Le ecoguardie armate picchiano i “pigmei” Baka del Congo. Wwf: «Siamo profondamente preoccupati» (VIDEO)

Una bozza di rapporto Undp conferma gli abusi avvenuti durante l’attuazione del progetto Tridom

[10 Febbraio 2020]

Un team di investigatori inviato dall’United Nations development programme (Undp) nella Repubblica del Congo (Brazzaville) ha confermato che le ecoguardie armate, finanziate in parte anche dal Wwf, hanno picchiato e intimidito centinaia di “pigmei” Baka che vivono nelle foreste pluviali.

A rivelarlo è stato The Guardian che è entrato in possesso della bozza di rapporto degli investigatori dell’Undp – datata 6 gennaio 2020 – che sono andati in Congo per valutare le accuse di violazioni dei diritti umani e che hanno raccolto «prove “credibili” da diverse fonti che le tribù di cacciatori-raccoglitori Baka che vivono vicino a un parco nazionale proposto sono state oggetto di violenza e abusi fisici da parte delle guardie nel corso degli anni», La denuncia formale depositata da Survival International nel 2018 e le successive denunce fatte all’Onu dalle comunità locali nel 2019 dicevano che le tribù Baka venivano picchiate dalle ecoguardie e che c’erano state detenzioni illegali di uomini Baka, sfratti sommari dalla foresta, incendi e distruzione di proprietà e la confisca di cibo.

Questi abusi avverrebbero nell’ambito dell’attuazione del grande progetto Paysage trinational Dja-Odzala-Minkébé  – Tri-National Dja-Odzala-Minkébé (Tridom), nel quale sono stati investiti 21,4 milioni di dollari, che si estende su 141.000 km2 di territori ed aree protette (35.968 km2) di Congo, Gabon e Camerun. Nella Repubblica del Congo Tridom è stato avviato nel 2017 con fondi del Wwf, dell’Undp, della Commissione europea, dei governi Usa e del Congo del Global Environment Facility, ma anche con finanziamenti di grandi compagnie del legname e dell’olio di palma. Al centro di Tridom Congo c’è la foresta di Messok Dja che occupa 1.456 kmq, un hotspot globale della biodiversità dove vivono elefanti, gorilla e scimpanzé e dove da millenni cacciano piccola selvaggina le tribù semi nomadi Baka.

Pe 10 anni il Wwf ha fatto una campagna per l’istituzione a Messok Dja di un’area protetta o di un parco nazionale che avrebbe dovuto ridurre la criminalità della fauna selvatica e fungere da corridoio ecologico per collegare i parchi congolesi con quelli del vicino Camerun.

Ma The Guardian scrive che «La Social and environmental compliance unit dell’Undp ha ascoltato come le ecoguardie avrebbero trattato gli uomini Baka come “sub-umani” e come hanno umiliato alcune donne Baka costringendole a togliersi i vestiti e “essere come bambini nudi”» e «La riluttanza culturale da parte delle donne Baka a parlare di questi episodi era palpabile, fatta eccezione nel dichiarare di aver subito vergognose umiliazioni».

Secondo il rapporto Undp, «Questi pestaggi si verificano quando i Baka sono nei loro accampamenti lungo la strada e quando sono nella foresta. Colpiscono uomini, donne e bambini. Altri rapporti riferiscono di ecoguardie che hanno puntato una pistola contro un Baka per costringerlo a picchiarne un altro e di guardie che tolgono i machete ai Baka e quindi li battono con quei machete. Ci sono notizie di uomini Baka portati in prigione e di torture e stupri all’interno del carcere. La vedova di un uomo di Bakaha parlato del fatto che suo marito era stato così maltrattato in prigione che morì poco dopo la sua liberazione. Era stato trasportato in prigione in un veicolo con il contrassegno del Wwf». La bozza di rapporto aggiunge: «La violenza e le minacce stanno portando a traumi e sofferenze nelle comunità di Baka. Sta anche impedendo ai Baka di utilizzare i loro consueti mezzi di sostentamento, il che a sua volta sta contribuendo alla loro ulteriore emarginazione e impoverimento».

