato, ma le comunità indigene isolate non sono affatto più sicure di prima . In molti luoghi, i pericoli posti dai cambiamenti climatici e dallo sfruttamento delle risorse  rendono le tribù isolate sempre più vulnerabili, come in Brasile, dove vivono circa 100 tribù “incontattate” – più che in qualsiasi altro paese del mondo –  e dove il neoeletto presidente di estrema destra Jair Bolsonaro ha promesso di rottamare il dipartimento per gli affari indigeni  (Funai) e il ministero dell’ambiente per incrementare l’espansione delle mega-imprese  agro-alimentari e forestali. «Se diventerò presidente, non ci sarà più un centimetro di terra indigena» ha minacciato Bolsonaro in campagna elettorale – a del Brasile ospita circa 100 tribù “incontattate” – più di qualsiasi altro paese sulla Terra. Ma in altri Paesi del mondo non c’è bisogno di Bolsonaro: sono la civiltà della globalizzazione e il neocolonialismo che stanno soffocando inesorabilmente culture e popoli.

TN Pandit, un antropologo indiano che per decenni ha studiato i popoli aborigeni delle Andamane, dice che il contatto con la civiltà asiatico/occidentale ha avuto già pesanti effetti su di loro e in un’intervista data nel 2017 al New York Times  ha sottolineato «il costante esaurimento della tribù degli Jarawa, vicini dei Sentinelesi, dopo un lungo contatto con estranei. Il loro numero è diminuito; meno persone tra le giovani generazioni conoscono le abilità o le lingue dei loro antenati. Nel corso del tempo, queste comunità spariranno. Le loro culture andranno perse».

Ma chi sono i Sentinelesi? Probabilmente vivono a North Sentinel . nessuno sa come chiamano loro l’isola e che nome usano per autodefinirsi –  da circa 55.000 anni, sono gli eredi della prima ondata migratoria degli Homo sapiens dall’Africa in Asia. Sono la tribù più isolata del mondo, vivono in un’isola grande come  Manhattan e continuano a resistere a qualunque contatto con gli esterni e attaccano chiunque si avvicini. A Survival International ricordano che «La tribù ha fatto capire chiaramente di non volere il contatto. È una scelta saggia. Le tribù vicine furono spazzate via a seguito della colonizzazione britannica delle isole; i Sentinelesi, inoltre, non hanno difese immunitarie verso malattie comuni come l’influenza e il morbillo, che potrebbero decimare la loro popolazione. Le informazioni che abbiamo sui Sentinelesi derivano, in gran parte, dalle osservazioni effettuate da imbarcazioni ormeggiate a distanza di sicurezza dalle frecce, o dai brevi periodi in cui la tribù permise alle autorità di avvicinarsi abbastanza per consegnare alcune noci di cocco».

Quello che si sa è che «I Sentinelesi cacciano e raccolgono nella foresta, e pescano nelle acque costiere – spiega ancora Survival –  Diversamente dalla vicina tribù degli Jarawa, costruiscono imbarcazioni: si tratta di canoe a bilanciere molto strette, descritte come “troppo strette per contenere due piedi.” Possono essere usate solo in acque poco profonde perché devono essere guidate e spinte usando un palo, come una zattera. Si pensa che i Sentinelesi vivano in tre piccoli gruppi. Le loro abitazioni sono di due tipologie: grandi capanne comunitarie con diversi focolari per più famiglie, e rifugi provvisori – che a volte si possono vedere sulla spiaggia – senza pareti laterali e con spazio sufficiente per un solo nucleo familiare. Le donne portano una cordicella di fibra intorno alla vita, al collo e alla testa. Anche gli uomini usano collane e fasce attorno al capo mentre in vita hanno una cintura più spessa; portano anche lance, archi e frecce».

Spesso i media descrivono i Sentinelesi come gli ultimi esseri umani che vivono come all’età della pietra, «Ma questo, naturalmente, non è vero – dicono a Survival –  Non vi è alcuna ragione per credere che i Sentinelesi abbiano vissuto nello stesso modo per le decine di migliaia di anni da cui probabilmente abitano nelle Andamane. Come tutti i popoli, anche il loro stile di vita sarà cambiato e si sarà adattato molte volte. Ad esempio, oggi utilizzano il metallo che è arrivato dal mare sulle loro rive o che hanno raccolto dai resti delle barche naufragate sulle barriere coralline dell’isola. Il ferro viene affilato e utilizzato come punta per le frecce».

