Le dimensioni contano, per salvarsi dall’estinzione (VIDEO)

La caccia ai grandi animali non è l'unica minaccia. Sottovalutata la vulnerabilità dei piccoli vertebrati

[19 settembre 2017]

Lo studio “Extinction risk is most acute for the world’s largest and smallest vertebrates”, pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS) da un team internazionale di ricercatori ha trovato l cosiddetta “Goldilocks zone” per gli animali di medie dimensione, mentre i predatori al vertice della catena alimentare sono sovra-cacciati e i piccoli vertebrati, come alcuni impollinatori, sono minacciati dai cambiamenti di habitat perché non possono spostarsi lontano da dove vivono.

Dallo studio emerge quindi che il rischio di estinzione è  più grande per i vertebrati più piccoli e più grandi del mondo, ma per ragioni molto diverse.

La ricerca internazionale, guidata dall’Oregon State University e alla quale hanno partecipato ricercatori statunitensi, australiani, svizzeri e britannici, h esaminato un database di oltre 27.000 vertebrati e ha analizzando la relazione tra il rischio di estinzione e la massa corporea, scoprendo che i vertebrati più pesanti sono maggiormente minacciati da una popolazione umana in rapida crescita e che mangia sempre più carne. Al contrario, i vertebrati piùpiccoli sono più  rischio estinzione  la perdita e la modifica degli habitat, derivanti in particolare dall’inquinamento, dall’agricoltura intensiva e dalla deforestazione.

Tra i gruppi di animali valutati sono stati uccelli, rettili, anfibi, pesci ossei, pesci cartilaginei (soprattutto squali e razze) e mammiferi, oltre 4.000 idei quali minacciati di estinzione.

Il principale autore dello studio Bill Ripple dell’Oregon State University, ha detto a BBC News  che «I vertebrati più grandi sono per lo più minacciati dall’uccisione diretta da parte degli esseri umani. Mentre le specie più piccole hanno maggiori probabilità di avere limitati areali geografici –  un importante predittore del rischio di estinzione – e di essere minacciati dal degrado degli habitat».

Uno degli autori dello studio, Thomas Newsome , della Facoltà di scienze delle università australiane di Sydney e  Deakin, ha sottolineato che «la ricerca ha messo in luce 241 specie minacciate in Australia. Il 50% di queste specie è minacciato dall’utilizzo delle risorse biologiche, il che include la caccia, l deforestazione e la pesca. Ad esempio, il wombato dal naso peloso settentrionale è uno dei mammiferi terrestri più rari del mondo ed è fortemente in pericolo. Una minaccia chiave per questa specie è la perdita di habitat. Ma l’Australia si distingue perché ha un’alta percentuale di specie è minacciata dalle specie invasive. Una maggiore comprensione del rapporto tra dimensione del corpo e rischio di estinzione avrebbe implicazioni pratiche per la conservazione degli animali, con approcci diversi necessari per proteggere le specie più grandi rispetto alle più piccole. Per le specie più piccole, è fondamentale la protezione dell’habitat delle acque dolci e del suolo, perché molte di queste specie hanno areali molto limitati. Per le grosse specie c’è l’urgente necessità di ridurre il consumo di carne selvatica per ridurre gli impatti negativi della caccia, della pesca e del trappolamento. Ma, in ultima analisi, è rallentare il tasso di crescita della popolazione umana che sarà il fattore decisivo a lungo termine per limitare i rischi di estinzione a molte specie. Sulla base dei nostri risultati, l’attività antropica sembra pronta a spezzare sia la testa che la coda delle dimensioni  in cui è distribuita la vita. La perdita di queste specie avrebbe un impatto significativo sul pianeta: i grandi vertebrati svolgono un ruolo importante nella strutturazione degli ecosistemi. Molti vertebrati di grossa taglia  che rischiano di essere a rischio di estinzione nella nostra analisi sono anche predatori che influenzano le reti alimentari dall’alto verso il basso e possono influenzare processi ambientali come le malattie, gli incendi e lo stoccaggio di carbonio e possono anche coinvolgere le comunità nel cambiamento climatico. Il fatto è che la nostra ricerca dimostra che il rischio di estinzione è più elevato per gli animali di grandi dimensioni, e si aggiunge alla crescente preoccupazione che la perdita di predatori al vertice ostacolerà il delicato equilibrio dell’ecosistema».

Per quanto riguarda i piccoli vertebrati, Newsome sottolinea che «Svolgono un ruolo importante, in particolare per le funzioni ecologiche che richiedono una piccola dimensione corporea, inclusa l’impollinazione effettuata da pipistrelli e colibrì. Quindi i nostri risultati evidenziano il pericolo di concentrarsi sproporzionatamente sulla conservazione delle specie più grandi, spesso di fronte  a grandi sforzi di raccolta fondi. In passato sono state sottovalutate le vulnerabilità dei vertebrati più piccoli, quindi questa ricerca dimostra l’importanza degli sforzi di conservazione per i membri più grandi e più piccoli del regno animale».

La ricerca conferma  l’evidenza che le specie animali stanno morendo ad un livello tale da poter considerare in corso la sesta estinzione di massa e Ripple aggiunge: «Sorprendentemente, abbiamo scoperto che non sono maggiormente minacciate solo le specie più grandi di vertebrati ma che anche le più piccole sono aestremamente minacciate di estinzione». Grandi animali carismatici, come gli elefanti, i rinoceronti e i leoni, sono da tempo i principali obiettivi degli sforzi di protezione, ma  grandi pesci, uccelli, rettili e anfibi, giganti del loro genere come lo squalo balena, lo struzzo e la salamandra gigante cinese, tendono a essere trascurati. Mentre le piccole specie a rischio, come le rane e i toporagni, ricevono poca attenzione.

Ripple  h detto  BBC News; «Per le specie più piccole, penso che, prima di tutto, dobbiamo avere una maggiore consapevolezza, perché quelle più grandi ricevono molta attenzione, ma le più piccoli stanno diventando sempre meno».

Le minacce che affrontano le specie di dimensioni più grandi sono la pesca regolamentata e non regolamentata; la caccia e cattura per farne cibo, commerciarle o farne medicine tradizionali.  I rischi maggiori per le specie più piccole vengono dall’inquinamento di laghi e corsi d’acqua; agricoltura, disboscamento e sviluppo urbano.

Secondo i ricercatori, sebbene siano necessari approcci diversi per la salvaguardia delle specie di grandi e piccole dimensioni, bisogna comunque intensificare gli sforzi per c’è urgente bisogno di intensificare gli sforzi per salvarle entrambe: «In definitiva, ridurre il consumo globale di carne di selvaggina è un passo fondamentale necessario per ridurre gli impatti negativi della caccia, della pesca e della cattura antropica sui vertebrati del mondo» e concludono: «L’estinzione può essere un processo naturale che colpisce ogni anno una manciata di specie. Tuttavia, le stime suggeriscono che il mondo sta perdendo specie a centinaia di volte il tasso di “background”».

Videogallery

  • Dr Thomas Newsome on how size matters in battle against extinction