La migrazione delle balene del Mediterraneo incrocia le rotte navali più trafficate del mondo (VIDEO)

Dati satellitari svelano abitudini e rischi di una delle popolazioni di balene più vulnerabile

[15 giugno 2017]

Le balenottere comuni (Balaenoptera physalus) che vivono negli oceani sono note per le loro lunghe migrazioni stagionali, lunghe anche migliaia di Km, dai tropici fino alle alte latitudini, ma gli spostamenti stagionali delle balenottere del Mediterraneo, un mare piccolo d chiuso,  sono molto più limitati e in gran parte sconosciuti. Le balenottere del Mediterraneo comprendono una popolazione geneticamente distinta, indicato come Vulnerabile nella Lista Rossa Iucn e durante l’estate, le balene si riuniscono in gran numero nel Mediterraneo nord-occidentale per alimentarsi nel Santuario internazionale dei mammiferi marini Pelagos, la più grande “area marina protetta” della regione, istituita (sulla carta) da Italia, Francia e principato di Monaco per proteggere balene e delfini e per favorire l’ipotetico ritorno della foca monaca.  Dove le balnottere comuni del Mediterraneo vivono durante il resto dell’anno è ancora oggetto di discussione. Infatti le balenottere frequentano anche altre aree del Mediterraneo, compreso il mare vicino a Gibilterra e il Mediterraneo orientale, ma la loro relazione con le balene che migrano  nel Santuario Pelagos è ancora poco chiara.

Di questo e di altro si occupa lo studio “Satellite tagging of Mediterranean fin whales: working towards the identification of critical habitats and the focussing of mitigation measures” pubblicato su Scientific Reports da un team internazionale di ricercatori capitanato da Simone Panigada del Tethys Research Institute e composto da Giancarlo Lauriano (Ispra), Gregory P. Donovan (International Whaling Commission), Jean-Noël Druon ( Joint Research Centre Ue), Enrico Pirotta (Washington State University), Alexandre N. Zerbini (National marine mammal laboratory della Noaa)  e da Nino Pierantonio, Margherita Zanardelli e Giuseppe Notarbartolo di Sciara, anche loro del Tethys Research Institute.

I ricercatori volevano proprio «Far luce sul modello migrazione delle balenottere del Mediterraneo» e, nel quadro dell’attuazione dell’Agreement on the conservation of cetaceans in the Black Sea, Mediterranean Sea and contiguous Atlantic area (Accobams), il ministero dell’ambiente italiano ha finanziato un progetto specifico per la Commissione baleniera internazionale. Dal 2013 un team di scienziati dell’International whaling commission (Iwc) e del’istituto Tethys ha cercato  di applicare tag satellitari alle balenottere che tra febbraio e marzo compaiono  brevemente nelle acque intorno a  Lampedusa, nel Canale di Sicilia. Una ricerca che ha coinvolto anche Ispra, National oceanic and atmospheric administration Usa (Noaa), Università di Siena e l’Area marina protetta delle Isole Pelagie.

Notarbartolo di Sciara spiega che «Fino ad ora i tentativi di rintracciare le balene non erano riusciti a causa della presenza irregolare e imprevedibile delle balene nell’area, le condizioni climatiche avverse e i fallimenti dei tag». Ma anche quest’anno, a marzo, la paziente testardaggine dei  ricercatori è stato finalmente premiata e sono riusciti ad applicare due trasmettitori satellitari su due balenottere. I coordinatori scientifici del progetto, Donovan e Panigada, confermano: «Il 14 di marzo siamo riusciti a dotare due balenottere di piccoli  trasmettitori satellitari. Le balene sono rimaste intorno Lampedusa per un paio di settimane, nuotando avanti e indietro lungo la piattaforma costiera tra l’isolotto di Lampione, la montagna sottomarina di Levante e la costa tunisina, rimpinzandosi dell’abbondante zooplancton, presente durante l’inverno nelle acque superficiali dello Stretto. Il 1°  di aprile le due balene si sono separate: una di loro ha iniziato a nuotare a nord, costeggiando la costa sud-occidentale della Sicilia e poi si è spostata nel Tirreno al largo della costa orientale della Sardegna, mentre l’altra è restata a foraggiarsi per un paio di giorni nel  Plateau tunisino. Poi anche la  secondo balena si è trasferita nel Tirreno, nuotando rapidamente verso nord per più di 1300 km, ed è ora ad ovest della Corsica, dopo aver trascorso diversi giorni a nord di Capo Corso,  quindi nel Santuario Pelagos,  dove è probabile che rimanga fino alla fine dell’estate».

Dalle nuove informazioni fornite dal monitoraggio satellitare delle balene viene la conferma che le balenottere che frequentano lo Stretto di Sicilia in inverno sono le stesse che in primavera migrano nel Mediterraneo nord-occidentale. Scoperta che lascia ancora aperta la questione sul  rapporto tra queste balenottere comuni “occidentali” e quelle che frequentano il Mar Ionio e altre aree del Mediterraneo orientale. Una domanda alla quale potranno rispondere solo ricerche basate sugli spostamenti delle balene “orientali” che utilizzino tecniche satellitari.

Notarbartolo di Sciara sottolinea che «Il legame tra Lampedusa e le acque di Pelagos’ rivela i vasti movimenti delle  balenottere al di fuori del Santuario e in tutto il Mediterraneo. Con questi ampi movimenti balene incorrono in pericoli significativi, come l’attraversamento del Canale di Sicilia, una delle   rotte di navigazione più trafficate del mondo. Questa nuova conoscenza sottolinea l’urgente necessità di affrontare su base regionale  i problemi della conservazione di questi mammiferi marini migratori».

Pericoli confermati dallo studio pubblicato su Scientific Reports che evidenzia che per le balenottera: «Si ritiene che le collisioni con navi rappresentino la causa principale della mortalità indotta dall’uomo. L’identificazione di habitat critici (comprese le rotte migratorie) comprendenti dati di telemetria satellite è quindi cruciale per sviluppare sforzi di conservazione mirati».

Per valutare i movimenti e l’utilizzo dell’habitat da parte dii questi giganteschi cetacei, tra il 2012 e il 2015 il team di ricerca a guida italiana ha dotato 13 balenottere di trasmettitori satellitari, 8 nel Santuario Pelagos (ma 2 non tramettevano già più entro due giorni) e 5 nel canale di Sicilia. I dati satellitari hanno permesso di capire che Tutte le balene sono impegnate in migrazioni a media-lunga distanza, attraversando alcune delle rotte marittime più trafficate del mondo.  I ricercatori spiegano ancora: «I dati della telemetria sono stati confrontati con i risultati della modellizzazione degli ecosistemi di nicchia, e hanno dimostrato che l’80% delle posizioni delle balene taggate era vicine (<7 km) all’habitat adatto più vicino».

Risultati che evidenziano la necessità di una gestione precauzionale che «dovrebbe includere la creazione di un sistema di gestione del Bacino coordinato e dinamico che, nel caso, può comportare l’istituzione di aree protette da specifiche convenzioni regionali».