L’Australia denunciata dall’Unesco: l’industrializzazione mette in pericolo la Grande barriera corallina

Gli ambientalisti contro i progetti di porti e carbone del Queensland che mettono in pericolo il Reef, la Grande barriera corallina

[20 giugno 2013]

Secondo l’Australian Marine Conservation Society (Amcs) e il Wwf Australia «I governi australiani stanno mettendo a rischio la Grande Barriera Corallina, omettendo di attuare le raccomandazioni del Comitato del patrimonio mondiale riguardo alla rapida industrializzazione».

Richard Leck, del Wwf Australia, che ha partecipato come osservatore al World Heritage Meeting dell’Unesco, ha detto che «L’Australia era stata messa “in mora” del Comitato del Patrimonio Mondiale. I governi australiani hanno ora la ferma deadline del giugno 2014 per l’azione per evitare che questa icona globale venga messa nella lista internazionale della vergogna. Questi 12 mesi saranno cruciali per garantire il futuro della nostra barriera corallina e dell’industria  del turismo da 6 miliardi dollari australiani che si basa su di essa. La decisione rafforza le forti preoccupazioni che gli scienziati, i pescatori, le comunità locali e le persone di tutto il mondo hanno per la barriera corallina, Il World Heritage Committee ha detto esplicitamente che le più preziose aree incontaminate del Reef tra le quali Keppel Bay, a nord di Curtis Island e la northern section della barriera devono essere protette».

Felicity Wishart, direttce della Great Barrier Reef Campaign del Wwf, ha sottolineato che «Il governo ha fatto qualche progresso sulla qualità delle acque e sui reflui delle fattorie, ma che questi guadagni potrebbe essere oscurati da milioni di tonnellate di fanghi del dragaggio e dal dumping per lo sviluppo pianificato di mega-porto lungo la costa. Entrambi i principali partiti politici hanno avuto la possibilità di sostenere le raccomandazioni del Comitato del Patrimonio Mondiale attraverso modifiche alle leggi ambientali australiane  presentate al Senato australiano lunedì notte. Entrambi i partiti politici le hanno respinte. Abbiamo bisogno che entrambi i maggiori partiti politici riconoscano quanto sia grave la minaccia per la barriera corallina. Gli scienziati australiani sono preoccupati. Il World Heritage Committee è preoccupato, e milioni di persone twittato loro preoccupazioni. Eppure il Governo del Queensland continua nel fast track  dello sviluppo di porti su larga scala sulla Grande Barriera Corallina e il governo australiano non è riuscito a fermarlo. Lo Stato australiano ed i governi federali devono ascoltare la raccomandazione del Comitato del Patrimonio Mondiale e frenare la rapida industrializzazione della linea costiera. Non ci dovrebbero essere più sviluppo portuale o  dragaggio e scarico fino a quando non sia attuato un piano per proteggere adeguatamente la barriera corallina. In questo momento sulla scrivania del ministro dell’ambiente Burke c’è una proposta per dragare  milioni di tonnellate di fondo marino a meno di 50 km dalle isole Whitsunday. Cosa farà ora Tony? Gli australiani e del mondo hanno il diritto di saperlo. Continueremo questa campagna per proteggere la barriera corallina da un’industrializzazione inaccettabile».

L’Amcs ha sfidato il ministro dell’ambiente a rispondere alle preoccupazioni principali del Comitato del Patrimonio Mondiale dell’Unesco sula possibile rovina della Grande barriera corallina, a partire dalle principali minacce: industrializzazione e sviluppo portuale per accogliere altre migliaia di navi per il trasporto del carbone e il dragaggio con lo scarico dei fanghi nelle acque del Reef.

Felicity Wishart, direttrice della campagna Great Barrier Reef a dell’Amcs, ha detto che «Il ministro Burke non mai menzionato il dragaggio o il dumping, lo shipping o lo sviluppo portuale nella sua risposta al Comitato del Patrimonio Mondiale, che ha denunciato le performance dell’Australia nel proteggere una delle meraviglie del mondo. Il ministro dell’Ambiente ha la responsabilità di proteggere la Great Barrier Reef dall’industrializzazione. Tuttavia sembra ignorare i rischi, gli avvertimenti e l’impatto di dragaggio, delle discariche e dei trasporti navali. Stiamo assistendo al più grande, più veloce e più diffuso sviluppo industriale nella storia della costa del Queensland e questo merita di essere affrontato dal ministro Burke. Il mondo è preoccupato, gli australiani sono preoccupati, gli scienziati hanno espresso la loro preoccupazione, le comunità locali sono in rivolta e nessuno lungo la costa vuole che accada quello che è successo a Gladstone con la frantumazione del Reef. I governi Queensland e australiano, secondo le loro dichiarazioni alla stampa, affermano che tutto va bene e che non c’è niente di cui preoccuparsi. Niente potrebbe essere più lontano dalla verità. Chiediamo ad entrambi i governi di affrontare realmente i problemi posti dalla scienza, dalle comunità, dai pescatori e dalla comunità internazionale. Se il ministro Burke vuole seriamente proteggere la barriera corallina, e i 6 miliardi di dollari e i 60.000 posti di lavoro legati ad essa, deve iniziare a farlo respingendo la proposta di consentire i tre milioni di tonnellate di dragaggio proposti ad Abbot Point».

La Wishart ribadisce: «Abbiamo sentito sempre dire che la barriera corallina è al sicuro perché i governi hanno stanziato  fondi per diminuire i reflui delle fattorie e per migliorare la qualità dell’acqua. Questo è un progresso, ma non fermerà il trasporto, il dragaggio, lo scarico e lo sviluppo portuale che potrebbe annullare qualsiasi buon lavoro fatto dagli agricoltori e rovinare la barriera corallina. Il ministro Burke deve fare una scelta: vuole lasciare un’eredità che proteggerà il Reef da questa nuova massiccia minaccia o essere ricordato per aver contribuito al suo declino? Esortiamo il ministro Burke a prendere posizione ed a  difendere il  nostro Great Barrier Reef».