I Sentinelesi sembrano molto forti e in salute,  a differenza degli Onge e dei Grandi Andamanesi che l’Impero Britannico ha “civilizzato” .  I Sentinelesi avvistati sulle spiagge di North Sentinel sembrano fieri, forti e sani e gli osservatori hanno sempre visto molti bambini e donne incinte, così forti da essere sopravvissuti al  grande terremoto che nel 2004 devastò le coste dell’Oceno Indiano e che ha sollevato North Sentinel di  1 o 2 metri, facendo emergere tratti delle barriere coralline che sono diventate terre asciutte o basse lagunei, estendendo i confini dell’isola in mare fino a un km ad Ovest e Sud e unendo la piccola Constance Island all’isola principale.

Ecco una breve storia dei contatti tra Sentinelesi e gli estranei fatta da Survival International e che forse spiega perché questo piccolo popolo abbia deciso di rimanere isolato:

Nella seconda metà del 1800 M.V. Portman, funzionario britannico “Responsabile degli Andamanesi”, sbarcò con una grande squadra sull’isola di North Sentinel nella speranza di contattare i Sentinelesi. La squadra era formata da funzionari, detenuti e uomini di altre tribù andamanesi già entrate in contatto con i britannici. Trovarono sentieri e villaggi abbandonati di recente, ma nessun Sentinelese. Dopo qualche giorno incontrarono una coppia di anziani e alcuni bambini che furono portati “nell’interesse della scienza” a Port Blair, la capitale delle isole. Come prevedibile, presto si ammalarono e gli adulti morirono. I bambini furono riportati sull’isola con numerosi regali. Non si sa quanti membri della tribù si ammalarono a seguito di questa “ricerca scientifica” ma è probabile che i bambini abbiano trasmesso le loro malattie, con conseguenze devastanti. È una mera congettura, ma forse questa esperienza può spiegare la continua ostilità dei Sentinelesi e il loro rifiuto al contatto con gli esterni?

Nel corso degli anni ’70 la autorità indiane effettuarono viaggi occasionali a North Sentinel nel tentativo di rendersi amica la tribù. Spesso queste spedizioni avvenivano sotto il controllo di dignitari in cerca di un’avventura. Durante uno di questi viaggi furono lasciati sulla spiaggia due maiali e una bambola: i Sentinelesi uccisero i maiali con una lancia e li seppellirono insieme alla bambola. Negli anni ’80 le visite divennero più regolari: le squadre cercavano di sbarcare in un luogo fuori dalla portata delle frecce della tribù e lasciavano in dono noci di cocco, banane e punte di ferro. A volte i Sentinelesi sembravano fare gesti amichevoli; altre volte, invece, portavano i doni nella foresta e poi scagliavano frecce in direzione della squadra di contatto.

Nel 1991 sembrò esserci una svolta. Quando i funzionari arrivarono all’isola di North Sentinel, i membri della tribù fecero capire a gesti che volevano i doni e, per la prima volta, si avvicinarono senza armi. Entrarono persino in acqua in direzione della barca per raccogliere altre noci di cocco, che non crescono sull’isola e  che sembrano piacere molto ai sentinelesi. Ma questo contatto amichevole non era destinato a durare: i viaggi per lasciare doni continuarono per alcuni anni, ma gli incontri non furono sempre amichevoli. A volte i Sentinelesi puntavano le loro frecce verso il gruppo di contatto, e una volta attaccarono una barca di legno con le loro adzes (un’ascia di pietra per tagliare il legno). Nessuno sa perché prima abbandonarono e poi ripresero l’ostilità verso le missioni di contatto, né se qualcuno sia morto a causa di malattie contratte durante queste visite.

Nel 1996 le missioni regolari per portare doni cessarono. Molti funzionari cominciarono a mettere in dubbio l’idea di contattare un popolo sano e felice, che da oltre 55.000 anni viveva in modo prospero e indipendente. Per le tribù dei Grandi Andamanesi, i contatti amichevoli avevano avuto solamente un impatto devastante. Quasi sicuramente, anche il contatto prolungato con i Sentinelesi avrebbe portato a tragiche conseguenze.

Negli anni che seguirono furono effettuate solo visite occasionali, e le risposte continuarono ad essere diverse. Dopo lo tsunami del 2004, i funzionari effettuarono due visite per controllare, a distanza, che la tribù fosse in salute e non soffrisse in alcun modo. Fu allora che le autorità dichiararono che non ci sarebbero stati ulteriori tentativi di contattare i Sentinelesi.

L’isolamento estremo li rende molto vulnerabili a malattie verso cui non hanno difese immunitarie; per questo, quasi sicuramente, il contatto avrebbe conseguenze tragiche per la tribù.

Grazie a una campagna condotta da Survival e alcune organizzazioni locali, il governo indiano ha abbandonato i progetti di contattare i Sentinelesi: la sua posizione rimane quella di non cercare ulteriormente di contattare la tribù.

Per assicurarsi che stiano bene e che non abbiano deciso di entrare in contatto con l’esterno, vengono effettuati controlli periodici da barche ancorate a una distanza di sicurezza dalla riva