Le Direttive Habitat e Uccelli funzionano

Soldi spesi bene: costi abbondantemente controbilanciati dai molteplici benefici

[22 febbraio 2017]

Nel recente “Fitness Check of the Birds and Habitats Directives”, la Commissione europea  afferma che «La situazione delle popolazioni di uccelli, di altre specie protette e degli habitat naturali presenti nell’Unione europea sarebbe di gran lunga peggiore in assenza della tutela garantita dalle direttive Uccelli e Habitat».  Ma ammette che «Pur essendo idonee al loro scopo, le due direttive devono però essere applicate in maniera più rigorosa e omogenea».

Entro quest’anno la Commissione Ue dovrebe presentare un piano d’azione «contenente le misure necessarie per apportare significativi miglioramenti alle iniziative di tutela della natura».

La rivista Ue L’ambiente per gli Europei ricorda che «La direttiva “Uccelli” tutela tutte le specie di uccelli selvatici esistenti nell’UE, mentre la direttiva «Habitat» riguarda la conservazione di oltre 1 200 specie e sottospecie floro-faunistiche, nonché di 231 tipi di habitat naturale. Il recente controllo di adeguatezza eseguito dalla Commissione europea ha valutato il rendimento di queste due direttive in base a cinque criteri: efficacia, efficienza, pertinenza, coerenza e valore aggiunto per l’Ue. Sulla scorta di un ampio dialogo con le parti interessate (compresa una consultazione pubblica online della durata di 12 settimane che ha fatto registrare una partecipazione record, ricevendo ben 552 000 risposte), lo studio ha concluso che le direttive “Uccelli” e “Habitat” hanno rafforzato le basi per la tutela della natura in Europa, consentendo di raggiungere risultati significativi nello stato di conservazione delle specie e degli habitat protetti grazie ad azioni mirate».

Lo studio indica inoltre che Natura 2000, la rete europea di aree protette  – presa di mira dalla relazione speciale della Corte dei Conti Ue – , che si estende su quasi il 20% della superficie terrestre dell’Ue e sul 6 % delle sue aree marine, «ospita un’ampia quota di specie a rischio non coperte dalle due direttive».

Il controllo di adeguatezza ha confermato che «Le due direttive hanno saputo sia attirare maggiori finanziamenti per la tutela della natura, sia stimolare l’impegno delle parti interessate, trasformandosi così in fattori chiave nel cammino verso il conseguimento dell’obiettivo di punta della strategia dell’Ue sulla biodiversità, ovvero arrestare la perdita di biodiversità entro il 2020».

Ma L’ambiente per gli Europei fa notare che «Tuttavia, non è ancora possibile predire quando sarà conseguito l’obiettivo finale delle due direttive, cioè lo stato di conservazione positivo per tutte le specie e tutti gli habitat protetti. D’altro canto, restano da affrontare problematiche di rilievo, quali la carenza di fondi, la gestione inefficace dei siti Natura 2000, la mancanza di integrazione politica, le lacune nelle conoscenze e un impegno ancora limitato da parte di cittadini e parti interessate».

Secondo il “Fitness Check of the Birds and Habitats Directives”, si tratta di soldi spesi bene: «I costi di conformità stimati per il processo di designazione, tutela e gestione dei siti Natura 2000 ammontano ad almeno 5,8 miliardi di euro l’anno: ciononostante, tali costi sono abbondantemente controbilanciati dai molteplici benefici garantiti dalla rete, per un valore stimato di 200-300 miliardi di euro l’anno. Le direttive “Uccelli” e “Habitat” stanno ad esempio contribuendo a rilanciare le economie locali tramite la creazione di posti di lavoro e grazie al turismo, soprattutto nelle aree rurali».

Ma anche la Commissione Ue ammette che «Il sostegno finanziario garantito dall’Ue a favore di agricoltura e silvicoltura, che corrispondono agli usi più frequenti del territorio nei siti Natura 2000, potrebbe essere sfruttato più adeguatamente per conseguire gli obiettivi delle due direttive. Inoltre, per applicare sul campo le norme concernenti la natura in maniera più efficace, sarà essenziale rafforzare la collaborazione con i gruppi di parti interessate, come gli agricoltori e le comunità rurali, i pescatori, il settore industriale e le autorità a livello locale, regionale e nazionale».