L’avventurosa vita e la sorprendente dieta degli assioli migratori che si sono stabiliti a Pianosa

Nelle borre trovati anche resti di arvicola rossa e topo selvatico che non vivono a Pianosa

[29 luglio 2016]

Assiolo Pianosa foto

Un team di ricercatori guidato da Emiliano Mori, dell’università di Siena, e composto da Fabio Mazzetto e Nicola Bodino (università di Torino), Mattia Menchetti (università di Firenze), Paolo Sposimo (Nemo) ed Elena Grasso, ha pubblicato sull’Italian Journal of Zoology dell’Unione zoologica italiana lo studio  “Feeding ecology of the scops owl, Otus scops (Aves: Strigiformes), in the island of Pianosa (Tuscan Archipelago, Central Italy) outside the breeding period” che rivela molti aspetti della quasi sconosciuta vita degli assioli (Otus scops) stanziali di Pianosa, nel Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano,

«Tutti gli studi pubblicati sulla dieta dell’assiolo, un rapace notturno di interesse europeo per la conservazione, sono stati effettuati durante il periodo riproduttivo – spiegano i ricercatori – subito prima o subito dopo l’involo dei pulcini. Questo perché la specie generalmente migra in Africa Sub-Sahariana durante il periodo invernale, per fare ritorno alle nostre latitudini alla fine di marzo». Ma il team di ricerca aggiunge che «In alcune aree, invece l’assiolo è una presenza stanziale, sebbene a minori densità. Tra esse, l’Italia meridionale e, in Toscana, le isole dell’arcipelago e la costa delle province di Grosseto e di Livorno».

Durante l’estate, in Europa, la dieta degli assioli è composta in prevalenza da ortotteri tettigonidi. Nello studio pubblicato sull’ Italian Journal of Zoology  i 6 ricercatori italiani, che hanno studiato la dieta degli assioli sull’isola di Pianosa dopo il periodo di riproduzione attraverso l’analisi delle bore, dicono che «Un totale di 327 frammenti appartenenti ad almeno 14 taxa sono stati identificati da 56 borre raccolte tra la fine di agosto e marzo. Gli invertebrati costituivano l’80,00% della dieta, con i Coleotteri, in particolare i cerambicoidei vesperidi, come ordine più rappresentato (62.35% della dieta totale). Per contro, gli Ortotteri erano solo l’8,24%, con frammenti appartenenti probabilmente ad un’unica specie, che ha un picco di attività a settembre, il Calliptamus italicus». Questo lavoro è il primo con un numero elevato di borre per il periodo post riproduttivo.

Gli scienziati sono rimasti abbastanza sorpresi da quello che hanno scoperto: «Curiosamente, la rimanente parte della dieta è stata composta di vertebrati inclusi piccoli mammiferi (topo selvatico, topo domestico e arvicola rossastra), due uccelli migratori (balia nera e pigliamosche) e il geco comune, diffuso sull’isola. Altrettanto curiosamente, la presenza dell’arvicola rossa e del topo selvatico non è registrata sull’isola, suggerendo che ulteriori analisi dovrebbero essere messe a punto».

Ma questo apre un’altra ipotesi: «Non si può escludere che la predazione da parte dell’assiolo potrebbe avere avuto luogo sulla terraferma (arvicola rossastra) o su isole limitrofe (topo selvatico)».

Quindi, o a Pianosa ci sono due piccoli mammiferi che nessuno ha ancora avvistato – cosa abbastanza strana, visto che da dopo l’istituzione del Parco Nazionale l’Isola è molto frequentata da ricercatori –  oppure gli assioli che si sono stabiliti a Pianosa,  che non migrano più in Africa, non disdegnerebbero però di fare puntate sul continente o all’Elba alla ricerca di prede, per poi tornare al sicuro sull’isola piatta dell’Arcipelago Toscano.