Con le aree marine protette i pesci si evolvono più rapidamente per stare al sicuro

Più efficaci di quanto si pensasse per proteggere la biodiversità e contro la pesca eccessiva

[20 aprile 2017]

Secondo lo studio  “Evolution of movement rate increases the effectiveness of marine reserves for the conservation of pelagic fishes”, recentemente pubblicato su Evolutionary Applications da Jonathan Mee, del department of biology della Mount Royal University, e da Sarah P. Otto e Daniel Pauly dell’università della British Columbia (Ubc), bisogna creare più aree marine protette (Amp) negli oceani di tutto il mondo, «Perché i pesci possono evolversi per diventare più cauti e stare lontani dalle reti da pesca».

Lo studio del team canadese suggerisce che, con la creazione di ulteriori aree marine “no-take”, alcuni pesci rimarranno all’interno di riserve marine, dove sono protetti dalla pesca. Mentre gli altri pesci si diffonderanno in mare nei dintorni.  I  pesci meno mobili  che continueranno a vivere nelle aree protette, passano questo comportamento alla loro progenie, e contribuiscono all’aumento dello stock complessivo delle future generazioni di pesci.

Mee spiega che «Anche per i pesci come  i tonni e  gli squali, che passano molto tempo lontano dalla riva, le riserve marine sono un importante strumento di conservazione. Per scoprire in quali condizioni le riserve marine potrebbero spingere il pesce ad evolversi  per sfuggire alla cattura, abbiamo utilizzato modelli matematici».

Lo studio è il frutto della collaborazione tra il Biodiversity research center dell’Ubc e il progetto Sea Around Us  dell’Institute for the oceans and fisheries  e i ricercatori hanno studiato e modellato i movimenti nell’oceano di tonnetti striati (Katsuwonus pelamis), del tonni rossi (Thunnus thynnus) e squali bianchi (Carcharodon carcharias) e hanno scoperto che «Entro 10 anni dell’istituzione di nuove riserve marine, il modello di movimento del tonno potrebbe cambiare, mentre ci vorrebbero fino a 5 decadi per cambiare quelli del grande squalo bianco che vive più a lungo».

Il team canadese ha anche scoperto che «Maggiore è la pressione di pesca vicino alle riserve, il più velocemente il pesce si evolverebbe per rimanere nella zona protetta».

I ricercatori sostengono  è necessario creare più riserve marine perché negli ultimi decenni le attività di pesca sono cresciute in modo esponenziale, portando ad un declino delle catture globali  di 1,2 milioni di tonnellate di pesce all’anno.

Pauly, ricercatore capo di Sea Around Us, sottolinea che «Le barche sono diventate più grosse e ora sono in grado di coprire l’intero areale del tonno. La distanza non li protegge, la profondità non li protegge, nulla li protegge, tranne la nostra decisione di trasformare alcune aree in riserve marine. Una riserva marina ben controllata potrebbe, almeno in parte, proteggere dagli effetti della pesca eccessiva fuori della riserva».

La Otto, del Biodiversity research centre dell’Ubc, conclude: «Questi risultati dimostrano l’efficacia delle aree marine protette ai manager della pesca, ai pianificatori della conservazione, ambientalisti e professionisti dell’industria della pesca. Le riserve sono probabilmente più efficaci di quanto si pensasse per la prevenzione dell’estinzione di alcune specie, per la tutela della biodiversità e anche come polizza di assicurazione».