L’Undp si è mosso dopo aver ricevuto delle lettere dai Baka nel 2018 e in una di queste, firmata dalla comunità Baka del villaggio di Mbaye, si leggeva: «Ci vietano di andare nella foresta. Se facciamo accampamenti nella foresta, le ecoguardie li bruciano. Oggi sono morti molti Baka. I bambini stanno dimagrendo. Siamo alla fine perché ci mancano le medicine della foresta. Abbiamo cercato di raccontare le nostre difficoltà al Wwf, ma non le accettano. Ci dicono solo che non possiamo andare nella foresta».

Dopo le rivelazioni di The Guardian, il Wwf ha precisato la sua posizione in un comunicato: «Sappiamo che le persone e la natura vanno di pari passo e che le comunità locali e indigene devono essere una pietra miliare degli sforzi di conservazione. E’ il principio guida a cui ci atteniamo e uno di quelli su cui ci impegniamo a rivedere continuamente il nostro lavoro, specialmente nei luoghi più complessi e fragili del mondo nei quali sono a rischio sia le persone che la natura sono, come il territorio di Messok Dja nel Repubblica del Congo. Siamo pertanto profondamente preoccupati per i risultati della bozza di un rapporto dell’UN Development Programme (UNDP) Social and Environmental Compliance Unit (SECU)  che dovrebbe essere pubblicato per la consultazione pubblica. Dato che puntiamo a creare un impatto positivo per le persone e la natura, il rapporto mette in evidenza le questioni e le sfide sottostanti che affrontano le comunità e le organizzazioni come la nostra e che stiamo lavorando duramente per affrontare. Siamo particolarmente turbati dalle preoccupazioni sollevate riguardo alle relazioni tra ranger impiegati dal governo e le comunità locali, comprese le accuse di abuso, e le stiamo trattando come questioni di massima importanza. Qualsiasi violazione dei nostri impegni in materia di diritti sociali e umani è per noi inaccettabile».

Il Wwf International assicura che sta esaminando approfonditamente le osservazioni del rapporto e quali passi dovranno essere attuati per aiutare ad affrontare ulteriormente le questioni sollevate, ma aggiunge che «E’ importante notare che alcune delle osservazioni sono limitate a una visita sul campo nel febbraio 2019, prima che le riforme attualmente in corso fossero in atto e la presente bozza contiene varie inesattezze di fatto relative al ruolo e al coinvolgimento del Wwf nel programma ETIC guidato dal governo. Continueremo a fare tutto il possibile per affrontare le preoccupazioni più gravi sollevate e per affrontare le sfide che le comunità e le organizzazioni della società civile come la nostra devono affrontare in aree fragili e ad alto rischio».

In una e-mail invaiata a The Guardian, un portavoce del Wwf ha dichiarato che «Il finanziamento del Wwf viene pagato in conti ETIC e poi a sua volta ridistribuito da ETIC. Alcuni di questi finanziamenti vengono spesi per le ecoguardie, anche per l’addestramento, i salari e le attrezzature».

Il Wwf ricostruisce la vicenda dell’istituzione del Tridom in Congo: «Mentre la Repubblica del Congo prendeva in considerazione la possibilità di proteggere le foreste Messok Dja dalle crescenti pressioni, abbiamo lavorato molto duramente per garantire che le comunità locali e le loro voci fossero ascoltate. Nel novembre 2019, sulla base delle analisi degli esperti che abbiamo commissionato, abbiamo aiutato a riunire i rappresentanti di 35 delle 37 comunità interessate che vivono intorno a Messok Dja, le due compagnie di disboscamento coinvolte, il governo (delegazione di popolazioni indigene, delegazione di aree protette, delegazione della Forest Economy), il CSO insieme al consorzio di ONG Brainforest, Comptoir Juridique Junior e Cercle des Population Autochtones de la Sangha, accompagnati da una quarta ONG (FGDH) che agisce come osservatore indipendente,  per identificare una via da seguire  per Messok Dja, con le comunità e per le comunità. Le persone e le comunità locali devono essere amministratori delle attività di conservazione. Questo è il motivo per cui abbiamo rivisto il nostro approccio in Messok Dja negli ultimi 18 mesi, condividendo aggiornamenti qui e qui, per identificare soluzioni insieme alle comunità e continueremo a farlo, imparando da e insieme a partner come l’Undp».

