Il latte dell’ornitorinco salverà l’umanità? (VIDEO)

Una proteina unica potrebbe far diventare l’ornitorinco l’eroe della lotta globale contro la resistenza agli antibiotici

[29 marzo 2018]

Ha la pelliccia di una talpa, le zampe di una lontra, la coda da castoro, il becco di un’anatra, uno sperone velenoso,  utilizza l’elettrolocalizzazione, fa le uova e allatta… l’ornitorinco (Ornithorhynchus anatinus), che dopo la sua scoperta nel 1798, per un certo periodo è stato ritenuto uno scherzo di un tassonomista burlone  e poi, quando è arrivata la confermna che esisteva davvero un animale così bizzarro, è diventato un rompicapo evolutivo per gli scienziati. E non ha ancora smesso di riservare sorprese.

Ora di questo monotremo, che pesa tra 1 o 2 kg ed è lungo tra i 40 a 50 cm, se ne stanno interessando  biologi strutturalisti, patologi e medici che sperano che gli ornitorinchi ci possano aiutare a scampare a una delle peggiori minacce sanitarie che ha di fronte l’umanità: la resistenza agli antibiotici. Infatti, nel 2010 gli scienziati della Deakin hanno scoperto che il latte di ornitorinco contiene proprietà antibatteriche uniche che potrebbero essere utilizzate per combattere i superbatteri.

Chi sembra avanti a tutti in questa ricerca è il team di ricercatori australiani della Commonwealth Scientific and Industrial Research Organisation (Csiro) e della Deakin University,  che ha recentemente pubblicato su Structural Biology Communications  lo studio “Structural characterization of a novel monotreme-specific protein with antimicrobial activity from the milk of the platypus”  e che dice di aver «risolto il puzzle che aiuta a spiegare perché il latte di ornitorinco è così potente, avvicinandoci un altro passo al suo utilizzo per salvare vite». La scoperta è stata fatta replicando in laboratorio una proteina speciale contenuta nel latte di ornitorinco.

La principale autrice dello studio, Janet Newman della Csiro, non sembra essere sorpresa più di tanto: «Gli ornitorinchi sono animali così strani che ha senso che abbiano una strana biochimica. L’ornitorinco appartiene alla famiglia dei monotremi, un piccolo gruppo di mammiferi che depongono le uova e producono latte per nutrire i loro piccoli. Dando un’occhiata più da vicino al loro latte, abbiamo caratterizzato una nuova proteina che ha proprietà antibatteriche uniche, con il potenziale di salvare vite».

Dato che gli ornitorinchi non hanno i capezzoli, trasudano il latte sulla pancia perché i cuccioli possano allattarsi, così esponendo all’ambiente il latte altamente nutriente della madre, espongono anche i cuccioli più sensibili ai pericoli costituiti dai batteri.

Un’altra ricercatrice, Julie Sharp della Deakin University, ha detto che «i ricercatori ritenevano che questo fosse il motivo per cui il latte di ornitorinco  contiene una proteina con caratteristiche antibatteriche piuttosto insolite e protettive. Eravamo interessati a esaminare la struttura e le caratteristiche della proteina per scoprire esattamente quale parte della proteina stesse facendo cosa». La  Newman  aggiunge che «Questo componente speciale ha proprietà antibatteriche contro alcuni dei batteri più cattivi che si trovano nell’ambiente, ma non contro alcuni batteri trovati nelle viscere dei cuccioli».

Quando i mammiferi hanno evoluto i capezzoli, un sistema di allattamento “sterile” per allattare, la proteina non era più così evolutivamente importante e l’hanno “persa”.

Impiegando alcune delle nuove meraviglie della biologia molecolare, il Synchrotron e il Collaborative Crystallisation Center (C3) del Csiro, il team australiano è riuscito a riprodurre la proteina, quindi ha decifrato la sua struttura per vederla meglio. Quello che hanno scoperto gli scienziati australiani è «Una spira 3D unica e mai vista prima» e, per la sua conformazione simile a un ricciolo, i ricercatori la hanno chiamata Shirley Temple, in omaggio ai caratteristici capelli ricci dell’ex attrice bambina. La nuova “piega” proteica dell’ornitorinco non è presente in nessuna delle oltre 100.000 strutture proteiche conosciute

La Newman evidenzia che «Scoprire la nuova spira  proteica è stata una cosa piuttosto speciale. Anche se abbiamo identificato questa proteina altamente insolita come esistente solo nei monotremi, questa scoperta aumenta la nostra conoscenza delle strutture proteiche in generale, e continueremo così a fornire informazioni per il lavoro di scoperta di altri farmaci svolto presso il Centro. È interessante, perché è la forma delle proteine ​​che determinano la loro funzione,  quindi la speranza è che, nel migliore dei mondi possibile, la nuova struttura alla fine ci porti a una terapia basata su un modo completamente diverso di trattare le infezioni microbiche rispetto ai nostri attuali antibiotici».

Insomma il buffo e “primitivo” ornitorinco  potrebbe contribuire a salvarci da quella che un rapporto del 2014 l’Organizzazione mondiale della sanità ha definito una  minaccia di portata globale: la resistenza agli antibiotici, sollecitando governi e mondo scientifico a un’azione urgente per evitare una «era post-antibiotica», nella quale infezioni comuni e lesioni minori che per decenni sono state curabili possano tornare ad essere letali.

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