Lav e Marevivo: colpo di mano di Galletti sui delfini in cattività. «Regalo di inizio anno ai delfinari»

Il ministero dell’ambiente: «Divieto resta ma possibili iniziative educazione ambientale senza scopo ludico, piena adesione a direttiva Ue»

[5 gennaio 2018]

La Lega antivivisezione (Lav) attacca il ministro dell’ambiente Gian Piero Galletti accusandolo di aver inferto una grave mutilazione alla tutela dei delfini in cattività nei delfinari. Gli animalisti denunciano che fino al 3 gennaio «L’Italia vantava una norma (Decreto 6 dicembre 2001 n.469) per la tutela dei delfini in cattività tra le più complete in Europa e in linea con gli obblighi derivanti dalla Direttiva Ue. Però, con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Decreto 20 dicembre 2017, il Ministro dell’Ambiente Galletti, di concerto con il Ministro della Salute Lorenzin e con il Ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali Martina, ha mutilato questa legge, modificando uno degli articoli fondamentali per la protezione degli animali, quello che vietava al pubblico il nuoto con i delfini».

Aecondo la Lav, «Se non bastassero le evidenze scientifiche a sostegno del divieto di nuoto con i delfini in cattività da parte del pubblico, la rimozione di questo divieto ad opera del Decreto 20 dicembre 2017, risulta ancora più sorprendente alla luce del fatto che lo stesso Ministro dell’Ambiente Galletti aveva ribadito il divieto di questa pratica, soltanto due anni fa, con il “suo” Decreto 28 maggio 2015 che integrava il DM 469/2001 per la tutela dei Tursiopi in cattività nel Decreto Legislativo 73/2005 (normativa sui giardini zoologici); inoltre, questa recente misura va in controtendenza con quella, storica, appena adottata dal Governo di cui fa egli parte, che ha introdotto una fondamentale legge che prevede il graduale superamento degli animali dai circhi, riconoscendo quindi la necessità di superare l’utilizzo degli animali negli spettacoli».

Il ministero ribatte con una nota alle accuse degli animalisti:  «La modifica normativa che riguarda il nuoto con i delfini nei delfinari non elimina il divieto ma, in piena aderenza con la direttiva comunitaria, disciplina le casistiche per concedere eventuali deroghe: quella per fini scientifici e’ già prevista dal nostro ordinamento, ora il decreto introduce anche quella per i progetti di educazione ambientale. Non viene dunque meno, come invece alcuni interventi emendativi parlamentari avrebbero previsto, il divieto di nuoto a fianco dei delfini per scopo ludico, mantenendo così al massimo livello il grado di tutela della specie. Ogni singolo progetto di educazione ambientale per il quale eventualmente applicare la deroga sarà singolarmente vagliato dai tre ministeri coinvolti».

Ma La Lav non è per niente convinta e accusa: «Si tratta di un inaspettato “regalo di inizio anno” ai delfinari: con questo decreto, infatti, si rimuove il divieto preesistente, consentendo al pubblico di nuotare nella stessa vasca con i delfini, per finalità di “educazione e sensibilizzazione del pubblico in materia di conservazione della biodiversità con i delfini”. Quella che all’apparenza sembrerebbe una forma di educazione del pubblico, nasconde però dei preoccupanti interessi commerciali, come evidente dalla tipologia di promozione che viene fatta per le attività di “Swim with the Dolphins” dalle aziende proprietarie dei delfinari e parchi acquatici, in vari Paesi del mondo. Tra queste, guarda caso, compare anche il Gruppo Dolphin Discovery  (“la multinazionale più grande al mondo specializzata nel settore dei delfinari”) del quale Zoomarine è entrata a far parte nel novembre 2015). Il dubbio che dietro il discutibile fine di “educazione” del pubblico – è del tutto opinabile che la cattività possa avere finalità istruttive – si celi l’interesse commerciale, nasce dall’analisi della realtà degli spettacoli che già si svolgono nei delfinari».

Gli animalisti fanno un esempio: «Mentre la norma sui giardini zoologici precisa che le finalità di tali strutture dovrebbero essere educative, in una specifica analisi condotta su 3 ore e 35 minuti di riprese riguardanti 9 diversi spettacoli con delfini, che si sono svolti in 5 delfinari italiani fra il 2012 ed il 2014, l’esperto di Cetacei Joan Gonzalvo ha dichiarato: “Ritengo che il termine “spettacolo” sia quello più calzante per descrivere ciò che ho osservato […] In tutti gli spettacoli, accompagnati da musica ad altissimo volume, i delfini hanno eseguito soprattutto giochi ed acrobazie, consistenti in salti e piroette. Questi spettacoli hanno manifestato chiaramente la ricerca di effetti spettacolari o comici, attraverso la presentazione di comportamenti innaturali degli animali, invece che cercare di mostrare come essi si comportano in un ambiente naturale, dinamico e in rapida evoluzione. Le “performance” dei delfini hanno espresso soltanto comportamenti condizionati, non paragonabili a quelli dei delfini allo stato selvatico o estremamente esagerati o alterati”».

Anche Marevivo parla di «Carbone nella calza della befana di Galletti» e sottolinea che «In tutto il mondo, grazie alla pressione esercitata da associazioni, opinione pubblica e scienziati, si registrano importanti passi avanti verso la progressiva dismissione degli zoo d’acqua. E invece l’Italia – il Paese che in Europa fino a qualche giorno fa offriva ai delfini in cattività quanto meno la migliore difesa legale possibile – fa un bel regalo ai delfinari sulla pelle dei delfini “grazie” all’intervento dei ministri dell’ambiente, della salute e delle politiche agricole».

Secondo la presidente di Marevivo Rosalba Giugni, «Sarebbe davvero interessante sapere su quali basi scientifiche sarà possibile consentire ai visitatori l’accesso nelle vasche con i delfini I delfini sono l’interfaccia fra le profondità e la superficie del mare, sono il simbolo della libertà e della gioia di vivere. Un delfino in cattività non può essere compreso nella sua vera natura né tanto meno può contribuire ad educare e sensibilizzare il pubblico sulla conservazione della biodiversità marina».

Marevivo che è impegnata nella protezione dei delfini e nella campagna contro la loro cattività con la Lav, sta chiedendo l’istituzione di un’area marina protetta nel Golfo di Taranto dove la forrtissima presenza di cetacei è minacciata dagli airgun utilizzati per la ricerca del petrolio. La Giugni conclude: «In questa zona, come nel Santuario internazionale dei mammiferi marini nel mar Ligure, è possibile osservare delfini e balene senza dover andare in un delfinario, avvalendosi  di giovani che, alla ricerca scientifica finalizzata alla tutela della specie, coniugano attività di avvistamento, educazione ambientale e turismo sostenibile. Andate a vedere questi animali nel loro ambiente naturale per provare quelle emozioni uniche che solo l’incontro con un animale selvatico in libertà può suscitare. L’Italia con oltre 8mila chilometri di coste e 30 aree marine protette offre innumerevoli possibilità di avvistare questi straordinari mammiferi marini».