Ma The guardian fa notare che il rapporto afferma che «Funzionari locali congolesi del Wwf intervistati dal team dell’Undp “hanno riconosciuto le prove di abusi contro i Baka” da parte delle guardie. “Tali eventi sono stati presentati come incidenti isolati a causa dell’esistenza di alcune mele marce tra le ecoguardie in quella che altrimenti sarebbe un’operazione riuscita. Un membro dello staff del Wwf … ha spiegato che questi incidenti si stavano verificando a causa delle conseguenze psicologiche di mettere qualcuno in uniforme e dargli una pistola, che per alcuni uomini rappresenta una licenza per commettere abusi”».

Il rapporto aggiunge: «Gli uomini Baka scoprono che non possono più andare nella foresta per raccogliere il miele. Temono di non essere più in grado di intrappolare i piccoli animali senza correre il rischio di essere severamente puniti dalle ecoguardie. Sono numerosi i resoconti di Baka catturati nella foresta e che vengono picchiati».

Ma gli investigatori non criticano solo il Wwf: hanno identificato anche molti fallimenti dell’Undp nell rispetto delle politiche e degli standard sui diritti umani e dicono che «C’è stata data poca considerazione all’impatto del progetto sui popoli Baka. Non solo le comunità hanno ricevuto poche informazioni sul fatto che la loro terra abituale doveva essere trasformata in un’area protetta, ma i finanziatori avevano ipotizzato che il progetto di conservazione avrebbe portato benefici ambientali e sociali» che a quanto pare non ci sono stati. Anzi, gli investigatori hanno anche sottolineato il fatto che l’Undp non avrebbe preso in considerazione il rischio di cofinanziare il progetto con compagnie coinvolte nella deforestazione e nella realizzazione di piantagioni di olio di palma, «il cui lavoro per sua natura minaccia luna erdita di biodiversità su larga scala».

Il rapporto critica fortemente il modo in cui viene praticata la conservazione in Africa centrale: »L’obiettivo di trasformare Messok Dja in un’area protetta è stato perseguito seguendo gli schemi stabiliti di progetti di conservazione nel bacino del Congo, che escludono in gran parte le popolazioni indigene e le trattano come minacce piuttosto che come partner».

The Guardian rivela che «Uno studio separato commissionato dal Wwf all’ONG internazionale Forest Peoples Program (FPP) ha scoperto che il Wwf aveva consultato le comunità di Baka che sarebbero state probabilmente colpite dal parco 7 anni dopo che l’idea era stata concepita e molto tempo dopo che erano iniziati i colloqui con il governo e le compagnie di disboscamento, E il rapporto FPP afferma che a quel punto «Era troppo tardi nel processo. Le informazioni fornite alle comunità sono state incomplete e fornite in ritardo».

Secondo Stephen Corry, direttore generale di Survival International, l’ONG che difende i popoli indigeni e che per prima e a lungo aveva denunciato gli abusi contro i Baka, «Siamo di fronte a un atto d’accusa devastante che dovrebbe segnare la fine del modello della “Conservazione fortezza” promosso dal Wwf, responsabile di aver provocato così tanti danni sia alle persone che all’ambiente in tutta l’Africa. Sono già stati spesi milioni per il parco Messok Dja proposto, in gran parte provenienti da compagnie turistiche, da aziende del taglio del legno e della palma da olio palma, nonché da ONG conservazioniste. Lavorano insieme per derubare i Baka della loro terra. Sono stati insediati sul posto dei guardaparco che hanno terrorizzato i Baka locali per anni. Sin dall’inizio sono state violate tutte le politiche e norme Onu più rilevanti in materia di rispetto dei popoli indigeni e dei diritti umani, perché si è ritenuto che un progetto di conservazione fosse in qualche modo al di sopra di esse. E tutto ciò perché era molto più facile prendere come bersaglio uomini, donne e bambini Baka innocenti piuttosto che sfidare le reti criminali che includono funzionari locali e governativi. Nessuno di questi abusi è sembrato avere il minimo effetto nel ridurre il bracconaggio. Trent’anni fa abbiamo detto al Wwf che i suoi progetti nel Bacino del Congo rischiavano di privare i popoli indigeni locali delle loro terre e della loro autosufficienza, e di ridurli in povertà. L’abbiamo ripetuto molte volte, ma il nostro monito è sempre caduto inascoltato. Il Wwf è implicato in un furto di terra e in gravi violazioni di diritti umani su larga scala».

Riguardo a queste accuse, il Wwf ha detto: «Siamo preoccupati che nella bozza del rapporto, la SECU non abbia finora condiviso informazioni che consentano alle autorità della Repubblica del Congo o di ETIC di intraprendere ulteriori azioni sulle accuse sollevate. Abbiamo chiesto al team della SECU di condividere con noi le sue conclusioni in modo da poter agire insieme per riferirle immediatamente alle autorità competenti e anche agire contro qualsiasi persona dello staff del Wwf scoperto a violare le nostre politiche, i procedimenti e gli impegni».

Un portavoce dell’Undp ha risposto: «Questo rapporto è stato innescato da denunce che sono state riviste nell’ottobre 2018. A seguito di una valutazione iniziale delle accuse, l’Undp ha sospeso il progetto nel marzo 2019. Non siamo in grado di commentare i risultati fino a quando il rapporto non sarà stato pubblicato».

Per quanto riguarda le accuse di inaccessibilità alla foresta da parte dei Baka, il Wwf fa notare che «Messok Dja fa attualmente parte di due concessioni forestali e non ha uno specifico stato protetto. Non vi è quindi alcuna restrizione dell’accesso per le comunità che vivono all’interno e intorno alle foreste e siamo profondamente preoccupati per le affermazioni del rapporto sulle restrizioni all’accesso alla comunità». Il Panda evidenzia le responsabilità del Governo di Brazzaville: «ETIC è un’entità distinta dal Wwf. Sebbene si tratti di una collaborazione tra il governo della Repubblica del Congo e il Wwf, il personale ETIC è formalmente dipendente dello Stato, il loro contratto di lavoro è firmato dal Ministero MEFDDE (ora noto come MEF) e questo include le ecoguardie del governo. Il personale che lavora per il Wwf nell’ambito del programma ETIC, in particolare il coordinatore tecnico e del personale, lavora sulla base di contratti di consulenza a tempo pieno con il Wwf. Inoltre, mentre il budget totale del programma Undp è di 23.807 milioni di dollari, la sovvenzione specifica per il Wwf è un importo di 192.000 dollari».

Ma Survival International ribatte che «Sostenendo il progetto senza aver prima ottenuto il consenso dei Baka, l’Undp, uno dei finanziatori del progetto, ha violato le sue stesse politiche e i propri standard. Non si erano preoccupato di chiedere il consenso semplicemente perché presumeva che un progetto di “conservazione” sarebbe stato positivo per i Baka. Per misurare il suo grado di successo, il progetto ha utilizzato “indicatori qualitativi” come il numero delle pattuglie anti-bracconaggio utilizzate e il numero degli arresti effettuati. Non sorprende che molti Baka innocenti siano stati arrestati e imprigionati. Il rapporto afferma che i ranger “penalizzano i bersagli più facili”. Il progetto è stato portato avanti senza ottenere il consenso di Baka, violando così il diritto internazionale e le stesse politiche del Wwf».

Survival ribadisce le sue accuse al Wwf di aver «continuato a sostenere che le persistenti violazioni dei diritti umani erano semplicemente “incidenti isolati”». E la bozza di rapporto Undp si conclude con una constatazione sconcertante: il progetto Tridom «Non ha avuto alcun impatto sullo smantellamento delle reti criminali che stanno dietro al commercio illegale di animali selvatici».

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  • Congo: The tribe under threat | Unreported World